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La Ràkene, a Ruvo di Puglia, lancia una campagna che è sì una raccolta fondi, ma soprattutto una presa di posizione culturale e politica sul modo in cui produciamo e acquistiamo cibo.
Si chiama La Ràkene, si trova a Ruvo di Puglia (Ba) ed è una Comunità che supporta l’agricoltura (Csa): composta da 45 famiglie e 3 agricoltori, vuole essere un modello organizzativo che ridefinisce radicalmente il rapporto tra chi produce e chi consuma e ha lanciato il crowdfunding Piantagrane per essere sostenuta nella sua piccola grande rivoluzione.
In una Csa, le famiglie aderenti partecipano attivamente al progetto agricolo, contribuiscono economicamente, condividendo i costi della coltivazione, i rischi del lavoro agricolo e i benefici del raccolto.“Con l’asta solidale all’inizio dell’annata agricola – spiega Chiara Magrone di La Ràkene – ognuno mette a disposizione le proprie risorse economiche o, in alternativa, le proprie conoscenze o abilità. C’è chi dà una mano a fare l’orto, chi scrive i comunicati stampa, chi fa i video e le foto”.
Il modello sottrae gli agricoltori alla logica del mercato e alla pressione della grande distribuzione, garantendo una pianificazione stabile delle coltivazioni, una maggiore autonomia decisionale e un reddito dignitoso. La produzione si basa su pratiche agroecologiche: rotazioni e consociazioni colturali, tutela della fertilità del suolo, riduzione degli input esterni, valorizzazione della biodiversità e adattamento ai cambiamenti climatici. Non si tratta semplicemente di “coltivare senza chimica”, ma di progettare un agroecosistema resiliente, capace di rigenerarsi e di integrarsi con il territorio.
La Ràkene poi, dopo il lavoro nell’orto di 4.500 mq dove si coltivano frutta e verdura di stagione ed erbe, organizza anche corsi, laboratori, attività educative.
La campagna Piantagrane lanciata da La Ràkene ha l’obiettivo di raccogliere fondi per rafforzare le infrastrutture agricole, come sistemi di protezione delle colture e gestione dell’acqua contro le ondate di calore sempre più frequenti, migliorare le condizioni di lavoro e garantire continuità economica al progetto. Il crowdfounding è però anche un invito a una presa di posizione culturale e politica, a partecipare a un processo collettivo che “mette in discussione” l’attuale modello agricolo e a costruire, dal basso, un’alternativa concreta fondata sull’agroecologia e sulla responsabilità condivisa. Sostenere la campagna, spiegano dalla Csa, non significa solo contribuire economicamente, ma investire in un modello che ridistribuisce valore, rafforza le economie locali e costruisce relazioni dirette tra persone e territorio.
“Non è affatto insolito che una Csa o un progetto agricolo comunitario lanci campagne di raccolta fondi per acquistare un trattore, realizzare serre e tunnel, installare sistemi di irrigazione o affrontare lavori straordinari”, spiega Magrone. “La differenza è che, invece di dipendere esclusivamente dal credito bancario o da investitori privati, questi progetti possono contare sul sostegno diretto della comunità che ne riconosce il valore sociale, ambientale e territoriale. Anzi, da questo punto di vista, la raccolta fondi è quasi una conferma del funzionamento del modello: significa che esiste una comunità disposta a investire nella sua continuità e nel suo sviluppo”.
La campagna ha il sostegno del celebre fumettista Zerocalcare che ha realizzato un’illustrazione originale ispirata alla frase “I mezzi sono il fine”, tratta dal romanzo “I reietti dell’altro pianeta” di Ursula K. Le Guin. Il senso della citazione è che nella Csa le modalità di produzione, organizzazione e distribuzione del cibo non sono strumenti neutri, ma incarnano una visione di società che si intende costruire. L’idea che “i mezzi sono il fine” si traduce, qui, in un’organizzazione del lavoro agricolo basata su mutualismo, trasparenza e partecipazione: ogni scelta produttiva – dalla semina alla distribuzione – diventa un atto politico, oltre che tecnico.
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“Le Csa sono un modello concreto, capace di radicarsi nei territori e di propagarsi ovunque, adattandosi ai bisogni delle comunità. In questo risiede la bellezza e la forza di questo modello”, dichiarano le fondatrici e i fondatori del progetto. “Sostenere La Ràkene significa sostenere un’alternativa reale all’attuale sistema agroalimentare: una filiera corta basata su agroecologia, biodiversità — vegetale e umana — e mutuo supporto. E dimostrare insieme che il cambiamento ha già messo radici!” Nel Mezzogiorno, dove la crisi climatica e le disuguaglianze socio-economiche si intrecciano in modo particolarmente evidente, esperienze come La Ràkene rappresentano spazi concreti di trasformazione. “Piantare grane” diventa allora un gesto necessario: creare attrito rispetto a un sistema insostenibile, per aprire nuove possibilità.
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