Si chiama “climateflation” l’inflazione dovuta agli eventi climatici estremi: numerosi beni alimentari vedranno i prezzi salire fortemente.
Le associazioni dei consumatori hanno chiesto un incontro alla grande distribuzione per discutere su come continuare a garantire la trasparenza sui prodotti con l’approvazione della deregolamentazione dei nuovi ogm.
Mentre il Parlamento europeo si appresta ad approvare verso la metà di giugno il regolamento sulle nuove tecniche genomiche (ngt o nbt), i cosiddetti nuovi ogm, le associazioni italiane dei consumatori hanno scritto alle principali catene della grande distribuzione operanti in Italia per instaurare un dialogo e possibilmente fare fronte comune per ottenere che i prodotti che verranno commercializzati in futuro siano sottoposti alle stesse regole degli ogm tradizionali.
Le nuove norme europee prevedono, infatti, una deregolamentazione per esentare le colture ngt dalle regole di etichettatura, tracciabilità e valutazione del rischio degli ogm con l’obiettivo dichiarato di rendere il sistema alimentare più sostenibile e resiliente, sviluppando e rendendo accessibili varietà vegetali migliorate, resistenti al clima e ai parassiti, che offrano rese più elevate.
Per le associazioni dei consumatori si tratterebbe di un arretramento senza precedenti nel sistema di garanzie costruito in decenni a tutela del consumatore europeo: il diritto di sapere cosa si mangia e di scegliere consapevolmente verrebbe di fatto svuotato. Il regolamento risulterebbe poi del tutto contrario al principio precauzionale riguardo alle conseguenze sulla salute umana e ambientale.
Secondo i risultati del sondaggio “Prodotti nbt & ogm la percezione dei consumatori”, condotto nel dicembre 2024 da Assobio tramite l’istituto Swg, per il 63 per cento degli italiani la Commissione europea non dovrebbe togliere l’obbligo di segnalare nell’etichettatura la presenza di nuovi ogm. Tre quarti del campione intervistato si dichiara preoccupato per le conseguenze sulla salute umana (74 per cento), per la perdita della biodiversità (74 per cento), per il rischio di aumento delle allergie negli esseri umani (73 per cento).
Se il Parlamento europeo approverà il nuovo regolamento, tutta la gdo si troverà nell’impossibilità materiale di garantire e comunicare ai propri consumatori l’assenza di ingredienti derivanti dall’ingegneria genetica nelle proprie referenze a marchio. La garanzia “ogm free”, così come è stata costruita e comunicata, perderebbe di significato, con danni evidenti alla credibilità e alla fiducia che il marchio ha saputo costruire nel tempo.
Le associazioni dei consumatori firmatarie dell’appello sono ACP-AIACE-SDC, ACU, Adiconsum, ADOC, Adusbef, Associazione URT, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codacons, Codici, Confconsumatori, Federconsumatori, iConsumatori, Lega Consumatori, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Unione Nazionale Consumatori, Centro Tutela Consumatori Utenti. Chiedono un incontro urgente con i vertici di Coop Italia, Conad, Esselunga, Lidl, Selex, Aspiag, Poli, MPreis Italia, Aldi e Carrefour per discutere le conseguenze dell’approvazione del nuovo regolamento. Obiettivo del confronto sarà anche capire come porre un argine all’immissione nel mercato di questi prodotti in Italia e quali iniziative comuni tra gdo e associazioni dei consumatori possano essere messe in cantiere, unendo domanda e offerta per salvaguardare i diritti dei consumatori.
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