Contro il gigante del petrolio, a Seattle si mobilitano centinaia di kayak

Centinaia di kayak bloccano la baia di Seattle per impedire alla Shell di raggiungere l’Artico e devastarlo a suon di trivellazioni.

Decine, centinaia di ambientalisti di Greenpeace hanno circondato la baia di Seattle, negli Stati Uniti, a bordo di kayak per protestare contro la decisione della compagnia olandese Shell (Royal Dutch Shell) di riprendere le trivellazioni nell’Artico durante l’estate.

 

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Gli attivisti hanno dato vita a una catena di kayak fuori dal terminal 5 del porto per impedire alla gigantesca piattaforma Polar pioneer di raggiungere l’Artico, per la precisione il mare di Chukchi, nello stato americano dell’Alaska, dove la piattaforma dovrebbe condurre le sue attività.

 

La scelta del kayak come simbolo della protesta non è casuale perché questa imbarcazione simile a una canoa è stata per la prima volta usata dagli inuit, la popolazione artica che vive tra i territori di Stati Uniti, Canada e Gronelandia.

 

Nonostante le proteste, Ben van Beurden, l’amministratore delegato della Shell, ha dichiarato che non c’è motivo per bloccare quanto previsto: “Non abbiamo visto, proteste a parte, nessun ostacolo legale”.

Dal canto loro gli ambientalisti non hanno dubbi: “La Polar pioneer è il simbolo più potente della crisi climatica e del capitalismo”, ha dichiarato Ahmed Gaya, un abitante di Seattle raggiunto al telefono dalla Reuters mentre stava partecipando alla protesta nella baia.

 

A opporsi alle operazioni di ricerca del petrolio nei fondali marini, anche il sindaco di Seattle Ed Murray. I dimostranti hanno deciso di continuare per giorni le proteste con iniziative anche sulla terraferma per chiedere alle autorità di cambiare la decisione di far riprendere alla Shell le esplorazioni.

 

L’Artico è un habitat delicatissimo, già gravemente minacciato dallo scioglimento dei ghiacci, causato dal riscaldamento globale, causato dai combustibili fossili. Un circolo vizioso che si può spezzare solo bloccando le compagnie petrolifere che continuano a estrarlo da luoghi sempre più remoti e delicati.

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