Da teste ben piene a teste ben fatte. Il pensiero complesso

La riforma del pensiero dovrebbe partire da una ridefinizione del metodo, inteso non come programma, ma come aiuto per affrontare la sfida della complessità del pensiero.

Secondo Edgar Morin i principi metodologici che costituiscono la
?ricetta? per
il pensiero complesso
si possono
riordinare in otto principi
.

Principio sistemico-organizzativo.
Le parti si trovano nel tutto, ma anche il
tutto si trova nelle parti
. Si passa dall?oggetto al
?sistema?.

 

Principio ologrammatico.
Non si può rompere un sistema se vogliamo
conoscerlo
, perchè il tutto
è nella parte e la parte conserva il tutto, anche se il
tutto cambia (il DNA ne è l?esempio più evidente).
Questo assunto ha una certa affinità con la psicologia della
Gestalt, secondo la quale ?l’insieme è più della
somma delle sue parti?. Conformità anche con il pensiero di
Massimo Cacciari, che sottolinea come, scomparso l?ordine religioso
e gerarchico che ci ha governato in passato, il tutto (ad esempio,
lo Stato) non sia più pre-potente rispetto alla potenza
delle parti (individui), ma anzi siano queste ultime a produrlo con
la loro volontà di potenza, liberate da ogni
trascendenza.

Principio della soggettività.
L?osservatore nel suo operare nei confronti delle distinzioni
interviene nella definizione del sistema tramite i suoi interessi e
non accumula dati o informazioni ma li organizza.Henri Bergson
afferma che non esiste una verità
oggettiva
. Ad esempio: una bottiglia può
significare cose differenti per diverse persone, e per la stessa in
diversi momenti.

Principio dialogico.
Il soggetto osservante diventa oggetto osservato.
Si arriva al concetto di osservazione di secondo grado:
l?osservatore deve osservare se stesso che osserva l?oggetto e deve
sforzarsi di conoscere la sua conoscenza. Questo non stupisce se
pensiamo al fatto che il nostro Io si costruisce anche grazie al
rispecchiamento nelle altre persone, come afferma la Edith Stein,
anticipando scoperte odierne sul ruolo dei neuroni specchio,
cioè neuroni che si attivano nell?osservatore rispecchiando
il comportamento dell?osservato, come se stesse compiendo l’azione
egli stesso.

Principio di retroattività.
L?effetto retroagisce in modo informativo sulla
causa
, rompendo il concetto di casualità lineare.
Friedrich Nietzsche sottolinea come il metodo venga alla fine del
percorso intrapreso. Esso apprende retroattivamente dai suoi
risultati e trasfigura colui che lo ha compiuto.

Principio d?indeterminazione.
Non si può conoscere l?oggetto senza
influenzarlo
, perché lo sforzo che ci si mette lo
modifica.

 

Principio di ricorrenza.
Un processo è ricorrente se i suoi prodotti sono
necessari alla produzione del processo stesso
e se
si riproduce da solo a condizione di essere
alimentato da una fonte.

 

Principio di autonomia-dipendenza.
Ogni organizzazione per sopravvivere deve essere aperta
all?eco-sistema di cui si nutre e che essa trasforma.
Nessuna autonomia è possibile senza molteplici
dipendenze
.

Quindi: mischiare gli ingredienti, aggiungere poi un pizzico di
creatività e? sarete pronti alla prova della
complessità!

Veronica
Ciceri

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