Diritti umani

Il Myanmar vuole la pulizia etnica dei rohingya, secondo le Nazioni Unite

Dopo Human rights watch, anche un funzionario dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati denuncia che nell’ex Birmania è in corso la pulizia etnica dei rohingya.

Il governo del Myanmar vuole portare a termine la pulizia etnica dei rohingya, almeno l’ala militare, quella che ha governato il paese asiatico dagli anni Sessanta in modo autoritario. A pronunciare questa durissima condanna è il funzionario John Mckissick, responsabile dell’Alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati (Unhcr) dell’area. Dopo Human rights watch e vari attivisti ed esperti, dunque, lo sostengono anche le Nazioni Unite.

le violenze contro i rohingya
Buddisti Arakanesi incendiano i villaggi dei Rohingya © Hrw

Il funzionario Onu ha parlato dal suo ufficio di Cox’s Bazar, città del Bangladesh al confine con il Myanmar, dove da decenni fuggono centinaia di migliaia di rohingya. In patria, dove ingiustamente non è concessa loro la cittadinanza, sono circa un milione di individui musulmani che vive in condizioni di estrema indigenza nello stato del Rakhine, nel sudovest del Myanmar o ex Birmania, a maggioranza buddista.

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La reticenza di Aung San Suu Kyi

Le violenze delle forze armate birmane contro i rohingya continuano dal 2012 e hanno oscurato la transizione democratica cominciata nel 2010. Esattamente un anno fa, il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia, ha ottenuto una vittoria schiacciante nelle elezioni generali, e la Nobel per la Pace è divenuta la leader de facto del Paese. L’amministrazione Obama ha tolto le ultime sanzioni ad ottobre, per favorire la crescita economica, registrata all’8,6 per cento.

Una legge, voluta dall’ex giunta militare, però, ha impedito a Su Kyi di essere eletta presidente. Suu Kyi, quindi, si è trovata in bilico, fra le pressioni degli ex militari ancora al potere, anche se senza divise, e una tragedia umanitaria fuori controllo. Secondo molti analisti e la stessa Bbc, la paladina della democrazia non ha denunciato apertamente i crimini e avrebbe “nascosto la testa sotto la sabbia”, per non scontentare l’Esercito, l’elettorato buddista e destabilizzare il suo giovane Esecutivo.

Nuova conferma sulla pulizia etnica dei Rohingya

Rifugiata Rohingya in Malesia
Rifugiata rohingya in Malesia © AFP/Getty Images

John Mckissick ha dichiarato: “Le forze di sicurezza stanno uccidendo uomini, sparano contro di loro, sgozzano i bambini, violentano le donne, bruciano e saccheggiano le case, per costringerli a oltrepassare il fiume”. Ovvero, a scappare in Bangladesh attraverso il Naf, corso d’acqua su cui i boat people si avventurano nelle mani dei trafficanti e pagando, quando possono, le guardie di frontiera.

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Il funzionario dell’Unhcr, John Mckissick, si riferisce in particolare agli ultimi eventi scaturiti dopo che all’inizio di ottobre 9 guardie di confine sono state uccise. Alcuni politici birmani hanno accusato un gruppo militante Rohingya di questi attacchi, sebbene non ci siano conferme sulla sua responsabilità. Le autorità impediscono a giornalisti e operatori umanitari di visitare queste zone. Tuttavia, dalle testimonianze raccolte dalle associazioni umanitarie, risulterebbe che nell’ultima ondata di violenze, un centinaio di persone siano morte e altre centinaia arrestate. Inoltre, Human rights watch ha diffuso delle immagini satellitari nelle quali si conterebbero 1200 case rase al suolo solamente nelle ultime sei settimane.

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