Paraguay

Piccolo, bello e misterioso, il Paraguay, ha una superficie di 407.00 km2, per una popolazione di 5 milioni di abitanti. una meta alternativa per le vacanze

Piccolo, bello e misterioso, il Paraguay, ha una superficie di
407.00 km2, per una popolazione di 5 milioni di abitanti. Il paese
è formato da due regioni distinte e divise una dall’altra
dal Rio Paraguay. A occidente c’è il Chaco, torrida regione
della savana e del deserto, a oriente la regione della foresta
tropicale, oggi quasi interamente disboscata. Anche se è un
Paese quasi interamente agricolo, oggi la metà della
popolazione vive nelle aree urbane. Il paesaggio è
rigoglioso con belle piante tropicali che danno ottimi frutti.
Molte le specie di animali, alcuni in via di estinzione. E,
soprattutto, tanta acqua di cui nella vicina Foz de Yguazu le
grandiose cascate, una delle 7 meraviglie del mondo. Dal 1992 il
“guarani” e’ stato riconosciuto come seconda lingua ufficiale, un
riconoscimento della cultura indigena.

Il Paraguay, non è conosciuto né proposto dai
circuiti del turismo convenzionale, anche perchè non essendo
sulla costa, manca l’attrattiva balneare. Forse per questo, dicono
i fratelli del Popolo di Dio, questo Paese e questo luogo, “
Repatricion”, fu indicato in un messaggio profetico a Leonor
Paredes, residente in Argentina e uscente dalla chiesa Pencostale,
quale luogo dove costruire una comunità cristiana
indipendente. Così, nel 1963, grazie ad una legge emessa
dal governo paraguayano che dava la possibilità di
rimpatriare ai paraguaiani, arriva il primo gruppo di adepti e
forma la prima comunità stabile, dopo 23 anni di
peregrinazioni in Argentina. Nasce così Santidad,
città del “Popolo di Dio”

“Se vai in Paraguay, vai da quelli del popolo di Dio, vale la
pena” questo “vale la pena” dettomi da un’amica di Vicenza, mi
è risuonato alle orecchie e ho seguito il suo consiglio.

Arrivo a Santidad a mezzogiorno del 21 dicembre 2006, mi
accoglie Cristina, che da Padova si è trasferita qui, e mi
racconta che ha molto lavoro: nella comunità si realizzano
prodotti artigianali che vengono inviati al commercio equo e
solidale e che servono a creare posti di lavoro e a finanziare
opere sociali ed educative.
Mi dice “io non ho tempo, però sappi che sei la benvenuta,
Morenì ti ha trovato una cameretta, stai un po’ con
lei”.

I primi passi in questo villaggio mi danno una sensazione
piacevole, di camminare leggera, in tutti i sensi. Sento la
cordialità dell’accoglienza. Morenì mi presenta a
tutti dicendo “questa sorella è arrivata da sola, con la
corriera”. Visito la mensa, che prepara giornalmente i pasti per i
bisognosi, la casa di preghiera, e alcune persone importanti della
congragazione. La casa di preghiera è una grande struttura
di legno, tipo uno stadio con all’interno le gradinate e al centro
una piattaforma con della terra dove si entra a piedi nudi. I
simboli sono scarsi, quasi solo decorativi. Tutto è
estremamente rustico e disadorno. Si prega in ginocchio, le donne
portano un copricapo bianco. Iniziava l’ora dell’orazione e delle
“profezie”. Quelle che noi chiameremmo canalizzazioni, nel senso
che, chi canalizza, impartisce i messaggi ai destinatari,
individualmente. Si tratta di consigli provenienti da Fonti
spirituali. o dallo Spirito Santo, come dicono loro. Può
essere che una persona si metta a parlare ad alta voce se “arriva”
una profezia per tutti, allora tutti ascoltano con rispetto e in
silenzio.

Morenì mi dice che anche quando il gruppo dirigente deve
prendere decisioni importanti, viene praticata questa
modalità di ascolto interiore: ognuno contatta la sua parte
più profonda… Non tutti profetizzano, ma con tanta
preghiera e vita spirituale gran parte dei fratelli sviluppano
questo dono. Questo a me risulta una cosa incredibile.

Questo villaggio, chiamato anche Santidad, è la sede
centrale della congregazione che conta circa 2500 persone. Gli
abitanti vivono per di più nelle classiche casette di legno
col tetto di paglia o di lamiera, o in nuove costruzione in
mattone, sul terreno assegnatogli dalla comunità. Ognuno
può costruire la sua casa come crede.
Ma il cuore delle comunita, attorno al quale ruota tutta
l’attività collettiva, è rappresentato da una vasta
area, con all’interno la casa di preghiera, la mensa, il patio e le
case dove stanno i “solteros” (singoli), che sono circa 500
unità.

