Investimenti sostenibili

La parità di genere conta, anche nei mercati finanziari

Quando si sceglie di investire su un’azienda, ci sono tanti fattori in gioco. Perché non considerare anche le sue politiche sulla parità di genere?

La parità di genere non è “solo” un pilastro sociale e civile. Anche il mondo della finanza è sempre più attento a riconoscere – e premiare – chi garantisce a uomini e donne gli stessi diritti e le stesse responsabilità. Ne è la prova la scelta di Bloomberg di fondare il Financial Services Gender-Equality Index, un indice che monitora un paniere di aziende finanziarie di tutto il mondo selezionate proprio perché garantiscono un trattamento equo per uomini e donne.

Chi entra e chi esce dall’indice sulla parità di genere

Alla fine di gennaio Bloomberg ha aggiornato l’elenco di aziende, che da 26 sono passate a 52, con sede in 17 Paesi. Per sceglierle, dapprima ha inviato un questionario a una serie di società dei servizi finanziari (banche, assicurazioni e così via) quotate alla Borsa statunitense, con una capitalizzazione di mercato di almeno 15 miliardi di dollari. Sulla base delle risposte fornite ha assegnato un punteggio alle loro politiche sulla parità di genere, arrivando all’elenco definitivo.

Maternità e lavoro
La stragrande maggioranza di aziende incluse nell’indice di Bloomberg agevola il rientro al lavoro delle dipendenti dopo la maternità. Foto © Daniel Berehulak/Getty Images

Cosa significa parità di genere e perché è così importante

Ma come si comportano, nel concreto, le aziende del campione? In media, la rappresentanza femminile nel consiglio di amministrazione si attesta sul 24,2 per cento. L’83 per cento di queste aziende sostiene programmi di educazione finanziaria rivolto alle donne, il 73 per cento ha introdotto le quote rosa per i ruoli dirigenziali e il 75 per cento ha specifici programmi di reinserimento lavorativo dopo la maternità.

Gli obiettivi che si pone Bloomberg con questo indice sono molteplici. Innanzitutto, monitorare i progressi sulla parità di genere. Poi, rispondere alla crescente sensibilità, da parte degli investitori di tutto il mondo, nei confronti delle istanze Esg (ambiente, società e governance). Tanto più perché, secondo alcuni studi, le aziende con donne al vertice hanno performance economiche e finanziarie migliori.

Gender pay gap Europa
In Italia, il divario tra le retribuzioni di uomini e donne è tra i più bassi in Europa: ma è merito soprattutto del settore pubblico. Nel privato la situazione è ben più iniqua.
Fonte: I differenziali retributivi nel settore privato, Istat.

In Italia c’è ancora troppo divario nelle retribuzioni

L’Italia, in questo campo, ha ancora molto da imparare. A cominciare dagli stipendi. A dicembre 2016 l’Istat ha pubblicato la sua prima analisi sulla variabilità delle retribuzioni nel settore privato, basata sui dati del 2014. Ne emerge che la media della retribuzione oraria delle donne è di 13 euro, contro i 14,8 degli uomini: il differenziale è del -12,2 per cento. Una forbice che si allarga quando il titolo di studio è più alto: una donna laureata in media percepisce 16,1 euro l’ora, contro i 23,2 di un uomo laureato. Possiamo tirare un parziale sospiro di sollievo se consideriamo il fatto che, sul totale dell’economia, il gender pay gap italiano è tra i più bassi d’Europa. Ma questo dato nasce da una media tra il pubblico (che garantisce molta più equità) e il privato (dove si concentrano gli squilibri).

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