Scienziati italiani in Antartide per trovare il ghiaccio più antico

Alla 32esima spedizione partecipano anche scienziati italiani. Obiettivo: raccogliere una carota di ghiaccio di 1,5 milioni di anni e studiare il clima.

Un pool di esperti, come si suole dire. Uniti per comprendere la storia climatica dell’Antartide, che potrà successivamente aiutarci a comprendere quali fossero le condizioni climatiche di un passato ormai lontanissimo. Un passato risalente a un milione e mezzo di anni fa.

scienziati italiani
Jan Vincent Kleine alle prese con una carota di ghiaccio antartico. Foto via Cumulus/Awi

Studiare il ghiaccio antico permette infatti di conoscere alcuni parametri geofisici fondamentali per ricostruire il clima del passato ed elaborare allo stesso tempo modelli climatici più precisi impiegati dai climatologi per immaginare come risponderà la calotta artica alle attuali concentrazioni di gas ad effetto serra. Modelli che potranno essere estesi anche a livello globale.

Scienziati italiani studiano il clima del passato

Alla spedizione, denominata Beyond Epica – Oldest Ice, partecipano glaciologi e climatologi di 14 istituzioni di 10 paesi europei. La Commissione europea finanzia il progetto con 2,2 milioni di euro. L’Italia partecipa nell’ambito del Programma nazionale di ricerca in Antartide (Pnra) finanziato dal ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, è presente nel consorzio con l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) e l’Università di Bologna. Sono coinvolti scienziati di università italiane (Ca’ Foscari Venezia, Firenze e Milano-Bicocca), dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).

“I ghiacciai sono un pozzo di informazioni inesauribile. Ad esempio dalla loro stratigrafia si può ricostruire l’evoluzione del clima terrestre e studiare i fenomeni che lo modificano, comprese le eruzioni vulcaniche che hanno segnato la storia dell’uomo”, ha detto Giorgio Budillon, del comitato scientifico di Green Cross e membro della Commissione scientifica nazionale per l’Antartide. “Ancora più interessanti i risultati che potranno fornire progetti come ‘Beyond Epica’ che si propone di ricostruire il record climatico di 1,5 milioni di anni, o come l’investigazione dei laghi subglaciali, ambienti estremi ostili, immersi nell’oscurità sotto la spessa coltre della calotta di ghiaccio antartica, che potrebbero rivelare la presenza di forme di vita aliene rispetto al nostro attuale ecosistema”.

Capire come sta l’Antartide

Alla 32esima spedizione partecipa anche un team di ricerca del Cmcc (Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici) che a bordo delle delle due navi di ricerca Italica e Ogs Explora, con l’obiettivo di realizzare dei rilievi geofisici della morfologia dei fondali oceanici e capire la vulnerabilità attuale dell’Antartide, l’entità del ritiro dei ghiacci e monitorare lo stato di salute del Mare di Ross. “Questi rilievi sono cruciali per noi esperti di modellistica del clima e delle calotte polari”, spiega Florence Colleoni, ricercatrice della Fondazione Cmcc partita per l’Antartide. “Al contrario della Groenlandia, la calotta glaciale antartica si è sviluppata in un contesto climatico molto più caldo. I dati raccolti ci aiuteranno a ricostruire come si sono svolte esattamente le cose. Simulare le condizioni climatiche di un passato molto remoto, e la risposta della calotta polare antartica a queste condizioni, in modo che siano in accordo con questi dati, rappresenta una sfida per la comunità internazionale polare”.

Una lezione speciale dedicata ai più giovani

Sono stati oltre 50 gli studenti delle scuole primarie che hanno avuto la fortuna di partecipare alla lezione tenuta dai ricercatori in diretta dal Polo Sud. L’evento Dal Big bang al Big freeze tenutosi a Explora, il Museo dei Bambini di Roma e organizzato da Green Cross Italia in collaborazione con l’Enea, ha permesso agli scienziati impegnati nella spedizione, di raccontare il progetto. “Attualmente stiamo vivendo sulla nostra pelle quelli che appaiono essere i segnali del cambiamento climatico indotto dall’uomo, con fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti e violenti”, ha dichiarato Guido Di Donfrancesco, responsabile del servizio di protezione ambientale del Pnra. “Riuscire a comprendere a fondo quanto è avvenuto al clima del nostro pianeta indietro di milioni di anni ci permetterà di prevedere con minori incertezze quel che potrebbe accadere al clima nel prossimo futuro”. Un’occasione per formare e preparare le generazioni di domani ai cambiamenti climatici.

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