Diritti umani

Non una di meno, l’8 marzo donne in piazza contro la violenza di genere

Lavoratrici in sciopero per 24 ore per la festa della donna: un segnale fortissimo “contro oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omo e transfobia”.

Come sarebbe il mondo senza le donne? Il prossimo 8 marzo avremo l’occasione di farcene un’idea almeno per quanto riguarda il mondo del lavoro. In occasione della prossima festa della donna infatti Non una di meno, la piattaforma che riunisce diverse realtà femminili e femministe, ha aderito allo sciopero generale di 24 ore, indetto da diverse organizzazioni sindacali, di tutte le lavoratrici del pubblico impiego e del settore privato. L’idea è lanciare un messaggio potentissimo, globale (l’iniziativa andrà in scena in contemporanea in 40 paesi di tutto il mondo) che intende ribadire il rifiuto della violenza di genere in tutte le sue forme: oppressione, sfruttamento, sessismo, razzismo, omofobia e transfobia.

Gli eventi in programma per l’8 marzo

Strade, piazze, scuole, ospedali e università saranno invase dal nero e dal fucsia, colori ufficiale di Non una di meno, insieme al simbolo della matrioska, delle manifestanti che vogliono dimostrare “che la violenza maschile contro le donne è una questione strutturale alla società, che attraversa ogni luogo, dalle case ai posti di lavoro, dagli ospedali alle università, dai media alle frontiere, e che in ogni luogo va contrastata”. E di conseguenza che “la  violenza maschile contro le donne non si combatte con l’inasprimento delle pene ‒ come l’ergastolo per gli autori dei femminicidi in discussione alla Camera ‒ ma con una trasformazione radicale della società”. Sarà inoltre realizzata a livello nazionale un’azione di twitter storm, che utilizzerà gli hashtag #NonUnaDiMeno e #LottoMarzo.


8 punti per la festa delle donne

8 punti per l’8 marzo è lo slogan che la piattaforma ha elaborato in occasione dell’assemblea nazionale che si è tenuta a Bologna il 4 e 5 febbraio in cui otto tavoli tematici hanno elaborato altrettante istanze su cui focalizzare il lavoro del piano femminista antiviolenza. Donne, ma anche uomini, di tutto il mondo sono chiamati perciò a scioperare contro la trasformazione dei centri antiviolenza in servizi assistenziali perché “la risposta alla violenza è l’autonomia delle donne“; per la piena applicazione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul), contro ogni forma di violenza maschile contro le donne perché “senza effettività dei diritti non c’è giustizia né libertà per le donne”;  per l’aborto libero, sicuro e gratuito e l’abolizione dell’obiezione di coscienza  perché “sui nostri corpi, sulla nostra salute e sul nostro piacere decidiamo noi”. E ancora: per rivendicare un reddito di autodeterminazione, contro il razzismo istituzionale che sostiene la divisione sessuale del lavoro, affinché l’educazione alle differenze sia praticata dall’asilo nido all’università, per rendere la scuola pubblica un nodo cruciale per prevenire e contrastare la violenza maschile contro le donne e tutte le forme di violenza di genere, e non ultimo per rifiutare i linguaggi sessisti e misogini.

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