Povertà, cosa dicono gli studi premiati con il Nobel per l’Economia 2019

Cercare soluzioni pratiche per alleviare la povertà, sperimentarle e dimostrare, dati alla mano, se funzionano. È l’approccio che ha meritato il Nobel per l’Economia 2019.

Alleviare la povertà: è questo il grande tema a cui sono dedicati gli studi di Abhijit Banerjee, Esther Duflo e Michael Kremer, insigniti del premio Nobel per l’Economia 2019. Si tratta in realtà dell’unico premio che non è stato istituito agli inizi del Novecento per volontà dello stesso Alfred Nobel ma molto più avanti, nel 1969, per iniziativa della banca centrale svedese. Motivando la propria scelta, l’Accademia di Svezia ha puntato l’accento sul fatto che i tre accademici siano andati alla ricerca di soluzioni semplici, pratiche ed economiche per affrontare problemi specifici.

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Esperimenti scientifici per vincere sfide sociali

Il loro metodo – ha spiegato la stessa Esther Duflo nel corso di un Ted Talk – prende spunto dalla sperimentazione controllata randomizzata, che ha rivoluzionato la medicina: un certo farmaco viene sottoposto a un gruppo, mentre un secondo gruppo con caratteristiche simili assume un placebo. Se il primo ottiene risultati e il secondo no, ciò significa che il farmaco funziona. Secondo Duflo, “potete applicare alle innovazioni sociali gli stessi rigorosi test scientifici che usiamo per i farmaci. E in questo modo, potete rendere meno ipotetiche le decisioni politiche sapendo ciò che funziona, ciò che non funziona, e perché”.

Nobel per l'Economia
Esther Duflo e Abhijit Banerjee, premiati con il Nobel per l’Economia insieme a Michael Kremer © Scott Eisen/Getty Images

Le sfide educative nei paesi in via di sviluppo

L’Accademia di Svezia ha citato un esperimento condotto da Michael Kremer insieme ad alcuni colleghi in una zona rurale del Kenya, che contraddice l’ipotesi (avanzata in letteratura) per cui fornire i libri di testo sia sufficiente per migliorare i punteggi medi ottenuti dagli studenti nei test di verifica. In realtà, sostiene il paper, i libri avvantaggiano solo gli studenti che hanno già una base solida di competenze, lasciando indietro tutti gli altri, che arrivano da contesti più difficili e non conoscono bene l’inglese. Partendo da queste evidenze, Abhijit Banerjee ed Esther Duflo hanno sperimentato modelli didattici innovativi con due gruppi di studenti in India, ottenendo risultati positivi e duraturi.

Diffondere le vaccinazioni nei paesi in via di sviluppo

Come rendere più efficaci e capillari le campagne di vaccinazione nei paesi più a rischio? Questo è un altro quesito a cui si sono dedicati soprattutto Banerjee e Duflo. Di fronte alla platea del Ted Duflo ha parlato del distretto di Udaipur, in Rajastan, dove circa l’un per cento dei bambini ha completato tutti i vaccini previsti. In trenta villaggi i ricercatori organizzarono ogni mese un campo sanitario ad hoc e il numero di bambini vaccinati arrivò al 17 per cento, rispetto al 6 per cento del gruppo di controllo. Regalando un chilo di lenticchie a ogni famiglia partecipante, si arrivò addirittura al 38 per cento.

Un centro di ricerca sulla povertà

Come sottolinea il New York Times, i neo-premi Nobel per l’Economia hanno cercato di far conoscere il più possibile il loro approccio. Abhijit Banerjee ed Esther Duflo, che sono marito e moglie, nel 2003 hanno fondato insieme a Sendhil Mullainathan il network internazionale Abdul Latif Jameel Poverty Action Lab (o J-Pal), a cui hanno aderito 181 professori universitari di tutto il mondo. Il centro di ricerca si pone l’obiettivo di fornire ai governi solide evidenze scientifiche sulla povertà, che siano la base per gli interventi pubblici. Il progetto è sostenuto, tra gli altri, dalla fondazione Bill e Melinda Gates e dalla fondazione MacArthur.

 

Foto in apertura © Doug Linstedt / Unsplash
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