Piacere e divertimento sono sinonimi?

Non sempre, anzi. Il primo comporta una centratura sulla propria interiorit

Il piacere, questo sconosciuto. Ma come, la nostra non è una
cultura edonistica, in cui il divertimento è al primo posto?
Non basiamo la nostra vita sulla volontà di consumo continuo
di esperienze gradevoli – a cominciare dal sesso?

Forse, però, proprio questo atteggiamento di ricerca
spasmodica non è troppo propizio a una reale, interiore
esperienza di godimento.
Alexander Lowen, lo psicoterapeuta padre della bioenergetica,
scriveva una frase su cui riflettere attentamente: “la morale del
divertimento oggi così diffusa è in antitesi con una
vera capacità di vivere il piacere”, che infatti è
concentrazione e non dispersione.
Il linguaggio comune chiama le esperienze piacevoli “divertimenti”,
“distrazioni”. Queste parole vengono dal latino divertere,
cioè sviare, e distrahere, tirar via. La distrazione,
dunque, è spesso un modo per portarsi via da se stessi, da
un’interiorità non pacificata.

Questo concetto è tanto più vero se applicato alla
sessualità. Divertimento oggi è vivere tante
avventure. Non si tratta di fare i moralisti: fare esperienze,
persino “togliersi delle curiosità” può essere
importante in un processo di crescita. Eppure qualche volta il
“volare di fiore in fiore” può diventare una fuga dalle
difficoltà verso un’apertura totale a intimità e
sessualità.

L’individuo che sta bene con se stesso non ha bisogno dello stimolo
continuo e ripetuto che viene dall’esterno; si accontenta di meno
esperienze, ma riesce a viverle molto più a fondo. E’ ovvio
che una tale apertura al piacere non dipende dalla volontà,
o dalla decisione razionale di vivere tante o poche storie, ma
è piuttosto la conseguenza dell’armonia che la persona ha
potuto trovare tra le sue funzioni cognitive, la sua
emotività, i suoi desideri, le sue difese.

Un famoso terapeuta americano, Milton Trager, sosteneva che la vita
è “un oceano di piacevolezza”. E insegnava a lasciarsi
cullare dalle sue onde, abbandonandosi a se stessi, al momento
presente, senza bisogno di “divertirsi”, se questo significa
“distrarsi”.

Emma Chiaia

 

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