Ucraina, conseguenze enormi dopo l’esplosione della diga di Kakhovka

Un’esplosione ha distrutto la diga di Kakhovka, inondando la regione di Kherson: conseguenze enormi sulla popolazione e sull’approvvigionamento di cibo.

  • Una esplosione ha distrutto la diga di Kakhovka, inondando la regione di Kherson.
  • Conseguenze enormi sulla popolazione e sull’approvvigionamento di cibo.
  • Non sarebbe a rischio, per ora, la centrale nucleare di Zaporizhzhia.

Avrà “impatti enormi”, secondo le Nazioni Unite, la distruzione della diga di Kakhovka, vicino Kherson, avvenuta nella notte tra lunedì e martedì e che ha avuto coma prima conseguenza il completo allagamento della zona, che nei video diffusi appare oggi come un’immensa palude.

“La gravità di questo episodio sarà comprensibile nei prossimi giorni, ma è già chiaro che avrà conseguenze enormi per migliaia di persone”, ha dichiarato il responsabile degli Affari umanitari dell’Onu, Martin Griffiths, nel corso della riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza convocata dopo l’attentato, su cui Russia e Ucraina al momento si rimpallano le responsabilità. Per le Nazioni Unite l’incidente avrà “conseguenze gravi e di vasta portata per migliaia di persone nel sud dell’Ucraina, su entrambi i lati della linea del fronte, per via della perdita di case, cibo, acqua potabile e mezzi di sussistenza “, perché la diga costituisce un’ancora di salvezza per l’intera regione. La diga in questi mesi è stata “una fonte chiave” per l’agricoltura e l’irrigazione, e la sua distruzione è considerato un duro colpo per un settore della produzione alimentare già danneggiato in modo significativo .

Sfollati in aumento e morti 

Sono 16mila le persone che si trovavano nella “zona critica” sulla riva destra del Dnipro controllata dagli ucraini e che sono state evacuate. Potrebbero esserci anche molti morti, sebbene sia impossibile fare una stima precisa data la non accessibilità della zona per motivi di guerra, ma il problema riguarda anche la potenziale contaminazione delle acque, dovuta in particolare alla presenza di mine, diffuse oggi sul 30 per cento del territorio ucraino e in particolare nell’oblast di Kherson.

Tutto è avvenuto nella notte, quando la diga della centrale idroelettrica di Nova Kakhovka, in una zona strategica del conflitto russo-ucraino nella regione di Kherson, ha ceduto sotto i colpi di una potente esplosione: milioni di metri cubi di acqua si sono riversati a valle inondando 24 cittadine del lato destro del Dnipro: ecco perché, nonostante Mosca neghi responsabilità e incolpi i rivali, tutta la comunità internazionale ha da subito accusato la Russia. Da quella parte, tra l’altro, stava partendo in questi giorni la controffensiva ucraina per riprendere il resto dell’oblast di Kherson, che ora sarà resa molto di più difficile dalla completa cancellazione delle infrastrutture della zona.

Il numero di persone coinvolte è destinato ad aumentare perché l’acqua, in 24 ore, non ha accennato a ritirarsi, finendo anzi per lambire numerosissimi altri villaggi: a rischio, in tutto, ci sono le abitazioni di 40mila cittadini ucraini.

L’apprensione per la centrale nucleare 

Mai come questa volta, però, il dramma ha riguardato non solo l’Ucraina ma potenzialmente tutta l’Europa: per molte ore infatti è stata considerata a rischio anche la sicurezza della centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande del continente e da un anno e mezzo a questa parte spessissimo al centro della contesa militare tra Russia e Ucraina.

La diga di Kakhovka viene infatti utilizzata anche per garantire il necessario raffreddamento della centrale nucleare e l’allarme è stato alto per tutta la giornata, finché l’agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), dopo i primi rilievi, non ha tranquillizzato tutti: “Siamo a conoscenza della segnalazioni sui danni alla diga di Kakhovka in Ucraina – ha spiegato il direttore Rafael Mariano Grossi – gli esperti dell’Aiea presso la centrale nucleare di Zaporizhzhia stanno monitorando da vicino la situazione; non c’è alcun rischio immediato per la sicurezza nucleare nell’impianto”.

Rimane il fatto che, in punta di diritto internazionale, quello che si è verificato a Kakhovka si configura come crimine di guerra.  L’articolo 56 del Protocollo addizionale alle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949, riguardante la protezione delle opere e degli impianti contenenti di sostanze o elementi pericolosi, precisa che dighe, argini, centrali nucleari, centrali elettriche non possono essere attaccati, anche se costituiscono obiettivi militari, quando tali attacchi possono causare il rilascio di queste forze e, di conseguenza, causare gravi perdite nella popolazione civile..

 

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