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Dure proteste in Polonia contro le politiche della maggioranza di destra. Nel mirino soprattutto la “stretta” sui media. L’opposizione occupa il parlamento.
Una crisi politica senza precedenti sta attraversando in questi giorni la Polonia. Nel corso del weekend, tre giorni di manifestazioni pacifiche hanno visto migliaia di persone sfilare nelle vie e nelle piazza della capitale Varsavia. Nel mirino, le politiche del governo conservatore guidato dal partito Diritto e giustizia e del suo presidente, Jaroslaw Kaczynski, etichettato dalla folla come “un dittatore”.
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Venerdì 16 dicembre alcune centinaia di persone sono arrivate a bloccare per alcune ore le uscite dalla sede del parlamento, impedendo in particolare ai deputati della maggioranza e al presidente del consiglio dei ministri, Beata Szydlo, di lasciare l’edificio. Sabato e domenica i toni sono stati ugualmente accesi, benché non si siano registrati episodi come quello del primo giorno di protesta.
I manifestanti hanno lanciato slogan contro la riforma del sistema di istruzione nazionale e i cambiamenti annunciati per il Tribunale costituzionale. Hanno attaccato quindi la volontà annunciata dal governo di vietare totalmente l’aborto (salvo per le donne in pericolo di vita) e le restrizioni introdotte nei confronti del diritto di manifestare. Ma nel mirino, più di ogni altra cosa, è finito il “bavaglio” imposto ai mezzi d’informazione. Il governo ha in effetti lanciato un progetto di regolamento volto a limitare fortemente l’accesso dei giornalisti al parlamento: la norma prevede perfino il divieto di scattare foto o di filmare i lavori. Secondo l’esecutivo, tuttavia, si tratta di una misura necessaria per garantire ai deputati “un contesto di lavoro confortevole”.
La situazione appare in ogni caso particolarmente tesa. Il presidente della Polonia Andrzej Duda (anch’egli membro di Diritto e Giustizia) ha per questo convocato i capi di tutti i partiti rappresentati in Parlamento, al fine di trovare una soluzione alla crisi. I movimenti di opposizione (i liberali del Nowoczesna, il partito contadino Psl e quello anti-sistema Kukiz’15) hanno affermato di aver ribadito a Duda la necessità di ritirare le restrizioni alla libertà di stampa sostenute dall’esecutivo e dal partito di Kaczynski. Ancor più dura la posizione dei deputati di Piattaforma civica (Po), la principale forza d’opposizione, che occupano da venerdì sera i loro scranni nell’emiciclo per protestare contro la norma sulla libertà di stampa.
“Penso che un accordo sia necessario”, ha ammesso un portavoce della presidenza. Mentre Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, ha lanciato un appello alla Polonia (il suo paese) affinché “rispetti la popolazione, i principi e i valori costituzionali. Quando si privano i cittadini dell’accesso all’informazione, la democrazia diventa insopportabile quanto una dittatura”.
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