Lavoro

Quasi tutti i Paesi del mondo a energia rinnovabile. Facciamolo ora

Posti di lavoro persi: 27,7 milioni. Posti di lavoro creati: 52 milioni. Da qui a trent’anni. Con qualche milione di morti per inquinamento in meno, miliardi risparmiati in spese sanitarie e raggiungimento degli obiettivi di Parigi per salvare il clima. Ecco alcuni motivi per cui gli autori di uno studio scientifico ci vorrebbero tutti a energia rinnovabile.

Quasi tre quarti dei Paesi del mondo potrebbero essere alimentati interamente da fonti energetiche rinnovabili entro il 2050 – se lo vogliamo realmente. Secondo un’ambiziosa nuova tabella di marcia stilata dagli scienziati per un futuro senza emissioni grazie alle rinnovabili, si possono creare milioni di posti di lavoro, taglio di miliardi nei costi sanitari e da danni climatici, nonché un contributo probabilmente decisivo a salvare il nostro pianeta dal riscaldamento globale.

Tutti i Paesi del mondo a energia pulita, ecco come

Trenta scienziati credono fermamente che possa diventare realtà: è per questo che hanno messo a punto decine di piani d’azione, per quasi ogni luogo del mondo, indicando la via giusta per iniziare o completare il passaggio alle energie pulite. I benefici saranno tanti, e non solo per l’ambiente: milioni di posti di lavoro in più e un abbattimento dei costi in ambito sanitario. I piani d’azione sono più ambiziosi delle indicazioni date dall’accordo di Parigi sul clima.

La soluzione è ‘elettrificare’ tutti i settori (quello dei trasporti, dei riscaldamenti, l’industria, l’agricoltura, la pesca) e far sì che l’elettricità derivi al 100% da vento, acqua e sole

Se portati a termine entro il 2050, questi programmi saranno in grado di evitare un rialzo di 1,5° C di temperatura, milioni di morti dovute a inquinamento, potranno creare fino a 24,3 milioni di posti di lavoro a lungo termine e full-time, ridurre i costi dell’energia per la società e consentire l’accesso alla stessa ad un maggior numero di persone nel mondo.

Questa infografica rappresenta le tabelle di marcia sviluppate da Jacobson e altri per 139 Paesi per utilizzare il 100% di energia pulita in tutti i settori energetici entro il 2050.
Questa infografica rappresenta le tabelle di marcia sviluppate da Jacobson e altri per 139 Paesi per utilizzare il 100% di energia pulita in tutti i settori energetici entro il 2050.

Tutti i Paesi del mondo a energia pulita, ecco perché

Una ristrutturazione così ampia delle infrastrutture energetiche esistenti va ben al di là di quanto chiede effettivamente l’accordo sul clima di Parigi (COP21) delle Nazioni Unite. Ma i ricercatori dicono che ci sono ragioni convincenti per farlo, tutti, il prima possibile.

“I risultati dei nostri studi suggeriscono che i benefici sono così grandi da rendere opportuno accelerare la transizione verso il vento, l’acqua e il solare, il più velocemente possibile – afferma uno dei membri del team, Mark Delucchi dell’Università di California Berkeley – rottamando i sistemi a combustibili fossili in tempi precisi ovunque lo si possa fare”.

Questo perché così facendo non solo si creano nuovi posti di lavoro nelle fonti rinnovabili – si prevede un aumento netto di oltre 24 milioni di posizioni lavorative a tempo pieno, nel mondo – ma saremmo tutti anche più sani, con meno emissioni di combustibili fossili che inquinano l’atmosfera, la terra e l’acqua. Infatti il team di scienziati afferma che la riduzione dell’inquinamento atmosferico farebbe calare di oltre 4,6 milioni le morti premature ogni anno.

Ma forse, ancora più importante nel lungo periodo, la svolta di tutti i Paesi verso le rinnovabili consentirebbe di raggiungere l’obiettivo di mantenere l’aumento delle temperature globali a meno di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali.

