In Sicilia è emergenza bracconaggio. Colpiti in pochi giorni un falco e un avvoltoio

Dopo l’uccisione in Sicilia di un rarissimo esemplare di capovaccaio, colpito anche un falco pescatore, specie particolarmente protetta. Lipu e Wwf chiedono la sospensione immediata della caccia in tutta l’isola.

Bracconieri scatenati e dal grilletto facile, quelli che operano in Sicilia. Sembra che in quell’area il bracconaggio sia la regola e ormai si spari a qualsiasi cosa abbia le ali e voli. Ultimo a farne le spese è stato un giovane falco pescatore (Pandion haliaetus) colpito in località Torrenova in provincia di Messina da una fucile a pallettoni. Il rapace è stato soccorso e versa in gravissime condizioni nel centro di recupero del dipartimento sviluppo rurale di Messina, gestito dall’associazione Man. Da quanto si apprende in una nota diffusa dal Wwf, il giovane esemplare era in volo durante la sua prima rotta migratoria.

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Il capovaccaio Clara trovato ormai privo di vita © Cerm

Il falco pescatore è una specie protetta, anche in Sicilia

Classificato come “least concern” (minima preoccupazione) nella Lista rossa delle specie redatta dalla Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura), il falco pescatore è comunque una specie protetta e quindi non cacciabile. E non nidifica in Sicilia dal 1969. Pure la Federazione italiana della caccia lo inserisce nella “fauna particolarmente protetta”. Infatti il falco in questione è protetto da:

  • Convenzione di Bonn, all.II: specie nei confronti della quale sono richiesti accordi internazionali per la sua conservazione e gestione.
  • Convenzione di Berna, all. II: specie rigorosamente protetta.
  • Direttiva Uccelli 79/409/Cee, all. I: specie nei confronti della quale sono previste misure speciali di conservazione per quanto riguarda l’habitat.
  • Legge nazionale 11 febbraio 1992, n. 157, art. 2: specie particolarmente protetta.
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La radiografia che mostra dove è stato colpito il capovaccaio © Cerm

Colpito dal bracconaggio anche un capovaccaio

L’episodio arriva dopo la gravissima uccisione di un capovaccaio (Neophron percnopterus) lo scorso 9 settembre, a circa 10 chilometri da Marzara del Vallo. Clara, questo il nome dell’uccello, era una femmina nata in cattività nell’ambito del progetto Life Egyptian vulture, finalizzato alla conservazione del capovaccaio e sviluppato in Italia e nelle Isole Canarie con il cofinanziamento dell’Unione europea. Il capovaccaio è una specie a rischio d’estinzione e considerato in pericolo dalla Lista rossa. Clara era stata da poco liberata insieme a Bianca nel parco naturale della Murgia Materana, in Basilicata, dall’associazione Cerm (Centro rapaci minacciati) che in collaborazione con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) porta avanti il progetto.

“Il capovaccaio è un piccolo avvoltoio che in Italia corre il rischio di estinguersi”, scrive il Cerm. “Sono poco più di dieci le coppie che ancora nidificano nel nostro Paese, concentrate in due sole regioni meridionali (Basilicata e Sicilia). Da anni si cerca di sostenere questa popolazione minacciata liberando giovani individui nati in cattività. Clara era equipaggiata con un dispositivo di monitoraggio che consentiva di seguirne costantemente gli spostamenti e conoscerne la precisa localizzazione”. Ma non è servito a proteggerla dai sette pallini di piombo che l’han colpita.

Chiesta la chiusura immediata della caccia

Durissima la presa di posizione del Wwf che chiede visto il ripetersi di questi episodi che “venga sospesa l’attività venatoria”. Chiede, inoltre, “che sia immediatamente costituita una task force contro i bracconieri per individuare e punire i responsabili di questi crimini odiosi contro la natura”. Anche la Lipu è dello stesso avviso, aggiungendo con le parole di Marco Gustin, responsabile specie e ricerca come “si tratti di una specie della massima rilevanza naturalistica, a rischio di estinzione in Italia, per la quale sono in atto ingenti sforzi di conservazione. Il capovaccaio, l’unico avvoltoio migratore europeo, è la specie di rapace a massimo rischio di estinzione nel nostro Paese, con sole 10 coppie presenti sul territorio nazionale. Perdere anche un solo esemplare significa registrare un danno gravissimo alle azioni di tutela”.

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