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OGM: La Monsanto ha fatto causa all’Italia

Monsanto fa causa all’Italia: una multinazionale vuole far condannare l’Italia per decreto che ha impedito la diffusione sul suolo italiano di mais OGM.

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OGM : La Monsanto ha fatto causa all’Italia

Due anni fa Monsanto e Assobiotec hanno fatto ricorso al TAR
(Tribunale Amministrativo Regionale) del Lazio contro il decreto
Amato del 4 agosto 2000 con cui veniva sospesa la
commercializzazione del mais modificato geneticamente. Il TAR, pur
esprimendo delle considerazioni favorevoli alla posizione assunta
dal governo italiano, ha dovuto spedire la patata bollente
alla Corte di Giustizia europea
. Ebbene, ieri c’è stata
la prima udienza.

Ed ecco la causa giudiziaria tra Governo italiano e la
multinazionale Monsanto. La discussione si concentra sul decreto
del Consiglio dei ministri del 4 agosto 2002 con cui erano stati
bloccati alcuni grani di mais geneticamente modificati, la linea
mais BT-11 (col gene di un bacillo che sviluppa la tossina BT) e
mais MON 810 (il mais che esige l’erbicida Monsanto Roundup).

Ieri si è svolto il primo round di fronte alla Corte di
Giustizia UE. Da una parte Le società Monsanto Agricoltura
Italia Spa, Monsanto Europe SA, Syngenta Seeds Spa, Syngenta Seeds
AG, Pioneer Hi Bred Italia Srl, Pioneer Overseas Corporation che
operano nel settore della biotecnologia alimentare. Dall’altra il
governo italiano, e tutti noi.

Tecnicamente così si presenta il verbale della quarta
sezione: “24/9, ore 10.30: Trattazione Orale C-236/01 Monsanto
Agricoltura Italia e.a., Pregiudiziale – Tribunale amministrativo
regionale del Lazio – Validità dell’art. 5, del regolamento
(CE) del Parlamento europeo e del Consiglio 27 gennaio 1997, n.
258, sui nuovi prodotti e i nuovi ingredienti alimentari (GU L 43,
pag. 1) – Modalità di immissione in commercio di prodotti e
ingredienti alimentati contenenti proteine transgeniche per le
quali manca un’adeguata valutazione dei pericoli per la salute e
l’ambiente”.

LifeGate vi terrà informati sulla questione con articoli
e notizie in continuo aggiornamento.

Stefano
Carnazzi

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