Il puma orientale non si è estinto, ecco perché

Il puma orientale è stato dichiarato ufficialmente estinto, ma recenti analisi genetiche hanno dimostrato che non si trattava di una sottospecie distinta.

Pochi giorni fa l’agenzia statunitense che si occupa della gestione e conservazione della fauna selvatica, lo U.S. fish and wildlife service (Usfws), ha ufficializzato l’estinzione del puma orientale (Puma concolor couguar) e ha rimosso la specie dalla lista federale degli animali a rischio estinzione. La notizia, riportata da numerosi mezzi d’informazione, non sarebbe però completamente esatta.

Puma nordamericano (Puma concolor)
Tra il XIX e il XVIII secolo i puma, ritenuti una minaccia per il bestiame e le eprsone, sono stati cacciati senza tregua fino all’estinzione da molti stati americani © Ingimage

Il puma che non c’era

Il puma orientale non si è infatti estinto, semplicemente perché non sarebbe mai esistito. La soluzione all’enigma è nella tassonomia, disciplina variabile e in costante evoluzione, grazie alle sempre più sofisticate indagini genetiche. Recenti analisi hanno infatti rivelato che il puma orientale non era in realtà una sottospecie distinta, come invece si riteneva. Gli studi sul dna di questi grandi felini hanno rivelato che tutti i puma nordamericani (Puma concolor) presentano un’omogeneità genetica.

Estinzione locale

Non si può dunque parlare di estinzione di una sottospecie, bensì di estinzione locale della specie. Anche questa non rappresenta comunque una notizia sorprendente, nel New England non veniva infatti segnalata la presenza di un puma dal 1938.

Tramonto sui monti Appalachi
I monti Appalachi, situati nella parte orientale del nord America, rappresentano l’ambiente ideale per il ritorno dei puma © Ingimage

Quante specie di puma ci sono?

Tradizionalmente si riteneva che vi fossero 32 sottospecie di puma. Un recente studio del dna mitocondriale ha invece confermato l’ipotesi che esistono solo due sottospecie di puma, il Puma concolor concolor, diffuso in Sudamerica e il Puma concolor couguar, che vive in Nord e Centro America. Analoga alla storia del puma orientale è quella della pantera della Florida (Puma concolor coryi), ritenuta una rara sottospecie di puma presente nella Florida meridionale. Alla luce delle nuova scoperte anche questi animali non hanno differenze genetiche tali da giustificare la classificazione come sottospecie.

Il ritorno del puma

Negli Stati Uniti i puma hanno vissuto un drastico declino a causa della caccia spietata, della perdita di habitat e della diminuzione delle prede. Eppure questi grandi felini stanno lentamente tornando a colonizzare gli antichi territori dove un tempo erano stati sterminati. Tra queste aree c’è proprio il New England, da cui i puma erano scomparsi da circa ottanta anni. I puma provenienti dagli Stati Uniti occidentali stanno tornando nell’area dei monti Appalachi e nei boschi del Maine, habitat ritenuti idonei dagli scienziati per il ripopolamento dei puma. Anche la popolazione di puma presente nel sud-est degli Stati Uniti potrebbe contribuire alla ricolonizzazione degli Appalachi.

Piccolo puma della California
Verso la fine dell’800 i cervi dalla coda bianca sono stati quasi completamente sterminati dai cacciatori, privando i puma della loro principale fonte di sostentamento © David Paul Morris/Getty Images

Foreste più sane e meno incidenti

Il ritorno dei puma rappresenta una notizia positiva non solo per gli amanti della fauna selvatica. Questi predatori regolano infatti le popolazioni di cervi e contengono di conseguenza il proliferare delle zecche che rappresentano una minaccia sia per la salute umana che per quella degli animali da allevamento, oltre a danneggiare la crescita delle foreste. “Abbiamo bisogno di grandi carnivori come i puma per preservare gli equilibri naturali”, ha spiegato Michael Robinson, ricercatore del Center for biological diversity. La riduzione dei cervi effettuata dai felini contribuirebbe inoltre a ridurre del 22 per cento gli incidenti stradali provocati dalle collisioni con gli ungulati.

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