Questa del popolo di Dio è una congregazione religiosa di
ispirazione cristiana, legalmente riconosciuta. Privilegia la
realizzazione del Cristo dentro di sé, il perfezionarsi, la
spiritualizzazione di se stessi: il “parlare direttamente con Dio”.
Un’altra amica italiana, musicologa della comunità, mi dice
:” io ero atea, qui ho imparato a pregare e mi racconta la sua
esperienza, quando, dopo una forte otite, iniziò a comporre
brani “ispirati.”

Alla mattina alle 3 passano in tutto il paese a suonare con la
chitarra e a cantare salmi. E’ la prima ora di preghiera (ognuno la
fa da casa sua, senza obblighi) Alle 6 prima di andare a lavorare
la gente si saluta nel centro e si augura “Pace nel tuo cuore”
.

La mattina seguente, verso le 8, arriva Morenì a
chiamarmi per la colazione. Poi mi porta a visitare le case delle
“solteras”, dove lei stessa vive. I “solteros”sono “singoli”, “
monache e monaci” e vivono in case comuni a gruppi di 7-8. Lei sta
in una casetta dove c’è oltre al bagno, alla cucina e al
piccolo soggiorno, uno stanzone comune con armadi e tendine come
divisori.

Non ci sono né un Cristo, né una Madonna,
né un Angelo appesi ai muri, solo quadri non
rappresentativi. Giro lo sguardo per cercare la foto del loro
maestro e fondatore, neanche quella. Mi sembra
un’impersonalità eccessiva, in fondo le immagini hanno
anche un potere evocativo, commento con Morenì. “Dobbiamo
solo rivolgerci al nostro interno, realizzare Dio in noi stessi”,
mi risponde.

“Ma quante monache siete? E ci sono anche monaci?”. “Si anche
monaci, siamo forse 500. Diamo molta importanza al “solterio”. I
solteri sono un grande sostegno alla comunita’”. (In oriente si
chiamerebbero sannyasi o brahmachari).
“Qui, nel tempio, non ci sono funzioni particolari né messe,
si prega individualmente e ci si aiuta a migliorarsi con le
profezie. La domenica vi è un momento comune che dura alcune
ore dove ognuno può intervenire, con profezie o anche
prediche relative al vivere in comunità e all’aspetto
spirituale, può anche darsi che si esegua un’opera
illustrata. Si tratta di una rappresentazione teatrale
improvvisata, simbolicamente si narrano episodi della vita, con le
sue illusioni, prove, debolezze, misteri…
I capi della comunità vengono designati in base alla loro
esperienza, dedizione, saggezza. Abbiamo molta comprensione gli uni
per gli altri, inoltre arrivano molte persone bisognose a cui la
comunità provvede.”
“E se le persone litigano, compiono danni, subiscono torti?”,
chiedo.
“Ci sono i consiglieri, 12 uomini e 12 donne, tra le persone
dotate di maggior saggezza e esperienza. Sono coloro che ti possono
ascoltare, correggere, consigliare. In genere tutto si appiana.
Viene tenuto in considerazione anche il livello, la
possibilità, che le persone hanno di elevarsi e di capire…
Vieni alla Pasqua che è per noi anche la festa del perdono.
Si canta si balla e le persone si inginocchiano una vicina
all’altra se devono chiarire conflitti e perdonarsi. “
“Ma tu sei giovane, hai fatto i voti?” Sì, abbiamo una
promessa, ma se entriamo in una crisi c’è anche per noi chi
ci puo consigliare. Ad esempio una nostra consorella si e appena
sposata… Ci sono anche molti giovani tra i solteros, per coloro
che nascono qui è una cosa normale… “, e il discorso
continua tra noi.
“Ma veramente è cosi facile appianare i conflitti? E’
veramente possibile realizzare una comunità così in
semplicità e saggezza?. E’ possibile che chi la guida non
usi strumenti di potere, ma solo comprensione?”.
La risposta che mi perviene non solo da Morenì, ma anche da
altre eprsone che interpello, perché la mia curiosità
e incredulità sono forti, è proprio: “Si”.
Perché lo scopo della vita a Santidad è realizzare il
primo e l’ultimo comandamento che dice: “ama il signore Dio tuo
come te stesso, ama il prossimo tuo come te stesso”.

Nives
Riva

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