Plants Dub, quando ritmi dub e natura si incontrano

Visione olistica, ritmi ipnotici del dub e ricerca scientifica per creare un interessante scambio musicale uomo-pianta. È l’obiettivo del progetto Plants Dub.

Far “comunicare la natura” attraverso l’unione con i ritmi della musica dub. È questo l’obiettivo di Plants Dub – musica interspecie, il progetto collaborativo lanciato da Maria Teresa Santoro, storica dell’arte e lighting designer, e dj Dubin, pioniere del genere dub e veterano nell’ambito della musica elettronica mediterranea.

Com’è nato il progetto Plants Dub

Il progetto è nato per caso circa un anno fa quando i due artisti leccesi hanno scoperto un universo parallelo fatto di suoni non percepibili all’orecchio umano. Plants Dub parte, infatti, dal dato di fatto che le piante emettono frequenze non percepibili dall’uomo, dovute alla circolazione di liquidi e acqua raccolta dalle radici.

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Come Maria Teresa Santoro ci ha raccontato, la curiosità ha portato i due a scoprire dispositivi appositi in grado di captare le vibrazioni prodotte dalle piante e trasformarle in un suono percettibile tramite un codice midi: un campo di indagine così interessante da dare il via alla sperimentazione.

Come la musica può accorciare le distanze uomo-piante

Plants Dub nasce anche dalla convinzione che il rapporto dell’uomo con l’ambiente circostante vada, oggi come oggi, ripensato: “Gli studi più recenti dimostrano che le piante sono dotate di una propria intelligenza, al pari degli uomini e degli animali. Credere che il mondo sia stato creato ad uso esclusivo dell’uomo è un concetto demodé e sbagliato dal punto di vista etico, ecologico, scientifico e filosofico. La musica ci aiuta a mettere in luce questi aspetti: ascoltare una melodia generata da una pianta accorcia le distanze, modifica il sentire, ci rende più simili”.

Come funziona Plants Dub

Tecnicamente Plants Dub utilizza il dispositivo Music of the plants che, tramite due elettrodi – il primo posizionato alla radice della piante e l’altro ad una foglia – permette di catturare gli impulsi elettrici di qualsiasi pianta e tradurli in suono. 

La cover del brano Phoenix canariensis del progetto Plants Dub.
Phoenix canariensis è il brano che lancia il progetto Plants Dub sulle piattaforme digitali.

“Dopo vari tentativi abbiamo notato diverse variazioni dovute alla presenza di fattori ambientali” – ha affermato Maria Teresa. “Una pianta poteva percepire la presenza di esseri animali o umani, la luce o il buio, poteva sentirsi in pericolo o protetta. Abbiamo iniziato ad associare questo campionario di melodie a suoni elettronici e così è nato il brano Phoenix canariensis: come una vera e propria sperimentazione interspecie”.

Il brano Phoenix canariensis

Phoenix canariensis è il brano che lancia il progetto sulle piattaforme digitali e prende il nome dall’esemplare di piccola palma che ha dato i feedback sonori migliori rispetto alle partiture proposte.

I suoni di risposta delle piante alle basi musicali create da Plants Dub si traducono con un suono facilmente distinguibile nelle tracce: nel brano Phoenix canariensis, ad esempio, il ritmo linfatico della palma è associato a un tintinnio. 

Come ci ha spiegato dj Dubin, che in questa prima produzione è stato affiancato da No Fingers Nails e Manu Funk, due veterani come lui nell’ambito dub: Scegliere il dub come genere di riferimento è stato piuttosto naturale: grazie ai suoi ritmi ipnotici e ripetitivi che creano uno stato di trance, il dub si presta molto bene a sperimentazioni. Tuttavia non abbiamo dato nulla per scontato: l’aspetto più incredibile, che ci ha convinti della bontà di questa scelta, è stato il feedback della palma. I suoni che generava dopo vari tentativi hanno iniziato ad andare a tempo con le nostre partiture. Abbiamo registrato più sessioni, scegliendo la più interessante per licenziare il videoclip, ma senza modificare neanche una nota, così come si fa con qualsiasi musicista. È stato un vero e proprio featuring!”. 

Il futuro di Plants Dub

Phoenix canariensis è solo il primo step di un progetto molto più articolato: il collettivo intende dar vita ad un archivio digitale in progress che sia in grado di spaziare dalle creazioni musicali alla ricerca teorica, dai progetti installativi alle performance e ai live set. “Il connubio tra arte, musica e scienza è la prerogativa di questo progetto. È nostra intenzione creare una vera e propria community sensibile alla nostra visione e in linea con la filosofia di Plants Dub”.

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