Petra, da patrimonio dell’umanità a disgrazia per gli animali

Gli animali che ogni giorno trasportano i turisti sui sentieri accidentati di Petra, in Giordania, sono costretti a lunghe ore di lavoro sotto il sole e sottoposti a ogni genere di maltrattamento. È quanto emerge da un’indagine della Peta.

Cammelli, cavalli, asini, muli. Sono loro che accompagnano i turisti per le strade di Petra, in Giordania. Il sito è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco e fa parte delle sette meraviglie del mondo; è difficile restare immuni di fronte al fascino di una città scavata fra le rocce. Però c’è qualcosa che stona in questo paesaggio mozzafiato: condizioni di lavoro inaccettabili e maltrattamenti quotidiani sono la realtà in cui vivono gli animali. A denunciarlo è la Peta (People for the ethical treatment of animals), associazione per la tutela del benessere animale.

Cosa ha scoperto la Peta sui maltrattamenti animali a Petra

I turisti hanno a disposizione due metodi per raggiungere e visitare la città di Petra: spostarsi a piedi o in sella a uno degli oltre 1.300 animali che ogni giorno percorrono decine di chilometri su sentieri ripidi e scoscesi e si arrampicano a fatica sui 900 gradini che conducono al Monastero (al-Deir). Stando all’indagine condotta dalla Peta, cavalli, cammelli, asini e muli non hanno diritto ad alcuna pausa, a meno che non siano talmente fortunati che la coda di turisti si sia momentaneamente smaltita – e anche in quel caso sono costretti a rimanere sotto il sole, legati con catene che non consentono il minimo spostamento e senza possibilità di sfuggire alla calura. Nonostante il caldo insopportabile e le numerose ore di lavoro che devono affrontare, non vedono una goccia d’acqua prima che la giornata lavorativa sia finita.

Gli animali vengono ripetutamente frustati con ogni genere di strumento – bastoni, catene, frustini, corde – e spesso indossano finimenti che includono elementi in metallo. Le conseguenze sono abrasioni e ferite che non vengono curate e rimangono esposte agli insetti, con un alto rischio di infezioni. La Peta ha denunciato un episodio in particolare: un asino ha ricevuto un calcio nello stomaco da parte del padrone perché, esausto, non riusciva a muoversi.

Cosa è stato fatto finora per cambiare le cose

La fondazione giordana Princess Alia e l’organizzazione internazionale Four Paws si sono dichiarate disponibili a collaborare per migliorare la situazione, ma hanno anche aggiunto di aver già fatto molto: hanno fornito nuove stalle e si sono accertate che cibo e acqua fossero sufficienti, che i carichi da trasportare fossero più leggeri e i finimenti non potessero procurare lesioni agli animali. Gli attivisti della Peta, però, ritengono che le autorità locali non stiano facendo abbastanza e hanno segnalato che la mail a cui i turisti sono invitati a scrivere per denunciare episodi di maltrattamento, non funziona.

Peta denuncia maltrattamenti animali a Petra
Una carrozza tra le pareti rocciose di Petra, in Giordania © Jordan Pix/Getty Iimages

Cosa si può fare ancora

La situazione è molto delicata. I turisti pagano per cavalcare o fare un giro in carrozza: si tratta di un’importante fonte di reddito per la comunità beduina, essenziale al sostentamento delle famiglie. La sezione asiatica della Peta suggerisce di introdurre dei mezzi di trasporto a motore, in particolare “golf cart in modo che i turisti possano apprezzare la ricca storia di Petra senza assistere alla crudeltà nei confronti degli animali – che rovina il loro viaggio e danneggia la reputazione del paese”, ha detto la presidente Ingrid Newkirk. L’Unesco, tuttavia, ha dichiarato alla Bbc che non si tratta di una soluzione auspicabile. La speranza è che la scelta ricada su veicoli elettrici, per evitare che lo smog soffochi un luogo incontaminato. La relazione tra uomo e animale è millenaria e la loro collaborazione fondamentale, ma è importante che si basi sul rispetto e sull’amore: un po’ di riposo, dell’acqua e una carezza non sono richieste difficili da soddisfare.

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