Expo 2015

I veri risultati del programma ‘Fame zero’ di Lula

Oltre 50 milioni di persone salvate dalla fame. Questo il bilancio del programma “Fome zero” (Fame zero) lanciato nel 2003 dall’allora presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva, con interventi concreti per l’agricoltura, la scuola e il sostegno alle famiglie più povere, in particolare per i bambini. Secondo alcuni studi per ogni real speso il ritorno è stato di 1,78.

Il programma ‘Fame zero’ attuato dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva nel 2003 ha contribuito a combattere la povertà nel grande paese sudamericano. Efficacemente. Tanto che oggi, le istituzioni internazionali e i paesi confinanti guardano con molto interesse alla possibilità di importare queste misure per ottenere concreti miglioramenti sociali.

Eletto per la prima volta nel 2002, e riconfermato per altri quattro anni nel 2006, durante il suo governo Lula ha introdotto il programma “Fome zero”, fame zero, una serie di sovvenzioni per le famiglie più povere, “Bolsa familia”, che ha strappato alla fame milioni di persone e contribuito a farlo diventare uno dei leader sudamericani più amati e popolari, sia in patria che all’estero.

“Far fare a tutti i brasiliani tre pasti al giorno” era il primo obiettivo dichiarato della sua presidenza.

“Il problema della fame non è questione di mancanza di cibo. Il mondo, infatti, produce molti più generi alimentari di quanto l’uomo abbia bisogno. Ma c’è una parte di questa umanità che non ha i soldi per comprarlo”. Partendo da questo dato di fatto che è stato il punto di partenza per la lotta alla fame in Brasile, l’ex Presidente del Brasile Lula ha raccontato in un videomessaggio all’Expo delle idee, questa grandiosa esperienza.

La Fao ha certificato che il Brasile ha già raggiunto gli obiettivi di sviluppo del millennio in termini di lotta contro la fame

Il numero di persone che soffrono la fame in Brasile è sceso di quasi 10 milioni in 20 anni. Tra il 1992 e il 2013, il numero di persone che soffrono la fame nel Paese è stato ridotto da 22,8 a 13,6 milioni. L’obiettivo per i governi era di ridurre del 50% la percentuale di persone che soffrono la fame rispetto alla popolazione totale. L’anno di partenza è il 1990, l’anno prefissato era il 2015. Secondo la Fao, in Brasile la riduzione ha superato il 54%. Nel 1990, il 15% della popolazione soffriva la fame; oggi il tasso è sceso al 6,9%. Grazie ad uno stanziamento iniziale di 500 milioni di dollari, Lula è riuscito, in questi anni, nel compito non facile di combattere la piaga della fame soprattutto nelle regioni piú povere del Paese.

Il programma “Fome zero” (Fame zero) lanciato nel 2003 comprende l’erogazione di sussidi in contanti alle famiglie povere a condizione che i figli vengano vaccinati, sottoposti a periodici controlli medici e mandati a scuola. Secondo Vito Cistulli, funzionario della Fao, “ha funzionato grazie all’ampia copertura, alla condizionalità e alla continuità degli interventi”. Secondo alcuni studi per ogni real speso il ritorno è di 1,78.

La strategia del programma ‘Fame zero’

La strategia utilizzata è duplice: da un lato si è agito con aiuti finanziari diretti alle famiglie più povere (con la tessera denominata “Bolsa Família”) e l’accesso al microcredito e dall’altro si è puntato sulla distribuzione di cibo alle persone più povere per garantire il diritto di accesso ai prodotti alimentari di base.

Il programma agisce anche con strategie diverse quali la costruzione di cisterne di acqua nelle zone semi-aride del Brasile, l’apertura di ristoranti a basso costo, l’educazione della popolazione e dei bambini a sane abitudini alimentari, la distribuzione di vitamine ed integratori del ferro, La lotta alla fame ha previsto anche lo sviluppo dell’agricoltura familiare con investimenti governativi passati da 1 a 4 milioni di dollari.

In Brasile non solo più cibo, ma anche più economia

I ministri di Lula che hanno coordinato Fame zero hanno più volte ricordato che non si tratta di un’idea filantropica e assistenzialista ma, al contrario, di una politica che getta le fondamenta per consolidare dei diritti, finora inesistenti. Infatti, il programma attuato dal presidente brasiliano nel 2003 ha contribuito efficacemente a combattere la povertà nel grande paese sudamericano.

Tutti gli indicatori evidenziano un miglioramento: la quota di popolazione malnutrita si è più che dimezzata rispetto al 10,7% del 2002 (sempre, fonte Fao) e la mortalità infantile è scesa da 28 bambini su mille a 18 su mille. Dal 2003 l’indice di povertà, cioè la quota di popolazione che guadagna meno di 2 dollari al giorno, è crollato dal 24 al 10% e contemporaneamente l’indice di Gini che misura, su una scala da 1 a 0, l’intensità delle diseguaglianze, è sceso da 0,59 a 0,52. Qualunque indicatore si utilizzi, si tratti dell’aspettativa di vita, delle deficienze caloriche o dell’accesso a elettricità e acqua potabile, il progresso è evidente.

Dunque, in un decennio, oltre 20 milioni di brasiliani sono stati sollevati dalle loro condizioni di povertà. Risultati ancor più degni di nota se si considera che, storicamente, la povertà in Brasile è un fenomeno endemico, tristemente strutturale.

Così, oggi sono anche i “vicini di casa” a guardare con interesse alla possibilità di importare queste misure per ottenere concreti miglioramenti sociali.

Luiz Inácio Lula da Silva con Dilma Rousseff al momento delle elezioni del 2014
Luiz Inácio Lula da Silva con Dilma Rousseff al momento delle elezioni del 2014

I risultati ottenuti dal programma ‘Fame zero’

Uno studio effettuato dall’Undp ha evidenziato un 20 per cento effettivo di riduzione delle diseguaglianze sociali in Brasile dal 2001 e una ricerca promossa dalla Banca Mondiale ha mostrato una significativa riduzione del lavoro minorile tra i bambini che hanno beneficiato del programma Bolsa Familia. Se è quindi vero che la fame resta un’emergenza per centinaia di milioni di abitanti del pianeta, proprio a partire dall’iniziativa di Lula, l’America Latina è l’area geografica dove, negli ultimi anni, si è affrontato con maggiore efficacia il problema.

Le possibilità di disseminazione del modello ‘Fame zero’ in altri Paesi

I Paesi vicini guardano oggi con grande interesse alla possibilità di applicare questo progetto in casa propria: in Venezuela, il governo ha lanciato vari programmi contro la povertà tra cui la “Mision barrio adentro” (missione dentro la baraccopoli) è il principale: il progetto punta a garantire standard accettabili di sicurezza alimentare e sanitaria nei contesti di maggior degrado sociale con risultati sono stati concreti e incoraggianti in alcune favelas, dubbi in altre. Anche l’Argentina, l’altro grande paese sudamericano ha lanciato, un programma di governo contro la fame benché suoni quasi come un controsenso se si pensa che questa nazione ospita 40 milioni di abitanti, ha forti capacità di innovazione sociale e ha, soprattutto la potenzialità per produrre cibo per 400 milioni di persone.

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