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1.000 persone sono state licenziate dal National park service e 3.400 dal Servizio forestale, come parte dei tagli alle agenzie federali del dipartimento per l’efficienza di Trump e Musk.
Migliaia di persone si sono svegliate il 14 febbraio pensando di affrontare una giornata come un’altra. Chi sistemando un sentiero e accogliendo i visitatori in un parco o monumento nazionale, chi spiegando ai bambini i segreti e le regole dell’ambiente che ci circonda, chi facendo ricerca e raccolta dati. Invece, si sono trovati a ricevere una comunicazione di licenziamento, molti di loro scoprendo di essere stati eliminati dal sistema ancor prima che gli venisse notificato. 1.000 persone sono state infatti licenziate dal National park service e 3.400 persone dal Servizio forestale degli Stati Uniti.
Questi licenziamenti senza precedenti sono parte del piano di tagli alle agenzie federali portato avanti dal Doge, il dipartimento per l’efficienza voluto da Donald Trump e presieduto da Elon Musk, che non è un dipartimento ufficiale del gabinetto degli Stati Uniti, ma un’organizzazione governativa temporanea.
Il National park service è l’agenzia federale statunitense incaricata della gestione dei parchi nazionali, dei monumenti nazionali e delle aree protette. Il Servizio forestale è un’agenzia del dipartimento dell’Agricoltura e gestiste le foreste e le praterie degli Stati Uniti. Queste due agenzie federali da sole supervisionano oltre 1 milione di chilometri quadrati di terre, la dimensione degli stati del Texas e del Montana insieme.
Il loro licenziamento lascia un vuoto enorme nelle attività essenziali di conservazione delle aree naturali: dal mantenimento e la pulizia dei sentieri e la gestione dei rifiuti, alla sicurezza e la formazione delle persone che visitano questi luoghi, fino alla gestione di emergenze ambientali, come gli incendi sempre più frequenti. Con conseguenze, quindi, anche per la comunità.
“Si stanno perdendo persone che puliscono e mantengono i sentieri. Che insegnano ai giovani il valore di proteggere e preservare questi luoghi per le nostre e le future generazioni”, ha affermato Brian Gibbs, una guardia forestale nel monumento nazionale di Effigy Mounds in Iowa, che è stato licenziato e ha scritto un sentito post sui suoi social che è diventato virale.
La voce di Gibbs non è l’unica, negli ultimi giorni sono state condivise foto, storie e pensieri di persone che da un giorno all’altro non faranno più un lavoro che, in questo momento storico di crisi degli ecosistemi e climatica, è più necessario che mai.
“Oggi ho perso il mio lavoro. Che non è solo un lavoro, ma un pezzo di me modellato dalla terra che ho curato per anni. Ho percorso migliaia di km sui sentieri, passato innumerevoli notti sotto le stelle, riparato danni, protetto ecosistemi fragili, e aiutato le persone a vivere questi luoghi in modo sicuro e rispettoso”, ha scritto Kate White, una guardia forestale appena licenziata, che operava dal 2017 presso la Leavenworth ranger station, nel Wenatchee river ranger district, tra la catena montuosa delle Cascate e il fiume Columbia, nello stato di Washington.
Nessuno fa questo lavoro solo per i soldi. Lo facciamo perché crediamo nel proteggere qualcosa più grande di noi. Perché sappiamo che senza la cura, i luoghi selvaggi soffrono.
I tagli riguardano tutte le agenzie federali, incluse quelle legate alla ricerca medica e all’assistenza sanitaria. Ma anche di ricerca scientifica e climatica, come ad esempio la Nasa e la Noaa (l’Amministrazione nazionale per l’oceano e l’atmosfera),essenziali per capire come cambia l’ambiente che circonda. Ad esempio, la National science foundation, l’agenzia federale che supporta la ricerca e la formazione di base in tutti i campi non medici della scienza e dell’ingegneria, ha licenziato il 10 per cento della sua forza lavoro.
Abbiamo perso decenni di esperienza.
Migliaia di persone non licenziate per una questione di merito, ma perché avevano contratti da meno di un anno, in prova o stagionali, e quindi con meno tutele. Tagli che si teme siano solo un inizio e che colpiscono le prossime generazioni di scienziati e ricercatori e che generano timori sulle implicazioni che avranno per le comunità.
Le storie condivise da chi è stato lasciato a casa mostrano cosa significhino questi tagli e raccontano la loro dedizione verso quello che non non è solo un lavoro, ma una vita dedicata a salvaguardare il futuro del nostro Pianeta
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