Chi è Vandana Shiva, cosa c’è da sapere sull’attivista indiana: vita, libri e citazioni

Influente scienziata e appassionata scrittrice, Vandana Shiva si batte da anni per la tutela della diversità biologica e contro gli Ogm.

Negli anni Settanta Vandana Shiva, poco più che ventenne, si unì al movimento femminile non violento Chipko, nato per fermare la deforestazione negli altopiani dell’India settentrionale. Per proteggere le foreste, le donne formavano un cerchio e abbracciavano gli alberi, Vandana Shiva divenne dunque una “abbraccia-alberi“, seguendo l’esempio di Amrita Devi, che tre secoli prima, nel 1730, abbracciò un albero per impedire ai soldati del Raja di Jaipur di tagliare la foresta che ospitava la comunità Bishnoi.

Da allora l’influenza di Vandana Shiva è cresciuta sempre di più e la donna è diventata uno degli attivisti più importanti del mondo, la “rock star del movimento anti-Ogm”, come l’ha definita il giornalista americano Bill Moyers. Con il suo sguardo fiero, il suo sorriso materno e l’immancabile bindi sulla fronte, Vandana Shiva è diventata l’incarnazione dell’impegno per proteggere la biodiversità agricola, che la donna ritiene intimamente legata alla diversità culturale, minacciata dalle multinazionali e dagli organismi geneticamente modificati. “Coltivare e conservare la biodiversità non è un lusso ai nostri tempi: è un imperativo di sopravvivenza”, ha affermato l’attivista indiana.

ambientalista indiana vandana shiva in brasile
Vandana Shiva durante un evento in Brasile contro il land grabbing. Foto di Alexandro Auler/LatinContent/Getty Images)

Chi è Vandana Shiva

Vandana Shiva, che ha conseguito una laurea magistrale in fisica e un dottorato di ricerca in filosofia della scienza, è stata insignita negli anni di un incredibile numero di premi e onorificenze. Nel 1993 ha ricevuto il Right Livelihood award, noto come premio Nobel alternativo, nel 2003 è stata definita un “eroe ambientale” dalla rivista Time, mentre per Asia Week è una delle cinque più potenti comunicatrici dell’Asia.

Nel 1982 ha fondato la Research foundation for science, technology and ecology e nel 1987 ha dato vita all’organizzazione Navdanya, movimento per la difesa della sovranità alimentare, dei semi, della biodiversità e dei diritti dei piccoli agricoltori, che promuove l’agricoltura biologica e il commercio equo.

Shiva ha scritto numerosi saggi, tra cui “Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica”, “La violenza della rivoluzione verde” e “Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni”, e fa parte dei consigli di amministrazione di molte organizzazioni, tra cui il World future council, il Forum internazionale sulla globalizzazione e Slow food international. Nel 2004 ha fondato Bija Vidyapeeth, ovvero l’Università dei semi, college internazionale dove, tra le altre cose, si svolgono incontri sulle tecniche agricole biologiche e sugli insetticidi naturali.

Per la libertà dei semi

L’impegno di Vandana Shiva è rivolto soprattutto alla battaglia contro gli Ogm e le multinazionali agroalimentari. “La biodiversità è l’involucro della cultura, non può esserci diversità culturale senza diversità biologica. È necessario difendere l’unicità di ciò che mangiamo e di quel che usiamo per nutrire i nostri figli. Così bisogna difendere quel che siamo dalla monocultura globale”, ha scritto nel saggio “Monocolture della mente”. Shiva ha iniziato ad opporsi alla trasformazione genetica dei semi alla fine degli anni Ottanta, dopo aver assistito a una conferenza sulle biotecnologie.

Da allora gira il mondo tenendo conferenze sugli impatti etici ed ecologici dell’ingegneria genetica in ambito agricolo. Al centro del suo lavoro c’è l’idea che i semi debbano essere liberi e il rifiuto dei brevetti aziendali sui semi. Shiva ritiene che ingegnerizzando, brevettando e modificando i semi, società multinazionali come la Monsanto, stanno tentando di imporre il “totalitarismo alimentare” al mondo. “I semi indigeni sono stati soppiantati dai nuovi ibridi che non possono essere riprodotti e devono essere acquistati ogni anno a costi elevati – ha scritto -. Gli ibridi sono anche molto vulnerabili agli attacchi degli insetti nocivi”.

L’attivista indiana teme che la coltivazione degli Ogm danneggi gli ecosistemi e la biodiversità e che gli ortaggi Ogm siano dannosi per la salute, sostiene inoltre che l’idea di modificare geneticamente un organismo vada contro le leggi naturali. “Vogliono brevettare la vita e la vita non è un’invenzione”, ha affermato.

Vandana Shiva a un festival
“Sappiamo che la violenza genera violenza, la paura altra paura e che la pace porta pace e l’amore amore – ha dichiarato Vandana Shiva rivendicando il valore della protesta non violenta -. Ritesseremo il mondo come un posto di condivisione e cura, di amore e giustizia” © Craig Golding/Getty Images

La lotta alla globalizzazione

Come Gandhi, Shiva mette in discussione molti degli obiettivi della civiltà contemporanea. Critica, in particolare, l’impatto negativo della globalizzazione, che anche il Mahatma riteneva letale per la sopravvivenza delle piccole comunità locali. “La globalizzazione ha generato una nuova schiavitù, un nuovo olocausto, un nuovo apartheid – ha scritto Shiva -. È una guerra contro la natura, contro le donne, contro i bambini, contro i poveri. È una guerra di culture monolitiche contro la diversità, del grande contro il piccolo, di tecnologie da guerra contro la natura”.

La donna ritiene che il modello di sviluppo adottato dai paesi occidentali non sia sostenibile e che, anzi, crei indebitamento e povertà, alterando l’equilibrio dei cicli vitali della natura. In questo modo vengono gradualmente demolite culture e tradizioni in nome della competitività e del profitto. “Quello che stiamo facendo ai poveri in nome della globalizzazione è crudele ed imperdonabile – ha affermato Shiva -. In particolare questo è evidente in India, dove assistiamo a disastri in pieno svolgimento provocati dalla globalizzazione”.

Lavoratrice in una coltivazione di cotone
A civiltà occidentale, secondo Shiva, ho commesso l’errore di ritenere donne e natura passive, inerti e manipolabili © Uriel Sinai/Getty Images

Ecologia e parità di genere

Per Vandana Shiva la civiltà industriale occidentale, maschilista e patriarcale, ha fatto l’errore di estromettere le donne dalla natura, creando uno sviluppo “privo del principio femminile, conservativo ed ecologico”. Per questo ritiene imprescindibile mettere le donne e l’ecologia al centro del discorso sullo sviluppo moderno.

Le donne indiane, che per Shiva sono depositarie di un sapere originario, derivato da secoli di familiarità con la terra e che sostenevano l’economia nelle aree rurali, hanno risentito particolarmente dello sfruttamento delle risorse naturali, divenuto violenza sulla natura e sulle donne.

Vandana Shiva svolge un ruolo importante nel movimento ecofemminista globale. Nel 1988 ha pubblicato il libro “Staying alive: women, ecology and survival”, che ha aiutato a ridefinire le percezioni delle donne del terzo mondo, e ha lanciato un movimento globale chiamato Diverse women for diversity, per la difesa della diversità biologica e culturale.

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