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Mentre La Calera affrontava un severo razionamento dell’acqua, le sorgenti locali venivano prosciugate dall’azienda Indega. I cittadini hanno reagito e hanno cambiato le cose.
Quando nel 2024 una grave siccità ha colpito La Calera, cittadina vicino a Bogotá, Colombia, molti dei suoi abitanti si sono trovati costretti a un severo razionamento dell’acqua per bere, cucinare e coltivare. Poiché però la zona ospita il bacino idrico di Chingaza, che fornisce circa il 70 per cento dell’acqua potabile della capitale colombiana, i cittadini hanno iniziato ad esaminare la gestione delle risorse idriche scoprendo che Indega, una filiale di Femsa – la più grande azienda imbottigliatrice di Coca-Cola al mondo – continuava a imbottigliare migliaia di bottiglie d’acqua al giorno per venderle con il popolare marchio di acqua minerale Agua Manantial.
In città si sono così scatenate diverse proteste e alcuni attivisti hanno inaugurato una battaglia contro questo sistema. Come racconta il Guardian, dopo una dura campagna, che ha visto intimidazioni, abusi e minacce di morte, gli attivisti hanno ottenuto una vittoria per la causa ambientalista: nell’aprile del 2026, le autorità locali hanno ridotto la concessione idrica di Indega al livello più basso dall’inizio della sua attività negli anni ’80.
La battaglia di La Calera è iniziata più di un anno e mezzo fa. La città è uno degli 11 comuni del Parco nazionale di Chingaza, un’area storicamente ricca d’acqua dove però il sistema di bacini idrici è stato prosciugato tra il 2023 e il 2024 da un evento meteorologico estremo di El Niño, lasciandolo pieno solo al 15 per cento, il livello più basso mai registrato. Investigando su Indega, la comunità ha scoperto che l’azienda non solo godeva di un accesso privilegiato all’acqua, ma pagava anche solo 120 pesos al metro cubo per pompare e vendere acqua, mentre le famiglie di La Calera pagavano tra i 697 e i 3.720 pesos (15-78 centesimi di sterlina), a seconda del reddito.
L’indignazione per l’utilizzo dell’acqua da parte di Indega si è trasformata in azione: alcuni cittadini si sono uniti per opporsi alla richiesta dell’azienda di rinnovare la concessione prima della sua scadenza, prevista per dicembre 2024, hanno presentato una petizione e condotto campagne sui social media per portare il problema di La Calera all’attenzione nazionale.
Non tutti gli abitanti però hanno sposato la causa ambientalista. Alcuni si sono schierati dalla parte di Indega che porta occupazione e investe nelle infrastrutture locali. Gli attivisti hanno subito gravi minacce (la Colombia ha registrato il più alto numero al mondo di ambientalisti assassinati tra il 2012 e il 2024) e tentativi di diffamazione sui social. Il consigliere comunale e leader locale del popolo indigeno Javier Cifuentes è stato definito un “falso tossicodipendente indigeno”.
Grazie alle azioni intraprese dagli attivisti, nell’aprile del 2026, la Corporazione Autonoma regionale ha deciso di rinnovare la concessione, ma ha ridotto drasticamente il tasso di prelievo idrico di Indega da 3,23 a 1,9 litri al secondo. Inoltre, ha ridotto il numero di sorgenti che la società può sfruttare da sette a quattro, ha dimezzato la durata della concessione da 10 a 5 anni e ha introdotto la possibilità di sospenderla temporaneamente in caso di grave siccità.
Permangono delle preoccupazioni, in particolare riguardo alle modalità con cui le autorità monitoreranno l’utilizzo dell’acqua da parte di Indega, ma per gli attivisti si tratta comunque del “primo passo” in una battaglia esistenziale per la tutela delle risorse idriche.
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