Lavoro

3 paesi europei dove conviene andare al lavoro in bicicletta

Nel corso degli ultimi mesi, tre paesi europei hanno introdotto o rinforzato agevolazioni fiscali per chi si reca tutti i giorni al lavoro in bici.

“Bisogna parlare al cuore, ma anche al portafoglio”. Sempre più paesi europei sembrano ispirarsi a questa massima da venditore navigato per convincere i loro cittadini a preferire la bicicletta all’automobile per i loro spostamenti quotidiani e in particolare per recarsi al lavoro. Come? Incitando attraverso agevolazioni fiscali le aziende a concedere dei piccoli bonus in busta paga commisurati al numero di chilometri percorsi ogni giorno in sella per coprire la distanza che separa il proprio domicilio e il posto di lavoro.

Belgio, dove tutto ebbe inizio

Il capofila della cosiddetta “indennità chilometrica” è il Belgio che l’ha introdotta già nel lontano 1999. Una misura che ha riscosso un grandissimo successo se si pensa che quasi il 10 per cento dei lavoratori del paese – pari a 400 mila persone – se ne avvale. Tanti? Pochi? Per farsi un’idea, basti pensare che insieme nel solo 2015 hanno percorso qualcosa come 420 milioni di chilometri in sella. Chilometri che, senza l’incentivo rappresentato dall’indennità chilometrica, sarebbero probabilmente stati almeno in parte percorsi a bordo di un veicolo a motore. I numeri dell’iniziativa sono per altro in continua crescita: fra il 2011 e il 2015 i beneficiari sono aumentati del 30 per cento.

Il Belgio è stato il primo paese in Europa a introdurre l'idennità chilometrica per chi si reca al lavoro in bicicletta. Foto di Ben Pruchnie/Getty Images
Il Belgio è stato il primo paese in Europa a introdurre l’idennità chilometrica per chi si reca al lavoro in bicicletta. Foto di Ben Pruchnie/Getty Images

Francia, indennità a metà

L’indennità chilometrica rischia di diventare un salasso per le finanze pubbliche, staranno già pensando i più diffidenti. Non è di questo parere il governo belga ha da poco deciso di aumentare il bonus a 23 centesimi al chilometro. La misura costa infatti 93 milioni di euro di mancato gettito fiscale, pari al 2 per cento di quanto lo stato perde per un altro sgravio fiscale molto meno virtuoso: quello delle flotte di auto aziendali. Il timore di non fare un buon affare ha invece condizionato la declinazione francese dell’indennità chilometrica. Lanciato in via sperimentale nel 2015, il sistema francese prevede che l’indennità sia esente da imposte sino a un tetto di 200 euro all’anno per dipendente. Dal momento che il suo valore è fissato a 0,25 euro a chilometro, significa che in media un dipendente che lavora 250 giorni all’anno può percorrere poco più di tre chilometri al giorno esentasse.

La Francia nel 2015 ha seguito l'esempio del Belgio. Foto di Peter Macdiarmid/Getty Images
La Francia nel 2015 ha seguito l’esempio del Belgio. Foto di Peter Macdiarmid/Getty Images

Lussemburgo, paradiso fiscale per bici

Fra le norme in favore della ciclabilità contenute nella recente riforma fiscale del paese, una in particolare è dedicata a chi la bici la utilizza per recarsi al lavoro. D’ora in avanti infatti le aziende lussemburghesi potranno offrire ai loro dipendenti una bicicletta, da usare sia per gli spostamenti professionali che per il tempo libero. Proprio come un’auto aziendale se non che questo benefit sarà completamente esentasse per il dipendente che alla fine del contratto di leasing potrà decidere di acquistare il mezzo, a condizioni fiscalmente più interessanti che se si trattasse di un’auto.

La città di Bologna ha appena lanciato una competizione per incitare i cittadini a preferire la bici per i loro spostamenti quotidiani. Foto della campagna Bella mossa.
La città di Bologna ha appena lanciato una competizione per incitare i cittadini a preferire la bici per i loro spostamenti quotidiani. Foto della campagna Bella mossa.

E in Italia?

Anche in Italia il principio dell’indennità chilometrica si fa strada. Senza attendere una normativa in merito, alcune aziende hanno lanciato programmi sperimentali rivolti a clienti e dipendenti. È il caso ad esempio di Coop Italia, tramite l’applicazione vivibici del suo operatore virtuale di telefonia mobile CoopVoce. Se per i clienti l’uso della bici dà diritto a traffico dati gratuito, per i dipendenti del gruppo che partecipano alla sperimentazione si traduce direttamente in denaro in busta paga. A livello di iniziative pubbliche, i recenti interventi statali hanno riguardato principalmente le infrastrutture ciclabili nazionali mentre a livello locale, ci si è spesso fermati agli annunci. È però di pochi giorni fa il lancio a Bologna, del programma Bella mossa, promosso dall’agenzia comunale per la mobilità e il trasporto pubblico locale, consente di accumulare punti e vincere sconti e buoni spesa scegliendo per i propri spostamenti quotidiani i mezzi pubblici o la bicicletta. Al programma, partito il primo aprile, possono aderire singoli cittadini a titolo individuale o intere aziende che vogliano coinvolgere i loro dipendenti. Appuntamento il 30 settembre per un bilancio dell’iniziativa.

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