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Nell’Unione europea sarà più facile produrre e commercializzare i cosiddetti nuovi ogm, ma per 21 organizzazioni ambientaliste, dell’agricoltura bio e dei diritti dei consumatori è una decisione preoccupante.
Lo scorso 17 giugno il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva le norme in materia di nuove tecniche genomiche (Ngt), i cosiddetti nuovi ogm, già concordate in via provvisoria da Parlamento e Consiglio nel dicembre 2025. Il regolamento sarà applicabile tra due anni e sarà valido sia per le piante prodotte nell’Unione europea che per quelle importate.
L’obiettivo dichiarato delle nuove regole è quello di facilitare l’accesso a piante create con l’obiettivo di essere resistenti al clima e ai parassiti, offrire rese più elevate e richiedere meno pesticidi, come ad esempio il frumento a basso contenuto di glutine, le patate resistenti agli agenti patogeni e il mais tollerante la siccità.
“È una vittoria storica per gli agricoltori europei e per il futuro dell’Europa. Approvando l’uso delle Ngt, abbiamo scelto l’innovazione, la competitività e la sicurezza alimentare”, ha dichiarato la relatrice Jessica Polfjärd (Ppe, Svezia)”, mentre invece, 21 organizzazioni italiane in difesa dell’agricoltura contadina, biologica, biodinamica e dei diritti dei consumatori e dei cittadini (tra cui Demeter, Federbio, Greenpeace, Legambiente, Lipu, Slow Food e Wwf) giudicano “gravissimo” il voto definitivo del Parlamento europeo sui nuovi ogm. Le organizzazioni lo hanno definito un “atto che si inserisce nel contesto di una deregulation trasversale promossa dalle istituzioni europee dietro la falsa credenza che ciò migliorerà la competitività”.
Le piante modificate tramite Ngt saranno suddivise in due categorie con obblighi giuridici diversi. Nella categoria Ngt-1 rientrano le piante sottoposte a un numero e un tipo di modifiche limitati, ottenibili anche con tecniche di selezione convenzionali. Sono escluse quelle geneticamente modificate per resistere a insetticidi ed erbicidi. Nella categoria Ngt-2 rientrano le piante che hanno subito modificazioni genetiche più ampie o complesse. Queste ultime continueranno ad essere regolate dalle norme in materia di ogm già in vigore, saranno soggette a valutazione del rischio, tracciabilità, etichettatura e dovranno ricevere un’autorizzazione prima di poter essere commercializzate nell’Ue. I paesi dell’Unione europea potranno limitarne o vietarne la coltivazione anche se sono state autorizzate all’interno dell’Ue.
Le piante Ngt-1 vengono quindi deregolamentate rispetto agli ogm e saranno trattate alla stessa stregua di quelle convenzionali. Le sementi e il materiale riproduttivo saranno raccolti ed etichettati in una banca europea e potranno essere brevettati. Le piante non sono soggette a tracciabilità, etichettatura e valutazione del rischio. C’è solo un obbligo di monitorare l’impatto delle piante Ngt sulla sostenibilità.
L’Italia, storicamente contraria agli ogm, ha aperto agli ngt (o tea, tecniche di evoluzione assistita in italiano) con il progetto nazionale TEA4IT, finanziato dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste con 10 milioni di euro e coordinato dal Crea.
Per Slow Food, il Parlamento europeo ha completamente ceduto alle pressioni della lobby agrochimica, anteponendo definitivamente i profitti delle industrie all’autonomia degli agricoltori, alla tutela dell’ambiente e ai diritti dei cittadini. L’organizzazione sostiene come sia la diversità la chiave della resilienza e della sovranità alimentare, mentre le nuove tecniche genomiche vanno nella direzione opposta. Eliminare l’etichettatura, la tracciabilità e le rigorose valutazioni del rischio significa privare i cittadini europei del diritto di sapere cosa coltivano e cosa mangiano, lasciando al contempo gli agricoltori sempre più esposti al rischio di contaminazione e alle pressioni derivanti dai brevetti sulle sementi.
“La deregolamentazione dei nuovi ogm comporterà il rafforzamento di modelli agricoli legati alle monocolture, allo sfruttamento delle risorse, all’impoverimento della biodiversità e alla perdita di sovranità degli agricoltori”, ha affermato Francesco Sottile, vicepresidente di Slow Food Italia e agronomo. “In questo caso si aggiunge anche una mancanza di rispetto per i consumatori che non potranno fare una scelta libera ma saranno sempre più condizionati da chi vorrà guidare i consumi secondo logiche di profitto. Un altro duro colpo contro qualsiasi auspicio di transizione agroecologica, come se le crisi globali – climatica, sociale, economica – non fossero un problema dei decisori politici di oggi, lasciando alle future generazioni la responsabilità di reagire”.
Anche per Demeter Italia, associazione dei produttori e trasformatori biodinamici, quella del Parlamento europeo è una decisione profondamente preoccupante, che segna la prima volta nella storia dell’Unione europea in cui i legislatori riducono, anziché ampliare, le informazioni disponibili ai consumatori sulle etichette dei prodotti alimentari. L’associazione ribadisce il suo impegno a salvaguardare con ancora maggiore forza e determinazione l’agricoltura biodinamica, gli agricoltori e i consumatori che, sempre più consapevolmente, scelgono i prodotti biologici e biodinamici per tutelare non solo la loro salute, ma anche per rispettare l’ecosistema. “L‘agricoltura biodinamica ha sempre valorizzato e tutelato l’autoproduzione delle sementi, la custodia delle varietà antiche e locali, la biodiversità come patrimonio comune. Su questo fronte ci impegneremo ancora di più”, ha detto Enrico Amico, presidente di Demeter Italia.
“Questo capitolo non si chiude con il voto: si rafforzano anzi le azioni che dovremo intraprendere nel prossimo futuro. Noi ci stiamo già lavorando, certi del valore della natura e del futuro di tutti.
Le associazioni rivolgono un appello a utilizzare ogni strumento disponibile per contrastare e limitare gli effetti della deregolamentazione, opporsi alla concentrazione del potere nelle mani delle multinazionali sementiere e salvaguardare la sovranità alimentare dei territori, nella difesa della biodiversità, dei diritti degli agricoltori alle sementi e del diritto a produrre e consumare cibo libero da ogm.
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