Davvero abbiamo bisogno del turismo spaziale?

Dopo i successi di Blue Origin di Besoz e di Virgin Galactic di Brenson si apre ufficialmente l’epoca del turismo spaziale. Capriccio inquinante per pochi o visione futuristica dei prossimi esploratori spaziali?

Se non di tutti, è il sogno di molti. Poter vedere, anche se per pochi minuti, il globo azzurro galleggiare nel buio infinito è una di quelle esperienze che cambia la vita per sempre. E dopo i voli sub orbitali e orbitali di Virgin Galactic e Blue Origin, dei multimiliardari Richard Branson e Jeff Bezos, i viaggi spaziali o, meglio, il turismo spaziale, è oggi realtà.

Inizia l’era del turismo spaziale

Ma qual è il possibile impatto ambientale di questo tipo di voli? Oggi sappiamo che l’aviazione civile, da sola, è responsabile di circa il 2,5 per cento delle emissioni di CO2 a livello globale. Quanto emette un volo “spaziale”? Dipende dal propellente impiegato. Un razzo come il Falcon 9 che usa kerosene emette circa 300 tonnellate di CO2 per ogni volo. L’aereo supersonico di Branson funziona con una combinazione di protossido di azoto e polibutadiene con radicali ossidrilici terminali, mentre il razzo di Bezos funziona con una combinazione di ossigeno liquido e idrogeno liquido. Quest’ultimo ad esempio produce grandi quantità di vapore acqueo, mentre il primo emette CO2, fumo e vapore acqueo, oltre a ossidi d’azoto. Secondo ricerche recenti che valutano l’impatto dei razzi spaziali, i gas di scarico rimarrebbero in stratosfera e mesosfera dai due ai tre anni.

Il razzo che ha portato in orbita Jeff Besoz e gli altri tre membri dell’equipaggio © Blue Origin

Senza contare l’intensità energetica che serve per produrre, liquefare e stoccare i carburanti. Se non alimentati da fonti rinnovabili, questi processi non fanno che aumentare le emissioni.

Oggi sono circa 100 i lanci spaziali tentati ogni anno. Una cifra ancora limitata che ha impatti limitati su clima e ambiente. Ma Virigin prevede almeno 400 voli l’anno con prezzi che vanno dai 200mila ai 250mila dollari.

Le differenze con la ricerca spaziale

Sia chiaro, l’esplorazione spaziale – quella dell’ISS ad esempio – è fondamentale per i progressi futuri della nostra società, anche per contrastare i cambiamenti climatici. La ricerca spaziale dei pianeti più vicini al nostro ci ha permesso di comprendere meglio ciò che avviene sulla biosfera terrestre. Le tecnologie impiegati sulle stazioni o sui satelliti ci permettono oggi di comunicare ovunque nel mondo con oggetti che pesano poco meno di 200 grammi. E ci aiuteranno a capire come risponde il corpo umano a condizioni di limitata gravità e di esposizione ai raggi cosmici.

Ma il turismo spaziale non farà nulla di tutto ciò. Non troverà soluzioni per rendere la Terra un luogo migliore. Non è questo l’obiettivo dei tre super miliardari. Per moltissimi anni rimarrà un’esperienza per pochi eletti che non farà altro che aumentare le disuguaglianze sociali e che preparerà il terreno ad una speculazione economica. Dal canto suo Paolo Nespoli, l’astronauta italiano, è certo che poter provare un’esperienza del genere ci cambi come persona, rendendoci migliori. C’è da credergli.

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