Le coste italiane sono fragili, come dimostra la Puglia, ma è tutta l’Europa a fare i conti con un territorio esausto.
Tutelare l’ambiente marino e di conseguenza l’industria ittica, è l’obiettivo di Friend of the Sea. L’associazione certifica i prodotti da pesca e acquacoltura controllati e a minore impatto ambientale.
Anche la produzione in acquacoltura ha delle problematiche:
gli allevamenti intensivi possono rilasciare nell’ambiente
quantità eccessive di rifiuti organici e sostanze
potenzialmente tossiche; la concentrazione di pesce aumenta il
rischio di parassiti e malattie, che per essere fronteggiate
necessitano l’impiego di antibiotici e vaccini; il rischio di fughe
in “acque aperte” di pesce allevato e quindi inadatto alla vita
nell’ambiente naturale, può impattare negativamente le
già minacciate specie autoctone.
Per preservare l’ambiente marino e garantire continuità
alle attività che ad esso sono collegate, è
fondamentale che l’industria ittica, i canali di consumo e gli
stessi consumatori si orientino su prodotti ottenuti con metodi di
pesca e acquacoltura sostenibili.
Su questo fronte sta lavorando Friend
of the Sea, un’associazione internazionale non a scopo
di lucro che ha sviluppato un programma di certificazione di
prodotti da pesca e acquacoltura controllati e a minore impatto
ambientale.
L’associazione è nata nel 2008 su idea di Paolo Bray,
già direttore europeo dell’Earth Island
Institute, organizzazione internazionale con sede a
San Francisco, il cui progetto Dolphin-Safe per una pesca del tonno
rispettosa dei mammiferi marini, salva dalle reti ogni anno oltre
100.000 delfini.
E’ sulla base di questa esperienza che Bray lancia Friend of
the Sea, i cui criteri di certificazione per i metodi di produzione
seguono le linee guida della FAO e rispondono a rigidi principi di
ecosostenibilità.
Enti di certificazione come SGS, Bureau Veritas, CSQA,
RINA verificano, attraverso
ispezioni in loco, che i prodotti a marchio Friend of the Sea
rispettino effettivamente i criteri di sostenibilità
richiesti. In particolare, per l’acquacoltura vengono controllate
la qualità delle acque, la prevenzione delle fughe di pesce,
il non utilizzo di ormoni della crescita, la gestione dei rifiuti e
l’impatto dei mangimi. Le ispezioni analizzano inoltre l’impatto
del sito produttivo sugli habitat critici (mangrovie, zone umide,
ecc). Per quanto riguarda la certificazione dei prodotti della
pesca, invece, l’attenzione viene posta sia sulla provenienza degli
stessi, che deve essere da stock non sovrasfruttati (la valutazione
si effettua su indicazioni della FAO) sia sul metodo di pesca, che
deve essere selettivo in modo da limitare le prese accidentali e
gli scarti e non deve danneggiare il fondale marino.
Le aziende che scelgono di fregiarsi del marchio Friend of the
Sea vengono inoltre valutate anche in termini di
responsabilità sociale ed efficienza energetica. Fra i
produttori italiani certificati troviamo: ASDOMAR (tonno, salmone e sgombro),
Delicius (acciughe), Astro (trote del Trentino), Panapesca (vongole e surgelati),
L’Isola
d’oro (acciughe), Fjord (salmone), Rizzoli
Emanuelli (sgombri), COAM/Scandia (salmone).
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