Stati Uniti, arrivano gli influencer della marijuana per aggirare i divieti pubblicitari

Negli Stati Uniti una nuova figura si affaccia su Instagram: sono gli influencer della marijuana. Il loro ruolo è promuovere la cannabis aggirando la pubblicità.

Il commercio legale di marijuana negli Stati Uniti ha avuto nel 2017 un giro di affari pari a 9 miliardi di dollari, circa 7,7 miliardi di euro. La recente entrata della California nel gruppo di stati dove è possibile acquistare erba legalmente dovrebbe portare gli incassi a una cifra stimata di 21 miliardi di dollari entro il 2021. Una somma enorme che rappresenta un interesse per aziende e politici desiderosi di entrare nel giro di affari generato dalla marijuana. Le regole però negli Stati Uniti sono ancora ferree per quanto riguarda pubblicità e marketing di questo prodotto, anche se questo non ha fermato gli interessati. Proprio alla luce di questo crescente interesse è nata una nuova figura: l’influencer per la cannabis. Ma non tutti vedono di buon occhio le “pubblicità” per l’erba.

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Un cartellone pubblicizza marijuana a Los Angeles
Un cartellone pubblicizza marijuana a Los Angeles, in California

I blogger della marijuana

In molti stati americani dove la marijuana è legale non è, però, consentito pubblicizzarla. Un po’ come succede con le sigarette e le industrie di tabacco in Europa, ma i creativi delle agenzie statunitensi hanno trovato un nuovo metodo per promuovere la canapa. Sfruttando l’aspetto cool della marijuana fra la generazione dei nativi digitali (a differenza delle sigarette, ormai un’abitudine quasi completamente scomparsa fra i teenager americani), le compagnie che vendono “gangia” si sono affidate a blogger e instagrammer. Facebook e Google bloccano le pubblicità che sulla loro piattaforma promuovono marijuana, ma poco possono contro i post sui social di cittadini privati, anche di quelli con milioni di follower.

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Instragammer famosi per la canapa

Ha preso piede quindi la figura di blogger e influencer dedicati alla marijuana. Si tratta per la maggior parte di ragazze giovani e modelle che promuovono l’acquisto di erba o quello di prodotti edibili alla canapa. Il titolo di “Chiara Ferragni della marijuana” se lo contendono Sarah Jain e Dani Isabelle. Con milioni di follower, le due vivono ormai grazie alla pubblicità fatta sui propri canali social. “Ho iniziato a crearmi un ruolo per la cannabis fin dall’inizio. Mi sono fatto un nome unendo la marijuana ai miei normali servizi fotografici. Con il passare del tempo ho iniziato a ricevere più prenotazioni e richieste che l’hanno fatto diventare un vero e proprio impiego”, ha detto Sarah Jain.

La protesta per proteggere i minorenni

In alcuni stati, come la California, le industrie che producono e vendono marijuana possono farsi pubblicità, a patto di essere distanti da scuole o altri istituti pubblici per minorenni. Negli ultimi mesi sono comparsi molti cartelloni pubblicitari e poster in tutta Los Angeles per promuovere vari servizi, come ad esempio Eaze, il cosiddetto Uber della marijuana. A chiunque abbia un documento valido che dimostri la maggiore età, Eaze porta direttamente a casa erba da fumare o prodotti commestibili alla canapa. Questo tipo di marketing non è piaciuto a tutti.

“Nel 2010, il 25 per cento degli adolescenti ha riferito di aver visto almeno un annuncio di marijuana medica nei precedenti tre mesi. Entro il 2017, il tasso di esposizione era quasi triplicato al 70 per cento. Gli adolescenti che hanno riferito di aver visto più pubblicità sulla marijuana erano maggiormente propensi a riferire di aver usato marijuana nei precedenti 30 giorni”, scrive la dottoressa Elizabeth D’Amico sul quotidiano USA Today.

Per questo la California potrebbe pensare di vietare del tutto la pubblicità per la marijuana e a breve potrebbero arrivare regole anche per chi la pubblicizza sui social. Probabilmente però, i blogger e gli influencer troverebbero un altro metodo per parlare della marijuana e spetterà ai giovani e agli educatori riconoscere l’abuso di questa sostanza o la pubblicità ingannevole.

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