Dalla Norvegia al Canada in meno di 80 giorni, lo straordinario viaggio della volpe artica

Una femmina di volpe artica ha compiuto un’incredibile migrazione intercontinentale, percorrendo oltre 3.500 chilometri, sfruttando il ghiaccio marino.

Quando i ricercatori del Norwegian polar research institute hanno osservato, grazie al tracciamento satellitare, gli spostamenti di una giovane volpe artica (Alopex lagopus) che avevano radiocollarato nel 2017 non potevano credere ai loro occhi. “Non credevamo che fosse vero – ha affermato Eva Fuglei, ricercatrice del centro norvegese. – Abbiamo pensato che la volpe fosse morta e il suo collare si trovasse a bordo di una barca, anche se non ci sono barche che si inoltrano così nel ghiaccio”. Il motivo di tanta incredulità? La volpe ha lasciato il suo luogo d’origine, l’isola di Spitsbergen, nell’arcipelago norvegese delle isole Svalbard, e, dopo aver attraversato la Groenlandia, ha raggiunto l’isola di Ellesmere, in Canada, percorrendo ben 3.506 chilometri.

 

Una velocità sorprendente

L’epico viaggio della volpe si è svolto lo scorso anno e, ancora più che la distanza percorsa, a sorprendere gli scienziati è stata la velocità con cui l’animale si è spostato. La volpe è partita dall’isola di Spitsbergen il 26 marzo 2018 ed è arrivata in Canada appena 76 giorni dopo. I ricercatori, che ne hanno descritto l’odiesea artica nello studio Arctic fox dispersal from Svalbard to Canada: one female’s long run across sea ice, hanno riferito che l’animale ha percorso una media di 46,3 chilometri al giorno, con un massimo di 155 chilometri coperti in un solo giorno.

“È il tasso di movimento più veloce mai registrato per questa specie”, ha spiegato Fuglei, che ha affermato che il piccolo mammifero è stato protagonista di uno degli eventi di dispersione più lunghi mai registrati e che mai, fino ad oggi, era stata documentata la migrazione intercontinentale di una volpe artica.

Percorso compiuto dalla volpe artica dalla Norvegia al Canada
La volpe artica è partita dalle isole Svalbard, in Norvegia, e dopo aver attraversato la Groenlandia ha raggiunto il Canada. Ha percorso oltre 3.500 chilometri, di cui 1.500 sul ghiaccio © Arnaud Tarroux/NINA

Il richiamo della dispersione

Quella della dispersione è una strategia adottata da alcuni organismi viventi che li porta ad allontanarsi geograficamente dal luogo di nascita e dalla popolazione d’origine, e a colonizzare un nuovo territorio. Uno degli obiettivi di questa strategia è quello di mantenere il flusso genico all’interno delle popolazioni, mescolando i geni con quelli di individui lontani e non imparentati.

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Un’autostrada di ghiaccio

La volpe artica protagonista di questa epopea è riuscita a lasciare l’Europa e a giungere in Nord America grazie al ghiaccio artico che ha utilizzato come un ponte transcontinentale. I ricercatori, considerata la grande quantità di terreno coperto quando si trovava sulla calotta glaciale della Groenlandia settentrionale, ritengono che la volpe potrebbe aver usato il ghiaccio marino come “mezzo di trasporto”.

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Senza ghiaccio le volpi sono in pericolo

Lo stupefacente viaggio della volpe attraverso i ghiacci artici ha evidenziato l’importanza del ghiaccio marino, sempre più minacciato dai cambiamenti climatici, per la migrazione degli animali, la connessione tra le popolazioni e il mantenimento dei fragili equilibri degli ecosistemi dell’Artico. “Il ghiaccio marino gioca un ruolo chiave affinché le volpi artiche migrino tra le aree, incontrino altre popolazioni e trovino cibo”, ha detto la ricercatrice norvegese che ha condotto lo studio.

Volpe artica con il manto invernale nel suo habitat naturale
Le volpi artiche sono animali incredibilmente resistenti che possono resistere anche a bassissime temperature. In inverno il cibo per le volpi è scarso e spesso seguono predatori più grandi, come gli orsi polari, per mangiare i loro avanzi © Ingimage

L’adattabilità della volpe

Durante il suo lungo viaggio la volpe ha attraversato differenti ecosistemi e ha dovuto adattare di conseguenza la propria alimentazione. L’animale proveniva da un ambiente costiero, con una dieta incentrata sugli animali marini, mentre spostandosi ha trovato territori in cui erano presenti roditori, come i lemming, e nel suo peregrinare tra i ghiacci potrebbe anche aver approfittato dei resti di foche cacciate dagli orsi polari, dimostrando in ogni caso una grande versatilità. Come se la passi ora la piccola volpe, e cosa sarà di lei in futuro, non possiamo saperlo, il trasmettitore satellitare ha infatti  smesso di funzionare a febbraio di quest’anno. Crediamo però che, dopo aver affrontato l’incredibile viaggio di cui è stata protagonista e aver mostrato un grande spirito di adattamento, la “nostra” volpe saprà cavarsela e trovare fortuna tra i ghiacci del Canada.

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