Terremoto del centro Italia, la terra si è spostata di 70 centimetri

Lo spostamento della faglia nel centro Italia è visibile a occhio nudo, le scosse non si fermano. Casette pronte in almeno sette mesi, si ripiega sui container.

Il terremoto non ha lasciato in pace l’Umbria e le Marche nemmeno nel giorno dei Santi. Le scosse, nel centro Italia, sono pressoché costanti e una più forte delle altre, di 4,8 gradi di magnitudo, è stata avvertita martedì mattina alle 8:50 anche a Roma, facendo tornare la paura. E il Centro nazionale di ricerca rileva che con la scossa di domenica mattina il terreno si è letteralmente spostato lungo un arco di 130 chilometri, abbassandosi addirittura di 70 centimetri a Castelluccio di Norcia, nelle istituzioni comincia a farsi largo la consapevolezza che per rimettere a posto le cose, come ha detto il premier Matteo Renzi, “ci vorrà tempo”. E allora torna a prendere quota l’idea dei container, almeno per una prima fase, per ospitare gli sfollati.

La terra trema e sprofonda

Il livello del terreno si è abbassato a vista d'occhio dopo gli ultimi terremoti © Paolo Galli/ Fb
Il livello del terreno si è abbassato a vista d’occhio dopo gli ultimi terremoti © Paolo Galli/ Fb

Secondo una analisi di Cnr-Irea, negli ultimi giorni nella faglia interessata dallo sciame sismico si è verificata “una deformazione che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati ed il cui massimo spostamento è di almeno 70 centimetri, localizzato nei pressi di Castelluccio”. In pratica, spiega Stefano Salvi, tecnico dell’Ingv – il terreno si è abbassato a seguito dei terremoti del 26 e 30 ottobre di magnitudo 5.9 e 6.5. Il movimento del suolo è sostanzialmente dovuto a due categorie di effetti: allo scorrimento degli opposti lembi di crosta terrestre lungo i piani di faglia profondi è dovuto l’andamento concentrico delle linee di uguale abbassamento, mentre discontinuità, addensamenti o piegature ad angolo acuto delle frange sono dovute a fenomeni molto superficiali quali scarpate di faglia, riattivazioni di frane, sprofondamenti carsici”. In pratica, la faglia che si attende spinge per “allargarsi” e allargandosi tende a far precipitare in basso il livello del terreno.

È tardi per le casette, largo ai container

È ormai opinione assodata per gli esperti che gli assestamenti sono destinati a proseguire ancora a lungo, e come ha affermato subito la Protezione civile non è possibile, data la gravità della situazione, assistere nessuno in loco: la gran parte delle popolazioni di Norcia, Preci, Castelluccio, Visso, Ussita (in tutto 25 mila sfollati nelle Marche e 5 mila in Umbria) sono state trasferite negli alberghi sulla costa adriatica, ma in molti sono tuttora restii ad abbandonare la propria casa e quel che ne resta. Renzi, che ha trascorso Ognissanti a Preci, per la prima volta ha confessato che “ci vorrà molto tempo per la ricostruzione”.

Ma già il giorno dopo il sisma 6,5 di domenica 30 ottobre aveva ammesso che per l’arrivo delle casette prefabbricate, ordinate all’indomani del sisma di Amatrice del 24 agosto, manca ancora troppo tempo. “Non possiamo mettere le casette in due mesi perché hanno bisogno di una serie di opere di urbanizzazione”. Si torna dunque a parlare della possibilità di utilizzare i container, possibilità prima d’ora sempre respinta: “Possiamo immaginare di permettere ai cittadini di rientrare nel territorio il prima possibile nei container. Sono  meno confortevoli delle casette, è vero, ma ci vuole meno tempo: se possiamo accelerare i tempi, facciamolo”. In questo caso, i container potrebbero essere pronti entro due mesi e consentirebbero agli sfollati di tornare vicino a casa già a inverno in corso: per alloggi più confortevoli in attesa della lenta ricostruzione ci vorranno però ancora almeno sette mesi.

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