Ragni in orbita: la tela spezzata

Nello spazio sono andati tantissimi animali: scimmie, topini, rane e anche dei simpatici criceti. Ma forse gli animali che hanno viaggiato tra le stelle e che hanno dato un contributo maggiore alla conoscenza umana sono due ragnetti.

Se vi dico Laika che cosa vi viene in mente? Nel cervello di
ognuno di voi si materializzerà la simpatica cagnolina russa
che a bordo della navicella spaziale Sputnik 2 varcava l’atmosfera
terrestre e veniva proiettata nello spazio e nella storia. E anche
purtroppo nell’aldilà visto che la povera cagnolina
morì in volo. I famosi tecnici russi infatti non avevano
ancora sviluppato una tecnologia in grado di far tornare il razzo
sulla terra.

All’inizio degli anni ’70 era in corso la corsa alla spazio da
parte delle due superpotenze. Ebbene, la studentessa in entomologia
Judy Miles, diede un contributo essenziale al suo popolo grazie a
questa domanda: ma i ragni sono in grado di costruire ragnatele in
assenza di gravità? Immaginatevi l’entusiasmo da parte dei
tecnici della Nasa quando vennero a sapere di questa domanda!
Subito si misero in moto per cercare di realizzare un esperimento
in orbita: il mondo doveva avere una risposta. E fu così che
il 28 luglio 1973, attorniato da una nuvola di fumo, partì
da Cape Canaveral lo skylab numero tre: destinazione lo spazio
infinito.

Oltre agli astronauti a bordo c’erano anche due femmine di
ragno dal nome di Anita e Arabella che non si nutrivano di
pillolone, ma di gustose mosche portate apposta nello spazio per
far da pranzo ai due ragnetti. Appena arrivati in orbita il
comandante in persona Owen Garriot iniziò le osservazioni:
il primo giorno i due ragnetti iniziarono a mangiare e non ci fu
verso di farle muovere. Il secondo giorno la più coraggiosa
Arabella iniziò timidamente a filare il suo filo con
risultati pessimi: la sua ragnatela era informe e non ricordava per
nulla quelle bellissime tele che si notano in campagna e che, alla
mattina, risplendono con le gocce di rugiada. Il terzo giorno anche
Anita iniziò a filare con risultati modestissimi. Dal quarto
giorno in poi invece i due ragnetti iniziarono ad adattarsi
all’assenza di gravità e fecero delle tele bellissime, quasi
belle come quelle che possiamo osservare in questi giorni in
campagna, quelle che, colpite dai raggi del sole, fanno riverberare
le goccerelline di rugiada sui raggi obliqui dell’autunno.Pensate
alla gioia del capitano e di tutto l’equipaggio: la domanda aveva
ricevuto un’eccellente risposta e il mondo poteva proseguire nel
suo destino.

Ma purtroppo arrivò il dramma: al settimo giorno i due
ragnetti perirono e quando lo skylab atterrò non c’era la
solita atmosfera di festa ad accogliere gli astronauti. L’autopsia
decretò che i ragnetti erano morti per disidratatazione:
evidentemente, nello spazio, riuscivano a costruire una tela
perfetta, ma non erano in grado di bere. Insomma cari amici, un
altro fondamentale contributo dato dagli entomologi all’immenso
mosaico del sapere umano!

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