Mangiar sano. Se diventa un’ossesione

Tutti sanno che mangiare sano fa bene, ma un sorprendente numero di persone ha cominciato a farlo in modo ossessivo.

Ad affermarlo è il dietologo statunitense Steven Bratman,
autore di Health Food Junkies, colui che si definisce un
“ex-ortoressico pentito”. Ortoressia: un termine poco noto, perfino
a coloro che – ignari – da questa fantomatica malattia sarebbero,
irrimediabilmente afflitti.

La definiscono: “ossessione maniacale per i cibi sani”. Eppure il
suo significato – dal greco orthos “giusto”, “corretto”- a tutto
farebbe pensare, fuorché a qualcosa di sbagliato o dannoso.
Ecco allora che, se una scelta di vita alternativa si scontra con
il conformismo, il senso comune, l’abitudine a quelle certezze dure
a morire, viene creata, all’occorrenza, la patologia, la psicosi,
il problema.

Cambiare, più o meno radicalmente, le abitudini quotidiane
per migliorare la qualità di vita propria e altrui (se per
altrui si intende l’intero ecosistema compresi animali e ambiente),
magari con una dieta vegetariana o vegan, basata su cibi biologici
e naturali, significa scontrarsi con un mondo ostile a questo
cambiamento.

Integrale diventa in pochi secondi “integralista”, rispettoso di
tutti gli esseri viventi è sinonimo di “snob”, seguace o
almeno affine a nuove sperimentazioni alimentari, che attingono dal
passato o dall’Oriente per riscoprire antichi sapori e nuove
risorse, è – agli occhi degli altri – “modaiolo” o
addirittura “estremista”. Un attacco pubblico per celare il disagio
di fronte a una figura che – improvvisamente – scuote la coscienza,
mette in discussione convinzioni, risveglia antiche paure, timori,
carenze di informazione.
Una scelta difficile, quindi, ma che non deve scoraggiare: la
consapevolezza è -e resta- quella di agire per il bene
comune, per una nuova realtà possibile, sradicando quelle
coscienze assopite dal loro costante torpore. Una volontà
che certamente sarà ripagata.

Roberta Marino

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