Numerosi studi spiegano che i cambiamenti climatici, i pesticidi e l’artificalizzazione dei suoli stanno decimando le popolazioni di uccelli.
In seguito alle proteste internazionali, la Russia ha annunciato che libererà i cetacei tenuti in cattività da mesi.
Lo scorso novembre un drone che stava sorvolando la baia di Srednyaya, nei pressi della città di Nakhodka, sulla costa orientale della Russia, ha documentato l’esistenza di quella che è stata definita una “prigione per cetacei”. Le immagini, che hanno suscitato lo sdegno dell’opinione pubblica internazionale, mostravano infatti oltre cento mammiferi marini detenuti all’interno di anguste gabbie temporanee, nonostante sia illegale catturare cetacei, salvo per scopi scientifici ed educativi.
Secondo le indagini gli animali, novanta beluga (Delphinapterus leucas) e undici orche (Orcinus orca), sarebbero stati catturati la scorsa estate per essere venduti a peso d’oro a parchi marini e acquari in Cina. Il loro destino, però, non sarà quello di essere imprigionati a vita, costretti ad esibirsi per il sollazzo degli spettatori, in seguito alle proteste la Russia ha infatti annunciato che i 97 cetacei rimasti (gli altri sono scomparsi in circostanze non chiarite) saranno liberati.
Lunedì 8 aprile il governatore della regione russa di Primorsky, Oleg Kozhemyako, ha firmato un accordo sottoscritto da un gruppo di scienziati russi e di scienziati internazionali, tra cui Jean-Michel Cousteau, figlio del celebre navigatore Jacques Cousteau e fondatore della ong Ocean futures society, che prevede la liberazione delle orche e dei beluga imprigionati. Gli animali saranno liberati gradualmente, per consentire loro di riabituarsi al mare aperto. “Gli scienziati del team di Cousteau e gli scienziati russi decideranno quando e quali animali rilasciare”, ha spiegato Oleg Kozhemyako.
La diffusione delle immagini della “prigione dei cetacei”, come detto, ha suscitato numerose proteste ed è stata lanciata una petizione per chiedere al ministro dell’Ambiente e delle risorse naturali della Federazione russa di liberare gli animali illegalmente detenuti. La petizione, firmata e promossa dall’attore Leonardo DiCaprio, noto per il suo impegno ambientalista, ha raccolto quasi 1,5 milioni di firme online.
Please sign this petition and join me in speaking out against the inhumane capture of orcas and belugas in Russia. https://t.co/OED9zJ9fnz
— Leonardo DiCaprio (@LeoDiCaprio) 26 febbraio 2019
Secondo il periodico indipendente russo Novaya Gazeta sarebbero quattro le società coinvolte nella cattura e nella detenzione dei mammiferi marini: LLC Oceanarium DV, LLC Afalina, LLC Bely Kit e LLC Sochi Dolphinarium. Novaya Gazeta sostiene inoltre che le quattro società, tra il 2013 e il 2016, avrebbero esportato illegalmente tredici balene in Cina. Il governo russo ha chiesto alle autorità regionali di prendere provvedimenti contro le società responsabili, che verranno indagate per aver infranto le leggi sulla pesca.
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