Polpi, seppie e calamari alla conquista degli oceani

Le popolazioni mondiali di polpi e calamari sono in continua espansione, tra le cause pesca eccessiva e cambiamenti climatici.

Un vastissimo numero di specie animali si sta estinguendo ad una velocità senza precedenti, dando luogo a quella che gli scienziati hanno definito la “sesta estinzione” di massa della storia. Nell’ultimo secolo a causa dell’impatto antropico sono scomparse per sempre oltre quattrocento specie e, attualmente, nel mondo, sono in pericolo un mammifero su quattro, un uccello su otto, un terzo dei pesci e il 41 per cento degli anfibi. Le modifiche che l’uomo ha apportato all’ambiente, modificando profondamente la composizione dell’atmosfera e, con essa, gli equilibri climatici e chimici degli oceani, hanno però creato dei vantaggi ad alcune specie, come i cefalopodi.

 

Seppia
Oltre alle incredibili capacità cognitive i cefalopodi sono maestri dell’arte del mimetismo. Riescono infatti a modificare la loro livrea attraverso il controllo di cellule chiamate cromatofori

 

Cefalopodi alla riscossa

Secondo una nuova ricerca le popolazioni di cefalopodi, gruppo di invertebrati che comprende polpi, calamari, seppie e nautilus, stanno crescendo in tutto il mondo. Analizzando i dati relativi alle catture di cefalopodi e combinandoli con 32 indagini scientifiche, il gruppo di ricercatori guidato da Zoe Doubleday, biologo marino dell’Università australiana di Adelaide e autore principale dello studio, ha ottenuto una grande mole di dati affidabili relativi agli ultimi sessanta anni. La conclusione della ricerca pubblicata su Current Biology è chiara: le popolazioni di polpi, seppie e calamari sono cresciute esponenzialmente in molte aree del mondo, dagli Stati Uniti al Giappone, dal 1950 ad oggi. I dati non riguardano solo le specie che vivono in mare aperto, come il calamaro di Humboldt (Dosidicus gigas), ma anche quelle che vivono in prossimità delle coste, come la seppia piccola (Sepia elegans).

 

Esemplare di polpo comune (Octopus vulgaris)
I polpi sono capaci di passare in spazi molto molto piccoli, arrivando a ridursi alla dimensione della loro bocca, l’unica loro parte rigida del loro corpo

 

Perché i cefalopodi si stanno espandendo senza sosta

Il segreto del successo dei cefalopodi è da ricercare nella loro straordinaria intelligenza (un esempio per tutti, l’incredibile fuga del polpo Inky) e nella formidabile adattabilità. Queste misteriose creature, considerate i primi animali intelligenti del pianeta, proprio come i roditori sono altamente adattabili ai cambiamenti nel loro ambiente, la maggior parte delle specie, inoltre, vive solo uno o due anni, morendo dopo aver procreato. Questo consente loro di “rispondere” rapidamente ai disturbi esterni. “Ci riferiamo a loro come le erbacce del mare”, ha commentato Gretta Pecl, biologo marino dell’Università della Tasmania.

 

Il declino dei pesci ha favorito i cefalopodi

I fattori che hanno portato alla crescita demografica di questi animali sono molti, sostengono i ricercatori, uno di questi è la pesca. Le tecniche di pesca sempre più impattanti hanno assottigliato il numero dei pesci nei oceani, seppie, polpi e calamari ringraziano, perché si è ridotto il numero di predatori e di competitori per il cibo. Altra causa importante sono i cambiamenti climatici, l’aumento delle temperature dell’acqua può infatti accelerare i tassi di crescita già rapidi dei cefalopodi, favorendone la riproduzione. Per avere risposte certe servono però ulteriori studi.

 

Branco di calamari
I cefalopodi hanno un sistema nervoso molto sviluppato, cervelli di grandi dimensioni, sono caratterizzati dalla capacità di risolvere problemi complessi e dal rapido apprendimento

 

Le conseguenze sugli ecosistemi marini

Quali che siano le cause dell’incremento dei cefalopodi la loro espansione potrebbe avere effetti di vasta portata sul mare. Questi invertebrati sono infatti voraci predatori, alcune specie mangiano ogni giorno cibo equivalente al 30 per cento del loro peso corporeo. Quali saranno le conseguenze della loro espansione è ancora un mistero, quel che è certo è che queste sorprendenti creature, in continua evoluzione da oltre 400 milioni di anni, potrebbero riscrivere la storia degli oceani.

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