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Come il tarwi sta migliorando le condizioni di vita delle donne andine

Il tarwi è un legume riscoperto. E grazie ad un progetto di cooperazione migliorerà le condizioni degli abitanti della remota provincia di Huaylas.

La coltivazione ormai dimenticata di un’antica varietà di legumi, aiuterà 400 famiglie a migliorare le proprie condizioni socio-economiche e a rafforzare il ruolo delle donne nella vita famigliare.

 

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© Federico Tovoli

 

Si tratta del tarwi, un legume che ha origine nella regione andina del Sud America, alimento rilevante già nel periodo pre-ispanico per le sue proteine, aminoacidi e grassi. Eccezionale dal punto di vista nutrizionale per il suo alto contenuto di proteine, oggi è diventato protagonista per una delle comunità più isolate di tutto il Perù.

 

“Si tratta di una comunità che vive principalmente di agricoltura, tra i 1.700 e i 3.400 metri d’altitudine, quindi molto isolata”, racconta Idoia Ortiz, desk officer America Latina e Caraibi di Fondazione L’Albero della Vita, organizzazione attiva in Perù dal 2007 con progetti educativi e sanitari e di sviluppo eco-sostenibili. “Qui la popolazione è colpita da una grave denutrizione infantile e da tempo aveva abbandonato le buone pratiche agricole rendendo il suolo meno fertile. Un territorio difficile da raggiungere anche per portare aiuti e macchinari”.

 

 

In questo contesto si inserisce il progetto “Mujeres Andinas en cammino – Donne andine in cammino”, col preciso scopo di promuovere lo sviluppo rurale della regione peruviana. Un progetto di formazione agroecologica che ha portato 120 donne a beneficiare degli aiuti e rilanciare così il proprio ruolo nell’economia famigliare.

 

La coltivazione del tarwi concorre così da una parte alla nutrizione quotidiana grazie ad un alimento che contiene tra il 41 per cento e il 51 per cento di proteine, un 28,2 per cento di carboidrati, un 7,1 per cento di fibra, il 15 per cento di calcio e 10 per cento di ferro. Dall’altra ad incrementare le entrate di famiglie che vivono con 30 euro al mese.

 

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© Federico Tovoli

Il legume infatti, grazie agli accordi con Anpe (Associazione nazionale di produttori ecologici del Perù), otterrà una certificazione di prodotto agroecologico che permetterà ai contadini di venderlo nei principali mercati e fiere a livello regionale e nazionale, fino ad arrivare a Lima, la capitale. Ma c’è di più. La volontà è quella di uscire dai confini nazionali. Grazie alla collaborazione con Slow Food si sta lavorando sulla possibilità per il tarwi di diventare Presidio, proprio per proteggerne l’eccellenza e la produzione su piccola scala, promuovendone allo stesso tempo la vendita a livello internazionale. I guadagni creati da questo nuovo mercato servirà alla comunità di etnia quechua della Provincia di Huaylas ad uscire dalla povertà e da un’economia di sussistenza.

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