Quale turismo se cambia il clima

Turismo e clima sono legati, lo dice una ricerca dell’Università di Cambridge. Cosa fare per salvare il settore?

Turismo e cambiamenti climatici sono due fattori interconnessi: l’uno danneggia l’altro provocando ripercussioni sull’ambiente e sull’economia. A darne conferma è un recentissimo studio condotto dall’Institute for Sustainability Leadership dell’Università di Cambridge, dalla sua Judge Business School e dalla European Climate Foundation.

 

Secondo la ricerca, da un lato i gas serra mettono a rischio alcune attrazioni turistiche: le stazioni sciistiche, per esempio, a causa degli inverni caldi accorciano le stagioni sportive, diminuendo gli introiti.

 

Anche le barriere coralline sono minacciate dall’innalzamento del mare e dall’acidificazione progressiva delle acque oceaniche: la loro perdita danneggerebbe, oltre alla biodiversità locale, anche l’economia, visto che producono circa 11,5 miliardi di dollari di fatturato ogni anno.

 

Dall’altro lato, però, è l’industria stessa del turismo che produce CO2. Si conta infatti che, nel 2025, il 10 per cento delle emissioni di anidride carbonica totali sarà prodotto proprio dal turismo e in particolare dai viaggi, che già oggi incidono per il 75 per cento delle emissioni del settore.

 

A detta dello studio, solo località molto settentrionali, come l’Alaska o l’Europa del Nord, potranno beneficiare della situazione; le altre dovranno adattarsi. E anche se le mete a rischio scomparsa, come alcuni ghiacciai, l’Antartide o l’Artide e alcuni atolli, stanno riscuotendo un discreto successo, questo è destinato ad essere comunque di breve durata.

 

“Ogni parte del settore deve pensare a cosa si può fare per adattarsi al cambiamento climatico e come fare per ridurre l’impatto delle proprie attività sull’ambiente,” ha detto Stephen Farrant, direttore dell’ International Tourism Partnership.

 

Una possibile soluzione

Secondo il rapporto, è necessario rendere più sostenibili i propri viaggi, puntando su mezzi di trasporti ecologici o carburanti “verdi”. L’altra possibilità è quella di incentivare l’ecoturismo e la scelta di mete con meno strutture dall’elevato impatto ambientale, con percorsi più rispettosi dei luoghi e delle tradizioni.

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