La Norvegia tassa il suo petrolio

La Norvegia ha deciso di raddoppiare la carbon tax per le compagnie petrolifere che operano in alto mare e per il settore della pesca. Inoltre ha anche deciso di stanziare 1,3 miliardi di euro per mitigare i danni causati dai cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.

Affermare che i paesi scandinavi sono all’avanguardia
può sembrare un luogo comune, ma quando si leggono notizie
come questa, l’affermazione acquisisce ulteriore significato. La
Norvegia ha varato uno dei programmi
più avanzati dal punto di vista ambientale per un paese
produttore di petrolio.

 

In un colpo solo ha raddoppiato la tassa sulle emissioni di
CO2 (carbon tax) generate dalle compagnie
petrolifere offshore portandola a 19 euro (140 corone norvegesi)
per tonnellata , mentre quella dell’industria ittica è stata
portata a 7 euro (50 corone).

 

Come se non bastasse il governo di Oslo ha deciso di stanziare
circa 1,3 miliardi di euro (10 miliardi di corone) per contrastare
i cambiamenti climatici. Ma non sul proprio territorio, nei paesi
in via di sviluppo.

I progetti per combattere la deforestazione vedranno i propri fondi
aumentare fino a circa 405 milioni di euro e coinvolgeranno nuovi
paesi rispetto a quelli: Brasile, Etiopia e Indonesia. Infine la
Norvegia ha deciso di spendere 85 milioni di euro sul mercato dei

carbon credit
, oltre a introdurre nuove regole
per l’efficienza degli edifici e a stimolare il mercato dei veicoli
elettrici, per ridurre le proprie emissioni di gas serra.

Di materiale ce n’è a sufficienza per dare sostanza al
pensiero di innovazione che colleghiamo spesso ai paesi del Nord
Europa.

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