Expo 2015

Terra viva, il manifesto di Vandana Shiva presentato a Expo 2015

L’ambassador di Expo 2015 Vandana Shiva ha presentato Terra viva, il manifesto realizzato da Navdanya International per un nuovo patto sociale, economico e agricolo.

In quella stessa Expo che ha stretto accordi con alcune tra le più grandi e controverse multinazionali del mondo, c’è anche una cascina scelta come spazio dedicato alla società civile. Si chiama proprio così, Cascina Triulza – Padiglione della società civile. Si tratta dell’unica struttura che era già presente nello spazio espositivo prima di Expo e che è stata totalmente restaurata in chiave sostenibile per l’occasione, diventando una costruzione rurale che ospita iniziative promosse o dedicate alle associazioni o alle organizzazioni nazionali e internazionali.

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Il manifesto 

Il primo incontro si è tenuto sabato 2 maggio per presentare il manifesto Terra viva, un testo realizzato da Navdanya International, l’organizzazione fondata dall’attivista indiana e ambassador di Expo 2015 Vandana Shiva, in collaborazione con il gruppo Banca Etica e la Fondazione Triulza. Tra i sostenitori c’è anche Libera Terra, l’associazione che si batte contro le mafie e per la restituzione dei terreni confiscati alla società. Alla presentazione c’era anche il suo fondatore don Luigi Ciotti.

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Il manifesto vuole porre l’attenzione sulla necessità di un nuovo patto sociale, economico e agricolo che preservi il terreno e lo restituisca fertile ai cittadini. Un nuovo rapporto tra il suolo e la società basato sulla reciprocità, cioè che sia in grado di ridare alla terra ciò che le viene preso, una nuova agricoltura basata su un modello economico circolare, in grado di rigenerare le risorse che sfrutta. “C’è bisogno di un nuovo patto che riconosca che noi siamo il suolo: veniamo dal suolo, siamo sostenuti dal suolo. Il messaggio che lanciamo dall’importante vetrina di Expo è forte e chiaro: la nuova democrazia è la democrazia della Terra”, ha dichiarato Vandana Shiva.

“Sporchiamoci le mani” 

L’intervento di don Ciotti è stato, come sempre, entusiasta e volto a spronare la comunità, le persone “a sporcarsi le mani”. Ha sottolineato come il manifesto sia una proposta che va oltre la semplice indignazione – che rischia di diventare una moda – per un mondo sempre più squilibrato dove il suolo viene consumato o rubato attraverso pratiche come quella del land grabbing. Ci vuole “l’etica della terra” perché “la terra è maestra di vita. Insegna la costanza, la profondità, la corresponsabilità e indica la via della condivisione e della giustizia sociale”, ha detto don Ciotti.

Il messaggio finale è chiaro. Per nutrire un mondo dove milioni di persone non hanno ancora accesso al cibo ci vuole un nuovo equilibrio che riporti al centro l’ecologia come fondamento dell’economia, e non viceversa.

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