La risposta scout ai 4 attacchi alle sedi in Sicilia: #piubellediprima

Gli scout siciliani educano alla legalità i giovani. “Per questo compiono attacchi vandalici nelle nostre sedi che ricostruiremo più belle di prima”.

È salito a quattro il numero delle sedi scout dell’Associazione guide e scouts cattolici italiani (Agesci) Sicilia che hanno subito episodi vandalici, dalle fiamme alla distruzione dei locali interni fino all’abbattimento dei serramenti e delle finestre, nel giro di pochi mesi. L’ultimo caso è avvenuto il 25 gennaio a Belpasso, dove la sede del Gruppo Belpasso II è stata vandalizzata, mentre il 12 gennaio a Ramacca sempre in provincia di Catania, era stata colpita la sede del gruppo locale collocata all’interno di un bene confiscato alla mafia.

Lasciare il posto meglio di come lo si è trovato

Questi attacchi sono il segno che in queste località e in questi territori stiamo operando bene sull’educazione e sulla cittadinanza attiva dei nostri ragazzi. Quest’ultimo attacco [l’intervista è stata condotta prima dell’episodio di Belpasso, ndr] ha colpito un luogo sottratto alla mafia, dove invece noi ora stiamo facendo fiorire il bene”, spiega Marilena Galletta, responsabile regionale Agesci. “Non ci fermeremo”.

A guidare l’azione degli scout sono i valori che arrivano direttamente dal fondatore del movimento, Baden-Powell, e che parlano di rispetto del bene comune. Anche episodi gravi come questi ultimi “non ci devono demoralizzare, perché continueremo a lavorare su questi valori”.

Le sedi scout tornano #piubellediprima

A metà dicembre, dopo i primi due episodi a Marsala e Mineo, l’associazione Agesci aveva lanciato un fondo di solidarietà per aiutare i gruppi locali che avevano subito i danni. L’idea era quella di promuovere una raccolta fondi per ricostruire le sedi vandalizzate e sensibilizzare a livello nazionale l’opinione pubblica accendendo i riflettori sugli attacchi. Il fondo è stato chiamato #piùbellediprima e in queste settimane la risposta dai singoli scout e dai gruppi è andata al di là delle aspettative: “I segni concreti di vicinanza sono un bel gesto di come tutta Italia stigmatizzi questi comportamenti vigliacchi”.

All’attacco vandalico, ecco la risposta scout

“Evidentemente, siamo fastidiosi – continua Milena Galletta -, qualcuno non vuole che i ragazzi occupino quel terreno che fino a qualche anno fa era luogo di incontro per i mafiosi”. A Ramacca e nel catanese è molto forte la presenza del clan Santapaola di Cosa Nostra. Davide Falcone, uno dei capi del gruppo di Ramacca, affida a Facebook il suo pensiero: “Siamo davvero in grado di lottare contro un sistema che non fa altro che svilire ciò che viene creato per il bene comune? Insieme ai nostri ragazzi e con il sostegno delle istituzioni, abbiamo investito tempo e denaro in questo luogo, cercando di renderlo migliore, fruibile a tutti, simbolo di una lotta concreta alla mafia”.

La vera risposta degli scout a questi attacchi è in un appello silenzioso, portato avanti dai tanti capi unità sul tutto il territorio siciliano: “Educare i ragazzi ad uno dei valori principali dello scoutismo, lasciare il posto un po’ migliore di come lo si è trovato”.

Agesci, scout, Sicilia

Ecco allora che i dieci figli di boss mafiosi diventati scout in Sicilia nell’ultimo periodo sono l’inizio di un percorso di educazione culturale ad essere buoni cittadini. “Questa non chiamiamola antimafia – afferma Galletta -, parliamo di impegno civile sul territorio”. La cittadinanza attiva viene trasmessa con quella voglia tutta scout di rimboccarsi le maniche e di sporcarsi le mani per la propria comunità anche, se non soprattutto, a fronte di questi attacchi vandalici.

“Appena due mesi fa don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, parlando ai capi dell’Agesci Sicilia ha esortato la nostra associazione a non abbassare la guardia e ad essere un baluardo educativo nei confronti della cultura mafiosa: è esattamente ciò che intendiamo fare”, conclude Marilena Galletta.

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Sicilia, terra libera

La risposta degli scout l’ennesimo gesto vigliacco arriva dalle scelte scout compiute negli anni – da Agesci, ma anche da Masci e Cngei – di testimoniare concretamente la lotta alle mafie, prendendo in gestione i beni confiscati per riutilizzarli nello scopo sociale più alto: l’educazione dei ragazzi. Sono più di venti, dal Nord al Sud, i beni confiscati a Camorra, ’ndrangheta e Cosa Nostra gestiti da gruppi scout. Luoghi di morte trasformati in luoghi di crescita.

“I mafiosi e i loro complici non ci fermeranno”Paolo Borsellino, magistrato italiano assassinato da Cosa Nostra

“Quello che è successo e sta succedendo agli scout ricorda quello che è capitato a noi con le prime cooperative, quando lavoravamo in modo legale sui territori confiscati alla mafia”, spiega Valentina Fiore, amministratore delegato del Consorzio di Libera Terra Mediterraneo.

“Il fatto che gli scout accompagnino in un percorso educativo e valoriale i ragazzi fin da piccoli è quello che alla mafia dà più fastidio. Per questo reagiscono. Temono l’educazione più della magistratura e delle forze dell’ordine, come testimonia il martirio di don Pino Puglisi”.

Padre Puglisi fu ucciso da cosa nostra nel 1993 proprio perché riteneva che il suo primo dovere a Brancaccio, un quartiere di Palermo, fosse quello di rimboccarsi le maniche per “i bambini e gli adolescenti: con loro siamo ancora in tempo, l’azione pedagogica può essere efficace. Ma già a quell’età non è semplice, perché tanti bambini sono costretti a lavorare per la criminalità”.

La forza del cambiamento contro gli attacchi vandalici

È il messaggio lanciato da Borsellino alla manifestazione che si tenne a Palermo un mese dopo la morte del suo collega e amico di Giovanni Falcone. Era il 20 giugno 1992. A Palermo allora arrivarono duemila scout da tutta Italia. La Giornata della memoria e dell’impegno, che l’associazione Libera dedica da 25 anni al ricordo delle vittime innocenti delle mafie, sarà celebrata il 21 marzo 2020 a Palermo. Ci saranno con la loro uniforme migliaia di scout da tutta Italia, ma soprattutto saranno presenti i dieci gruppi scout che fanno attività e gestiscono altrettanti beni confiscati alle mafie in Sicilia.

La vera alternativa alla criminalità organizzata su questo territorio è l’educazione alla cittadinanza attiva dei ragazzi che offrono gli scout ai figli di mafia e ai figli della cultura della sopraffazione reciproca attraverso la forza.

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