Investimenti sostenibili

L’università di Oxford sceglie un futuro fossil free

D’ora in poi l’università di Oxford non investirà più nei combustibili fossili, ma solo nelle società che si impegnano seriamente per la decarbonizzazione.

Insieme alla “rivale” Cambridge è il simbolo indiscusso dell’eccellenza accademica anglosassone. Nelle sue aule hanno studiato il padre dell’economia classica Adam Smith, il filosofo John Locke, lo scrittore Oscar Wilde e anche l’attuale primo ministro britannico Boris Johnson. Ora l’università di Oxford ha deciso di fare un passo avanti determinante verso il futuro, liberandosi da tutti gli investimenti in carbone e petrolio.

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L’università di Oxford taglia i ponti con carbone e petrolio

L’annuncio è arrivato – non a caso – in concomitanza con la Giornata della Terra, che il 22 aprile 2020 ha tagliato il traguardo delle cinquanta edizioni. La cosiddetta Congregazione, cioè l’organo legislativo costituito da 5.500 rappresentanti accademici e amministrativi, ha approvato una mozione che vieta i futuri investimenti nelle società che operano nel ramo dei combustibili fossili, oltre a dismettere quelli esistenti. Ma c’è di più, sottolinea il quotidiano britannico The Independent. Le società che fanno parte del portafoglio dovranno fornire piani dettagliati su come intendono azzerare l’impatto ambientale del proprio business. Una figura professionale istituita ad hoc verificherà il rispetto della nuova policy.

La manovra ha un impatto finanziario di tutto rispetto, visto che il fondo gestisce circa 3 miliardi di sterline (3,39 miliardi di euro), ma diventa ancora più significativa se si considera il suo valore simbolico.

Una conquista per i movimenti studenteschi  

Una presa di posizione così forte non arriva dall’oggi al domani, ma è il punto di arrivo di un lungo percorso costellato di proteste studentesche. Già nel 2015 la governance dell’ateneo aveva reso noto di non detenere investimenti nel carbone e nelle sabbie bituminose, promettendo di non attivarne altri in futuro. Per anni però è rimasta ferma a questa decarbonizzazione “a metà”.

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Il college di All Souls, uno dei più selettivi dell’università di Oxford © Christopher Furlong/Getty Images

Poi è stato il turno dei singoli college, che hanno tagliato in modo più o meno drastico i loro legami con i combustibili fossili: nel 2018 St. Hilda, l’anno successivo Wadham e all’inizio del 2020 Balliol. A fine gennaio gli attivisti della Oxford Climate Justice Campaign hanno occupato il Saint John’s College, che figura tra i più grandi e prestigiosi ed è in assoluto il più ricco in termini di donazioni ricevute. Al centro delle loro proteste, gli 8 milioni di sterline (9 miliardi di euro) investiti in Bp e Shell. A dar loro manforte, una lettera in cui centinaia di laureati celebri affermavano di non essere più disposti a fare donazioni a un istituto ancora così legato alle fonti fossili. Di questo gruppo fa parte anche il celebre scrittore e poeta canadese Mark Abley.

“L’epoca dei combustibili fossili giunge al termine”

Questa lunga opera di sensibilizzazione e di mobilitazione ha finalmente raggiunto il suo scopo. “Le università di tutto il mondo, così come molti altri asset owner, stanno disinvestendo dai combustibili fossili. È entusiasmante che Oxford non si limiti a unirsi a quest’ondata ma passi in prima linea, spingendo tutte le aziende in cui investe ad allinearsi a modelli di business a impatto zero. Spero che altri investitori seguano quest’esempio”, ha dichiarato il professor Thomas Hale, firmatario della risoluzione ed esperto di politiche internazionali sul clima alla Blavatnik School of Government.

“Il fatto che la migliore università del mondo abbandoni i combustibili fossili è una dimostrazione del fatto che la loro epoca giunge velocemente al termine”, ha commentato Anna Olerinyova, studentessa di medicina al St John’s College e attivista della Oxford Climate Justice Campaign. “Speriamo che il messaggio che Oxford lancia al mondo sia chiaro: ascoltate la scienza, preparatevi per il futuro e abbandonate i combustibili fossili”.

 

Foto in apertura © Sidharth Bhatia / Unsplash
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