Diritti umani

Sahara Marathon: hanno vinto due saharawi, hanno vinto tutti

La Sahara Marathon, apice dell’iniziativa LifeGate Experience, è stata vinta da corridori locali. Noi eravamo lì con loro, con Giovanni Storti e con Marina Graziani (che è arrivata seconda).

Per la prima volta nella storia della corsa, la Sahara Marathon è stata vinta da due atleti di origine locale: Immaculada Zanoguera e Lehnsen Sidahmed.

Ma la vittoria è, naturalmente, di tutti. L’arrivo dei maratoneti è per i Saharawi l’evento più importante dell’anno.

Per questo, il risultato sociale prevale su quello sportivo. Che comunque è interessante.

La classifica della Sahara Marathon 2018

Per la prima volta, infatti, i vincitori della gara maschile e di quella femminile sono legati direttamente al territorio.

Tra le donne il successo è stato della maiorchina Immaculada Zanoguera (3:48:11), ex campionessa europea under 20 di basket ma soprattutto figlia di una saharawi adottata poi alle Isole Baleari. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, ha deciso di approfondire le origini di sua madre, e poi, attraverso la Sahara Marathon, alleviare le sofferenze di chi vive tra quei 42 chilometri che dividono El Ayoun e Smara, ovvero la partenza e l’arrivo della gara. Seconda classificata la nostra showgirl Marina Graziani (4:49:49), sempre più immersa e partecipe del mondo sportivo e del running, fondatrice di My passion Fit.

Storia simile quella di Lehnsen Sidahmed, Saharawi di nascita (a Tindouf) e accolto da bambino in Spagna, a Toledo: lo scorso anno era arrivato quarto, ma quest’anno ha dominato la gara fin dai primi metri, staccando allo strappo dei 15 km il due volte campione Jon Salvador: 10 minuti di vantaggio sullo stesso Salvador e 14 sull’algerino Seddiki.

Più di 500 i partecipanti totali, con 23 nazioni rappresentate: per l’Italia, oltre a Marina Graziani, la presenza di Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. Nella mezza maratona, successi dell’algerino Mohamed Bouremana e della francese Veronique Le Moing: nella 10 km primo l’eroe locale Amaidan Salah e la spagnola María Luisa Guillen, mentre nella 5 km il successo è andato all’algerino Fardjallah Hicchem e alla francese Anne Marie Rebray.

Si è corsa lunedì 26 febbraio la Sahara Marathon, una corsa che fa parte del network Run the World e che nasce per sensibilizzare il mondo sui problemi del popolo Saharawi, esiliato dalle sue terre natie e ora costretto in 5 campi profughi nel deserto arido. Presente anche una delegazione italiana, con l’ex velina Marina Graziani e l’attore Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.
Si è corsa lunedì 26 febbraio la Sahara Marathon, una corsa che fa parte del network Run the World e che nasce per sensibilizzare il mondo sui problemi del popolo Saharawi, esiliato dalle sue terre natie e ora costretto in 5 campi profughi nel deserto arido. Presente anche una delegazione italiana, con l’ex velina Marina Graziani e l’attore Giovanni Storti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.

La Sahara Marathon in LifeGate Experience

Decidere di correre la Sahara Marathon, momento apicale dell’iniziativa LifeGate Experience, significa prepararsi ad affrontare una gara profondamente diversa sia nella proposta, che nelle finalità. Un modo autentico, non certo comodo, per affrontare e vivere quella regione africana nel suo aspetto più reale, con una ricaduta positiva sulle persone e sui luoghi in cui si va a correre o, meglio, a vivere.

Chi decide di partecipare, prima di confermare la propria iscrizione, si è ben informato mettendo in conto di fare un’esperienza, faticosa, scomoda, dalle emozioni forti. A partire dal lungo viaggio, impegnativo, pieno di controlli e attese, che presuppone grande pazienza. Bisogna infatti raggiungere la città di Tindouf, nel sud dell’Algeria a oltre 2 ore di volo da Algeri e poi, dopo circa 20 ore di viaggio, “entrare” con un ultimo trasferimento nei territori algerini amministrati dal popolo Saharawi, poco lontani dal confine con il Mali e gestiti dall’Onu.

I partecipanti sono suddivisi in piccoli gruppi e assegnati alle varie famiglie con le quali rimangono per tutto il periodo. Non ci sono alberghi né letti in affitto, a volte neppure l’acqua corrente o l’elettricità. Per oltre una settimana si vive da ospiti nelle tende e nelle case di mattoni di fango dei Saharawi. Si va lì perché questi luoghi da oltre 40 anni circa 300.000 persone Saharawi vivono da profughe in pieno deserto algerino senza patria e senza potersi ricongiungere con i familiari rimasti nei territori d’origine.

Oltre all’arabo i Saharawi parlano lo spagnolo – alcuni anche il francese, l’inglese e anche l’italiano – dunque non è difficile farsi capire. Pochi giorni vissuti nella quotidianità difficile di questa gente dignitosa e orgogliosa di appartenere al popolo Saharawi, creano un legame e un’amicizia molto forte, che inciderà momenti indimenticabili nei ricordi di ognuno.

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