L’Italia al 100% di energia pulita, ecco come secondo gli scienziati di Stanford

La ricetta degli scienziati prevede, oltre ai vantaggi sul piano ambientale, e su quello strategico per l’eliminazione della dipendenza dalle forniture estere, interessantissimi risultati in termini di posti di lavoro: il bilancio tra quelli creati nelle energie pulite e quelli persi nelle energie tradizionali mostrerebbe un attivo di 485.000 nuovi occupati. Altro vantaggio, quello per la salute: le morti evitabili ogni anno si attesterebbero da 5.000 a 45.000.

In Italia il solare è avvantaggiato, nota la ricerca di Stanford. Ad esempio, si legge nello studio, ci sono 737 chilometri quadrati di tetti adatti ad ospitare pannelli fotovoltaici.

Gli attuali costi finanziari dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento

Uno studio (un po’ prudente) realizzato dal governo degli Stati Uniti nel 2014 aveva calcolato, utilizzando tre modelli economici diffusi, in 37 dollari il costo cosiddetto “sociale” per ogni nuova tonnellata di CO2 prodotta nel 2015. L’Environmental Protection Agency statunitense utilizza questo valore come riferimento per le norme in tema di gestione energetica, delle emissioni e per le azioni di mitigazione. Uno studio uscito successivamente sulla rivista Nature Climate Change, realizzato da un gruppo di scienziati di Stanford stimò che i costi potrebbero essere molto più gravi, fino ad arrivare a 220 dollari per tonnellata di CO2 prodotta.

Banca mondiale e Institute for health metrics and evaluation (Ihme) hanno presentato il rapporto “The Cost of Air Pollution: Strengthening the economic case for action” dal quale emerge che l’inquinamento dell’aria è al quarto posto tra i maggiori fattori di rischio di morte prematura nel mondo e attualmente è il tipo di inquinamento più mortale. Un rapporto di tre anni fa evidenziava che se si guardano le perdite dal punto di vista del benessere (welfare losses), secondo un metodo abitualmente utilizzato per valutare costi e benefici delle regolamentazioni ambientali in un dato Paese, “il costo totale dei decessi prematuri dovuti all’inquinamento dell’aria, mettendo insieme ogni classe di età, è stimato in più di 5.000 miliardi di dollari. In Asia orientale e in Asia del Sud queste ‘perdite di benessere’ rappresentano l’equivalente di circa il 7,5% del Pil”.

Il costo sanitario dell’inquinamento in Italia si attesta intorno agli 88 miliardi di euro annui, con oltre 32mila morti premature all’anno. A dirlo qui sono le stime Oms e Ocse.

La storia dello studio su tutti i Paesi del mondo a energia pulita e il ruolo di Mark Z. Jacobson

Ora questa nuova ricerca, che in una forma iniziale era stata presentata inizialmente ai leader mondiali proprio alla Cop 21 nel 2015, si basa su una precedente tabella di marcia impostata solo sugli Stati Uniti che ha dimostrato come i 50 stati americani potrebbero compiere tutti questa sterzata verso le rinnovabili coprendo tutto il fabbisogno energetico statunitense entro il 2050.

Entrambi gli studi sono stati guidati da Mark Z. Jacobson dell’Università di Stanford, cofondatore di The Solutions Project.

“Quello che mi sembra più eclatante dei risultati di questo studio è che ogni paese che abbiamo esaminato avrebbe risorse sufficienti per il proprio fabbisogno energetico – ha detto Charles Q. Choi a Ieee Spectrum – anche se nel caso di un paio di piccoli Stati con popolazioni molto elevate, ciò potrebbe richiedere l’importazione di energia dal proprio vicino o l’utilizzo di una quantità insolitamente elevata di energia offshore”. Questo perché i paesi più grandi, con maggiore estensione di terreni rispetto alle numeriche delle loro popolazioni, godrebbero di una maggiore flessibilità nella ricerca di siti adeguati per impianti solari, eolici e idroelettrici.

La roadmap di 139 Paesi è stata un’impresa enorme, ma la squadra non intende fermarsi qui.

“Stiamo sviluppando le mappe per le singole città per andare al 100% di energia pulita e rinnovabile”, ha detto Jacobson.

I risultati sono riportati qui, in Joule.

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