Pratiche agricole: la difesa dell’olivo

Pianta secolare e molto rustica, con pochi accorgimenti l’olivo riesce a dare il meglio di sé e a produrre il nostro imprescindibile oro verde.

L’olivo è uno delle piante da frutto più rustiche e
per questo di facile coltivazione con il metodo biologico. Quattro
sono i parassiti che più comunemente attaccano questa
pianta: Tignola, (tra le due epidermidi delle foglie si notano
gallerie sinuose a forma di “C”); Fumaggine (foglie e rametti
appaiono rivestiti di una sostanza fuligginosa); Occhio di Pavone
(sulla pagina superiore delle foglie si evidenziano macche
rotondeggianti circondate da un alone giallastro); Mosca (le olive
attaccate presentano una piccola macchia brunastra in
prossimità del punto dove è stato depositato l’uovo
e, dopo lo sfarfallamento del parassita, il foro di uscita
dell’insetto).

Metodi di prevenzione e controllo:

Tignola: solo dove l’attacco risulta particolarmente intenso
è necessario trattare le piante con Bacillus Thuringensis o
con una miscela di Sulfur (1%) + silicato di sodio (1,5%) +
bentonite (3%) da distribuire in 2-3 trattamenti all’inizio
dell’estate.

Fusaggine: un valido mezzo agronomico consiste in una
potatura che consenta l’arieggiamento all’interno della chioma,
evitando ristagni di umidità e creando così
condizioni sfavorevoli ai funghi che causano la fumaggine. Altro
accorgimento è quello di praticare concimazioni azotate
equilibrate.

Occhio di Pavone: effettuare un trattamento a marzo e uno in
ottobre con Poltiglia Bordolese all’1%.

Mosca dell’Olivo: si tratta di un parassita difficile da
controllare con i sistemi dell’agricoltura biologica e quindi
risultano di grande importanza alcune pratiche di prevenzione come
l’evitare di lasciare sugli alberi olive e pacciamare il terreno
subito sotto la chioma. Prima del periodo di deposizione delle uova
può risultare utile trattare le piante con silicato di sodio
all’1-2%.

Mimmo Tringale

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