Ultima chiamata

Il regista Enrico Cerasuolo con la collaborazione di Gaetano Capizzi, direttore di Cinemambiente, e di Luca Mercalli, uno dei più famosi climatologi italiani, hanno deciso di farne un documentario che cerca di capire, a quarant’anni di distanza, se siamo ancora in tempo per cambiare le nostre abitudini, se siamo ancora in tempo per un’ultima chiamata.

Nel 1972 fa un gruppo di giovani ricercatori del Massachusetts
Institute of Technology (Mit) di Boston ha pubblicato lo studio
The limits to growth” (i limiti della crescita)
in cui si sono evidenziati per la prima volta i problemi causati
all’ecosistema terrestre dalla continua crescita della popolazione
mondiale e dal suo sviluppo incontrollato. Nel 2007 il regista
Enrico Cerasuolo con la collaborazione di Gaetano Capizzi,
direttore di Cinemambiente, e di Luca Mercalli, uno dei più
famosi climatologi italiani, hanno deciso di farne un
documentario
che cerca di capire, a quarant’anni di distanza,
se siamo ancora in tempo per cambiare le nostre abitudini, se siamo
ancora in tempo per un’ultima chiamata.

 

In occasione della
sedicesima edizione del festival Cinemambiente di Torino
, dove
il documentario concorre nella categoria “La casa di domani”,
abbiamo posto tre domande al regista Enrico Cerasuolo.

 

Come nasce il progetto?

Il progetto nacque molti anni fa, nel 2007, grazie a Gaetano
Capizzi e Luca Mercalli. Da allora c’è stato un lungo lavoro
di ricerca e di contatto con i personaggi presenti nel libro “The
limits to growth”, culminato a Washington nel marzo del 2012, in
occasione del quarantesimo anniversario della prima presentazione.
Nell’ultimo anno siamo riusciti a fare tutte le riprese che ci
mancavano e a completare le ricerche d’archivio, sei anni dopo
l’idea si è finalmente trasformata in film.

 

Chi sono i personaggi di questo docufilm e
com’è cambiata la loro visione del mondo dal 1972 ad
oggi?

“The limits to growth” è stato il frutto di un lavoro
di gruppo. Il nucleo di quel gruppo sono i
personaggi principali
di “Ultima Chiamata”. Gli ispiratori del
libro sono il torinese Aurelio Peccei, tra i primi imprenditori
italiani a capire il problema della globalizzazione, e l’americano
Jay Forrester, uno dei padri dell’era dei computer e fondatore
della “dinamica dei sistemi”, la scienza che studia l’interazione
fra sistemi complessi.

 

Gli autori del libro sono un gruppo di ricercatori del Mit di
Boston: Dennis e Donella Meadows, Jorgen Randers, Bill Behrens.
Donella Meadows è scomparsa nel 2001 e rivive nel film
attraverso i materiali d’archivio. I personaggi in azione anche nel
presente sono gli altri tre autori. Secondo Dennis Meadows, che in
questi anni è stato il portavoce del gruppo, oggi è
troppo tardi per illudersi di poter raggiungere la
sostenibilità. I nuovi obiettivi che Meadows invita a
ricercare sono altri, come la resilienza, cioè la
capacità di assorbire uno shock pur continuando a
funzionare, e la capacità di risolvere problemi universali
(qualità dell’acqua, dell’aria) a livello locale. Jorgen
Randers, norvegese, ha recentemente pubblicato “2052”, un libro nel
quale racconta la sua previsione per i prossimi quarant’anni. Per
Randes lo scenario più preoccupante è quello legato
alle emissioni di CO2 e al cambiamento climatico. Bill Behrens
installa pannelli solari e crede nell’importanza delle energie
rinnovabili.

 

Perché le previsioni le lor previsioni sono
state così osteggiate in campo economico e
politico?

“The limits to growth” non faceva previsioni, né
predizioni. Offriva delle possibilità di scelta razionale
per il futuro. Ci sono molte ragioni per cui il libro ha scatenato
molte polemiche. La prima è che per la prima volta ha messo
in discussione il concetto di crescita fisica in un sistema finito
come il pianeta Terra. Per la maggior parte degli economisti, anche
oggi, la crescita è un dogma. Da un punto di vista politico,
sia in Europa che negli Stati Uniti, il libro ha provocato scontri
dai quali sono usciti vittoriosi gli avversari del rapporto. Per la
destra liberista ogni limitazione ai mercati e una politica di
controllo delle nascite erano nemici da combattere, ma la sinistra
e i paesi in via di sviluppo erano contrari a mettere in
discussione una crescita di cui i paesi industrializzati avevano
già goduto. Ma ad uscirne sconfitto è stato
l’ambiente.

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