Lavoro

Salviamo il clima e creeremo 24 milioni di nuovi posti di lavoro

Dalle rinnovabili all’agricoltura bio, la transizione verso un’economia sostenibile permetterà di creare 24 milioni di posti di lavoro. A fronte di soli 6 persi.

La lotta ai cambiamenti climatici permetterà di creare 24 milioni di nuovi posti di lavoro, in tutto il mondo, entro il 2030. E tenendo conto dei soli sei che si perderanno nei comparti inquinanti, il saldo sarà attivo per ben 18 milioni. A spiegarlo è un rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), che ha calcolato l’impatto in termini occupazionali della fase di transizione ecologica necessaria per attuare l’Accordo di Parigi sul clima.

In Europa saldo positivo di 12 milioni tra posti di lavoro creati e persi

Già nel 2013, l’agenzia delle Nazioni Unite – della quale fanno parte rappresentanti dei governi, delle imprese e dei lavoratori di 187 paesi – aveva sottolineato nel corso della Conferenza internazionale del lavoro che si tenne a Ginevra nel mese di luglio che “il guadagno netto in termini di nuovi posti di lavoro tra il 2010 e il 2030 sarà compreso tra lo 0,5 e il due per cento”. Parlando al quotidiano francese Le Monde, Catherine Saget, principale autrice del rapporto pubblicato quest’anno, ha spiegato che “l’obiettivo non è stato semplicemente di contabilizzare i green jobs futuri, ma di studiare l’evoluzione di tutti i settori in vista dei mutamenti attesi nell’economia”.

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Il saldo tra posti di lavoro guadagnati e persi grazie alla transizione ecologica sarà positivo per 18 milioni di unità, secondo un rapporto dell’Ilo © Peter Macdiarmid/Getty Images

Il rapporto specifica che il saldo tra numero di posti di lavoro creati e persi – nelle macro-regioni rappresentate dalle Americhe, dall’Asia-Pacifico e dall’Europa – sarà pari rispettivamente a tre, quattordici e dodici milioni. Al contrario, però, nel Medio Oriente e in Africa i valori saranno negativi per 300mila e 350mila unità (pari allo 0,48 e allo 0,04 per cento del totale di occupati nei due territori). Ciò soprattutto in ragione della presenza massiccia di strutture e aziende impegnate nel settore delle fonti fossili e in quello minerario.

A perdere occupati saranno soprattutto le industrie che sfruttano le fonti fossili

Ma il fatto che nel complesso la transizione sarà decisamente benefica per il lavoro è confermato dall’analisi settoriale: su 163 comparti economici analizzati, infatti, soltanto quattordici subiranno una contrazione occupazionale superiore a diecimila posti di lavoro. E soltanto l’estrazione del petrolio e le raffinerie vedranno diminuire i loro addetti per più di un milione di unità. Al contrario, nel settore della produzione di energia, le perdite di 400mila posti – prevalentemente nello sfruttamento delle fonti fossili – saranno ampiamente compensate dalla creazione di 2,5 milioni di nuovi posti garantiti dalle rinnovabili. Ma a fornire nuovo impulso saranno anche l’economia circolare, le attività di riciclo, la raccolta differenziata, i servizi di riparazione e di riutilizzo. Benché giudicata più difficile da quantificare, anche la crescita dell’agricoltura biologica garantirà un numero importante di nuovi posti di lavoro.

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A perdere addetti saranno soprattutto i settori legati alle fonti fossili © Carsten Koall/Getty Images

Tuttavia, l’Ilo sottolinea l’importanza di garantire condizioni di lavoro soddisfacenti a chi verrà impiegato nei settori in forte espansione. Per farlo, occorre sviluppare “politiche appropriate” in materia di salari, di welfare e di formazione professionale. “Soprattutto i paesi a reddito basso o medio – si legge nel rapporto – hanno bisogno ancora di adottare e finanziare strategie che garantiscano una transizione verso un’economia sostenibile e inclusiva, sia sul piano ambientale che su quello sociale”.

 

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