Nobel per la Pace, premiati i giornalisti Maria Ressa e Dmitrij Muratov

La giornalista filippina Maria Ressa e il reporter russo Dmitrij Muratov hanno vinto il Nobel per la Pace per l’impegno a favore della libertà di stampa.

Le battaglie per la libertà d’informazione, condotte in condizioni di repressione, censura e disinformazione, sono state premiate con il Nobel per la pace. La prestigiosa onorificenza, infatti, è andata alla filippina Maria Ressa e al russo Dmitrij Muratov.

Maria Ressa: le inchieste sul regime di Duterte nelle Filippine

Entrambi rappresentano idealmente – ha spiegato la presidente del comitato per il Nobel, Berit Reiss-Andersen – “tutti i giornalisti che difendono tale ideale, in un mondo nel quale la democrazia e la libertà di stampa devono fronteggiare condizioni sempre più difficili”.

Maria Ressa, 58 anni, è stata corrispondente dall’Asia per l’emittente statunitense Cnn, per cui lavorava come giornalista investigativa, e ha guidato il network filippino Abs-Cbn news. Nel 2012 ha fondato il sito d’informazione Rappler, che in breve è diventato un punto di riferimento nella battaglia per la libertà di stampa nelle Filippine. Per questa ragione, nello scorso mese di aprile la giornalista aveva già ricevuto il premio Unesco per la libertà di stampa.

A Muratov il Nobel per il lavoro del giornale russo Novaja Gazeta

Il Nobel le è stato assegnato per aver acceso i riflettori, in particolare, “sulla controversa e violenta campagna anti-droga condotta dal regime di Rodrigo Duterte”. La reporter filippina ha commentato il premio in un’intervista pubblicata da Rappler spiegando che “un mondo senza fatti significa un mondo senza verità e senza fiducia”.

Maria Ressa
Maria Ressa è stata insignita del premio Unesco per la libertà di stampa e del premio Nobel per la Pace © Dia Dipasupil/Getty Images for CPJ

A 59 anni, Dmitrij Muratov è cofondatore e direttore del giornale Novaja Gazeta, una delle rare testate indipendenti della Russia. Con le sue inchieste, la pubblicazione si è concentrata sulla “corruzione, sulle violenze perpetrate dalle forze dell’ordine, sugli arresti illegali e sulle frodi elettorali”. Il prezzo pagato è stato altissimo: sono sei i giornalisti che hanno perso la vita. Tra questi, Anna Politkovskaja, uccisa a colpi di pistola il 7 ottobre 2006 a Mosca mentre stava rientrando a casa. Dal 2001 aveva seguito il conflitto in Cecenia criticando in modo duro la linea di repressione tenuta dal governo russo.

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