Diritti animali

Perché gli orsi in Italia, ma non in Europa, sono una specie a rischio

Gli orsi nel nostro paese sono una specie a rischio. I motivi? Leggi non rispettate o poco conosciute. E una sempre più palese mancanza di coscienza ambientale.

  • Gli orsi nel nostro paese stanno subendo aggressioni indiscriminate da parte dell’essere umano.
  • La prima colpevole è la politica delle istituzioni, ignorante e priva di argomentazioni etologiche.
  • E poi la disinformazione, che va stigmatizzata e combattuta.

Gli orsi nel nostro paese sono una presenza accertata, ma spesso “ingombrante”, cioè fonte di polemiche e prese di posizione non suffragate, il più delle volte, da autentici dati o specifiche notizie. I mezzi d’informazione, i social media e le associazioni animaliste fanno, inoltre, da grancassa a uccisioni, limitazioni delle nascite, annunciate soppressioni di individui considerati conniventi o aggressivi. Ma dove sta la verità? E quale sarà il futuro del plantigrado nel nostro paese? Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza.

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Gli orsi in Italia stanno correndo gravi pericoli © Pixabay

Gli orsi in Europa sono un pericolo per l’uomo?

In generale la situazione europea dell’orso sembra essere migliore che in Italia. Le popolazioni delle Alpi dinariche e dei Balcani, infatti, godono di buono stato di salute, nonostante i prelievi e gli abbattimenti di soggetti problematici. Lo stesso dicasi di quelle finlandesi e scandinave. Spiccano i dati positivi della Spagna, che rappresenta un modello simile alle Alpi per storia e origine di questo plantigrado. “Naturalmente la presenza degli orsi causa incidenti ovunque, per lo più non letali, ma l’impatto sull’opinione pubblica è mediamente diverso che in Italia. Ci sono meno ripercussioni sui media e ciò che accade rimane circoscritto alla necessaria convivenza fra l’uomo e i gradi predatori, lupi in testa. Un’eccezione è rappresentata dalla Romania, dove nonostante una gestione di prelievi e di aree di alimentazione che avrebbero dovuto tenere gli orsi lontani da persone e paesi, gli incidenti anche letali continuano a essere comuni e anche il conflitto politico intorno alla tematica è in crescita. La Romania è l’esempio più lampante di come la gestione di questi plantigradi attraverso abbattimenti e piani di controllo invasivi non raggiungono i risultati sperati: gli orsi continuano a frequentare persone e villaggi, i soggetti aumentano a causa dell’alimentazione artificiale, gli incidenti non diminuiscono e il conflitto cresce”, ci hanno raccontato i naturalisti di Eliante, cooperativa che opera nel campo della sostenibilità ambientale.

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Gli orsi sono spesso ospiti di zoo e strutture protette © Pixabay

La situazione degli orsi in Italia

E in Italia? La convivenza fra gli orsi e gli uomini sembra essere sempre più drammatica e problematica. E l’anno appena trascorso è stato caratterizzato da eventi negativi che hanno avuto un forte eco mediatica, in particolare l’investimento dell’orso Juan Carrito e l’uccisione a fucilate dell’orsa Amarena. Spiega Mauro Belardi, biologo: “Il basso numero di animali in età riproduttiva rende la situazione critica. Si attende che nel prossimo anno venga organizzato il monitorato genetico degli individui presenti sul territorio. Sulle Alpi la popolazione vede ancora un areale delle femmine relegato al Trentino occidentale, con maschi in dispersione che si spingono anche distanti”.

Sul piano della conservazione, la notizia più rilevante è la presenza da due anni di alcune femmine con cuccioli nella provincia di Brescia. I circa cento individui e l’elevata densità presente nel Trentino occidentale è, invece, il tema più caldo in materia di orsi. Un problema che non può essere gestito dalla sola provincia di Trento in questo momento. “La crescita degli orsi è in linea con quanto previsto, ma l’areale distributivo è più limitato. Al momento la popolazione alpina è in buono stato demografico, ma la strumentalizzazione politica e, in prospettiva, anche la povertà genetica, fanno considerare la specie sulle Alpi in stato di conservazione certamente non sufficiente e non fuori pericolo”, ammonisce l’esperto.

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Un piccolo orso sperimenta le sue doti di arrampicatore © Pixabay

L’orso bruno marsicano

L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una sottospecie di orso bruno endemica dell’Appennino centrale da tempo isolata geograficamente. Questi plantigradi si differenziano dai parenti per la taglia leggermente più piccola. Il nome Marsicano deriva da Marsica, una zona sudoccidentale dell’Abruzzo che ha per centro il lago Fucino, abitata nell’antichità dai Marsi, popolazione italica risalente al primo millennio a.C.  “L’orso marsicano si trova in una situazione decisamente preoccupante. I numeri si aggirano intorno a 45 animali, il tasso riproduttivo è limitato, molti orsi si sono spostati esternamente al Parco nazionale Lazio Abruzzo e Molise, spingendosi anche abbastanza lontano, fatto che ha anche aspetti positivi, ma al momento disperde in molti enti differenti la gestione della specie”, fa notare il biologo.

