Diritti umani

Usa, manifestanti anti-gasdotti e oleodotti come terroristi

Sempre più stati americani stanno emanando leggi che criminalizzano le manifestazioni di disobbedienza civile contro le infrastrutture critiche, equiparando i manifestanti a terroristi.

Negli Stati Uniti la disobbedienza civile fa parte dell’immaginario collettivo, tanto quanto il mito della frontiera. Uno dei padri di questo movimento è stato Henry David Thoreau, autore dell’illuminante saggio Disobbedienza civile, pubblicato nel 1849, in cui l’autore spiega che secondo lui i cittadini non devono obbedire al proprio governo se contrari alle sue politiche. “Tutti gli uomini riconoscono il diritto di rifiutare l’obbedienza e d’opporre resistenza al governo, quando la sua tirannia o la sua inefficienza siano grandi ed intollerabili”. Eppure oggi negli Stati Uniti questa possibilità di esprimere dissenso e disobbedienza è sempre più minacciata. È infatti in crescita il numero di stati che emanano leggi che criminalizzano le manifestazioni di protesta contro le cosiddette infrastrutture critiche, come oleodotti e gasdotti.

Manifestante contro la costruzione di un gasdotto in Nord Dakota nella riserva Sioux
La nuova legislazione rischia di indebolire ulteriormente la posizione di gruppi di persone poco rappresentati, come i nativi americani. Le Sei nazioni si sono infatti opposte fermamente alle nuove leggi © Justin Sullivan/Getty Images

Leggi contro la libertà di espressione

Dal 2017 ad oggi simili leggi, ritenute incostituzionali dai sostenitori delle libertà civili, che sostengono violino il primo emendamento della costituzione americana, sono state emanate in almeno diciotto stati. Queste leggi, adottate ad esempio, dall’Oklahoma, dal Texas e dal Sud Dakota, prevedono un aumento delle pene per gli attivisti che protestano o addirittura pianificano proteste contro oleodotti, gasdotti e altre infrastrutture critiche. Quelle che prima erano considerate semplici infrazioni sono ora considerati reati veri e propri.

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Delegittimare la disobbedienza civile

L’obiettivo di queste leggi, secondo l’organizzazione per i diritti umani Aclu and the Center for constitutional rights, sarebbe soprattutto quello di scoraggiare la disobbedienza civile non violenta, equiparandola a crimini violenti, ma anche di tagliare il sostegno materiale dalle organizzazioni, imponendo multe salate alle organizzazioni che appoggiano gli attivisti. La rapida espansione delle leggi anti-attivisti, nonostante la loro apparente incostituzionalità, si spiegherebbe con il grande potere politico ed economico che le compagnie petrolifere e del gas esercitano in molte aree statunitensi.

Manifestanti marciano a Washington per protestare contro la costruzione di un oleodotto
Il Sud Dakota, con una certa crudeltà, potrebbe devolvere le multe agli attivisti che protestano per la costruzione degli oleodotti per la realizzazione di quelle stesse infrastrutture © Justin Sullivan/Getty Images

Manifestanti come terroristi

Consapevoli del potere esercitato da una massa critica di persone, i legislatori conservatori cercano di impedirne la formazione sul nascere, disincentivandola penalmente. “Viene effettuata una disaggregazione dei manifestanti, giudicati come terroristi e sabotatori economici, quando in realtà stanno facendo sentire la loro voce poiché oleodotti e gasdotti son pericolosi per le loro comunità e l’ambiente – ha detto al Guardian Vera Eidelman, avvocato dell’American civil liberties union, ong nata per difendere i diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti. – Anche se le persone non sono state direttamente accusate, l’esistenza di queste leggi può raffreddarle e renderle più timorose ad esprimersi”.

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Non sono paesi per manifestanti

L’Oklahoma è stato il primo stato ad adottare la nuova legislazione per la protezione di oleodotti e gasdotti nel 2017, seguito dalla Louisiana. Nel 2019 l’inasprimento delle sanzioni penali e civili ai danni dei manifestanti è stato approvato anche in Tennessee, Indiana , North Dakota, South Dakota e Texas, mentre è in fase di valutazione in Idaho, Minnesota, Missouri, Illinois, Ohio e Kentucky. I rappresentanti del settore, dal canto loro, sostengono che queste severe sanzioni siano necessarie per garantire la sicurezza delle infrastrutture critiche. “L’obiettivo della nuova legislazione è proteggere la sicurezza delle persone, dell’ambiente e delle infrastrutture della Louisiana”, ha dichiarato il presidente della Louisiana Mid-Continent oil and gas association.

Costruzione di un gasdotto
La legislazione anti-attivisti ha il supporto del governo federale, la cui stretta correlazione con la lobby dei combustibili fossili è d’altronde nota © Sean Gallup/Getty Images

Cosa rischiano gli attivisti

Protestare contro la realizzazione di un’infrastruttura pericolosa per la salute dei cittadini e dell’ecosistema sarà sempre più rischioso. In Texas, ad esempio, la legge che entrerà in vigore a settembre punirà con una pena fino a due anni di carcere e una multa di 10mila dollari chiunque “comprometta o interrompa” la costruzione di un gasdotto o di un oleodotto. Se un attivista viene accusato di avere “intenzione di danneggiare o distruggere” un impianto funzionante rischia fino a dieci anni di carcere, pena equiparabile a quella prevista per un tentato omicidio. Infine le organizzazioni ritenute coinvolte in una simile azione rischiano una multa fino a 500mila dollari.

La resistenza di Cindy Spoon

In Louisiana attualmente sedici attivisti sono in attesa di processo e rischiano fino a cinque anni di prigione per aver protestato in maniera pacifica e non violenta sul suolo pubblico. Tra questi Cindy Spoon, che a bordo della sua canoa stava protestando, in acque pubbliche navigabili, contro al realizzazione di un grande oleodotto che dovrebbe trasportare greggio attraverso le vaste zone umide del bacino del fiume Atchafalaya, una delle più grandi aree paludose degli Stati Uniti che ospita una straordinaria biodiversità. La ragazza è la prima attivista accusata in Louisiana, appena una settimana dopo l’entrata in vigore della legge, ma non sembra avere intenzione di cedere. “Restare con le mani in mano è di gran lunga peggio del rischio che mi riguarda personalmente”. La disobbedienza civile non è ancora sopita.

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