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La Corte suprema ha ribaltato l’esito della sentenza Roe v Wade che sanciva il diritto all’aborto da 50 anni.
Il diritto all’aborto negli Stati Uniti era sancito da una sentenza del 1973, conosciuta come Roe v Wade. Questa garantiva l’accesso alla pratica e soprattutto assicurava che non venisse negata da parte degli stati.
Il 24 giugno, però, la Corte suprema degli Stati Uniti ha ribaltato la sentenza, facendo venire meno questo diritto a livello federale. Significa che da oggi l’aborto non è illegale, ma viene data la responsabilità a ogni stato di decidere in materia, senza vincoli o restrizioni. La metà degli stati ha già pronte leggi per limitarlo o vietarlo del tutto.
Una bozza della nuova sentenza era stata diffusa il 3 maggio dal quotidiano americano Politico e mostrava la volontà di rovesciare la sentenza Roe v Wade, con 6 voti contro 3. I 6 giudici che hanno votato a favore di questa decisione sono stati nominati nel corso degli anni da presidenti repubblicani che già avevano tentato di opporsi al diritto all’aborto. Mai prima di allora era trapelato un documento ufficiale e si aspettava quindi la decisione finale a giugno. E così è stato.
Era il 1973, una donna voleva terminare la gravidanza per problemi economici. Non voleva che il suo nome fosse conosciuto: fu chiamata Jane Roe (una rivisitazione di John Doe, il nome più diffuso, tipo il nostro italiano Mario Rossi).
Henry Wade era invece il procuratore distrettuale a Dallas, in Texas, stato che in quel momento aveva una legge che vietava l’aborto. Prima di questo c’erano stati altri casi, ma Roe v Wade fu il primo ad arrivare alla Corte suprema. Il voto fu di 7 a 2.
In pratica, da quel momento non potevano passare leggi negli stati che vietassero l’aborto. Nello specifico fu stabilito il diritto di interrompere la gravidanza fino alla 27esima settimana. Dalla 28esima alla 40esima lo stato poteva intervenire vietandolo, a meno che la vita della madre non fosse a rischio.
Da oggi le donne negli Stati Uniti non potranno più contare sul diritto di poter interrompere la gravidanza liberamente: dovranno affidarsi al proprio stato che potrà decidere se limitarlo o vietarlo del tutto. Ci saranno stati in cui la pratica sarà totalmente impossibile. La speranza è che diversi stati attuino normative che continuino a permetterlo.
Sono arrabbiata. Per chi ne pagherà il prezzo. E non saranno le donne ricche. Loro possono salire su un aereo, possono volare in un altro stato, in un altro paese. Possono permettersi tutte le precauzioni. Questo ricadrà sulle donne più povere del nostro paese. Ricadrà sulle donne che sono state stuprate. Ricadrà sulle madri che già faticano facendo tre lavori a mantenere i figli che già hanno. Sono qui perché sono arrabbiata.
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