E aggiungono gli esperti dell’Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali): “Se in Trentino gli orsi sono troppi e alcuni amministratori puntano all’abbattimento, il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga annuncia di voler ricorrere alla “riproduzione assistita” per aumentare il numero di orsi marsicani. Ci chiediamo se questo non determinerà poi una densità tale da creare problemi di convivenza con le popolazioni locali con eventuali conseguenze sulla pelle dei plantigradi. Ma è importante sottolineare che il progetto dovrà essere svolto in maniera oculata e che debba avere come priorità quella di tutelare non solo la specie, ma anche i singoli esemplari”. Una notizia senz’altro discutibile e da approfondire, vista anche la natura dell’orso e il suo appartenere a una specie selvatica e di difficile gestione.

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Il grizzly americano è uno dei più grandi orsi esistenti © Pixabay

Gli orsi sono realmente protetti sul territorio nazionale?

L’orso è realmente protetto nel nostro paese? O la situazione del grande plantigrado è in mano soprattutto a questioni politiche e a diatribe di partito? “Al momento possibili abbattimenti o prelievi sono possibili applicando le deroghe previste dalla Direttiva Habitat. Sulle Alpi le linee guida per questi prelievi sono in un apposito paragrafo e riassunti in una tabella all’interno del Pacobace (il Piano di Conservazione dell’Orso bruno sule Alpi centro orientali). La tabella, contrariamente a quanto viene costantemente affermato in questi giorni, non è uno strumento tecnico, bensì un enunciato votato (e ogni tanto modificato) politicamente, che ha però certamente una base tecnica. Sul piano etologico l’abbattimento è giustificato dalla ragionevole probabilità che un orso possa ripetere atteggiamenti o comportamenti pericolosi o problematici. Tuttavia nella tabella attuale vi è una grande confusione sul piano tecnico, poiché vengono accomunati nella possibile rimozione orsi aggressivi, orsi confidenti e persino orsi dannosi“, spiega Mauro Belardi.

Una discussione specifica in corso riguarda il comportamento del falso attacco, che è una strategia che gli orsi di tutto il mondo mettono in atto con una certa frequenza e che, se considerata sinonimo di aggressività, porterebbe certamente a stilare una lista di moltissimi soggetti “abbattibili”, senza particolari basi. Senza contare che significherebbe, di fatto, la volontà di non volere orsi sul territorio.

Una scarsa, anzi scarsissima conoscenza dei meccanismi etologici della specie e una fondamentale ignoranza in merito al comportamento del plantigrado sta alla base di tutto, verrebbe da aggiungere. E, la disinformazione, purtroppo, sembra pervadere anche gli organi di informazione e gli stessi ambienti animalisti spesso forieri di allarmismi ed esagerazioni privi di reali fondamenti.

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Gli orsi nella nostra penisola stanno subendo molti attacchi soprattutto dalle istituzioni che dovrebbero proteggerli © Pixabay

“In merito alla presunta delibera approvata per l’abbattimento di otto orsi in Trentino – continua Belardi – è opportuno chiarire che il Trentino ha, nel passato, ne ha promulgato altre con uno scopo prevalentemente politico”. In questo caso l’unica novità è che Ispra ha affermato che il massimo dei prelievi annui che la popolazione alpina potrebbe sostenere senza compromettere il buono stato di conservazione è, appunto, otto. Ogni prelievo dovrà comunque sottostare alle medesime procedure autorizzati precedenti, ossia riguardare orsi problematici, soddisfare la tabellina del Pacobace e ottenere il parere positivo di Ispra. La politica recente di gran lunga più preoccupante della provincia di Trento, a mio parere, non è quella dei prelievi, ma la volontà di impedire l’espansione della popolazione verso il Trentino orientale, cosa che potrebbe aumentare i problemi di sovraffollamento, senza alcuna legittimazione scientifica e legale.  Ripeto, comunque, che la cosa che io ritengo più grave non è l’abbattimento di individui pericolosi – che può essere necessario – ma la posizione di parte del mondo ambientalista e del mondo scientifico che ritengono che gli abbattimenti siano necessari per aumentare l’accettazione e diminuire il conflitto. Si tratta di un’affermazione completamente priva di prove scientifiche ed esperienze a supporto, una mera speranza ripetuta come un mantra.

“La conservazione dell’orso si fa applicando e aggiornando i cosiddetti Piani di conservazione. Attualmente il Pacobace è da aggiornare, ma nessuno se ne occupa, i firmatari oltre al Trentino latitano, il 90 per cento di quanto vi è scritto è inapplicato e tutta la concentrazione, anche del mondo ambientalista, è dedicata alla sola tabellina di autorizzazione degli abbattimenti. E questa è una grande sconfitta, soprattutto sul piano culturale”, conclude Belardi.

Una sconfitta, verrebbe da aggiungere, che mina ancora una volta la pacifica convivenza dell’essere umano con la natura e gli abitanti che la popolano. Un ambiente che, fino agli insulti perpetrati dall’uomo, conservava intatte le sue leggi e le sue modalità di espressione risalenti a centinaia e centinaia di anni.

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