Vado a trovare mio padre, il nuovo podcast di LifeGate Radio

Dagli autori di Big! Colapesce e Dimartino a Sanremo arriva Vado a trovare mio padre, il nuovo podcast prodotto da LifeGate Radio che racconta il viaggio di Maurizio Carucci, leader degli Ex-Otago, alla ricerca delle proprie radici.

Ascolta il nuovo podcast di LifeGate Radio “Vado a trovare mio padre”

“Vado a trovare mio padre. Anche se è mancato nove anni fa per un terribile cancro…”. Un atto fisico, tangibile che il protagonista del nuovo audio-documentario prodotto da LifeGate Radio, Maurizio Carucci, agricoltore, cantautore e leader della band genovese Ex-Otago, decide di compiere per cercare di riconciliarsi con suo padre, anche se non c’è più. Un ri-avvicinarsi lento e necessario, un viaggio in bicicletta attraverso mezza Italia, dall’Appennino piemontese al mare della Puglia, per riscoprire i luoghi dove è nato e vissuto il padre e provare a stabilire un legame ancora più profondo con lui, che non si fermi davanti all’assenza fisica dell’altro.

Avevo un conto aperto con mio padre, sentivo che gli dovevo qualcosa e questo viaggio penso che sia un buon modo per rincontrarlo, riavvicinarlo un po’.

Maurizio Carucci

Questa è la storia raccontata da Vado a trovare mio padre, l’audio-documentario scritto, diretto e prodotto da Marco Rip e Giacomo De Poli per LifeGate Radio, con il supporto di Metatron e distribuito su Spotify, Apple Podcasts e Spreaker. Un viaggio lungo 1.300 chilometri che Maurizio Carucci ha affrontato in compagnia dell’amico e cuoco Massimo Martina, anche lui legato, per uno strano segno del destino, a quegli stessi luoghi: dalla Val Borbera, dove entrambi hanno deciso di stabilire la propria attività, alla Puglia, dove sono nati i loro rispettivi padri, fra Taranto e Copertino.

Vado a trovare mio padre, un viaggio catartico

In Val Borbera si trova il Cammino dei ribelli: un cammino alla scoperta della natura selvaggia e dei piccolissimi villaggi di una terra bastarda, selvatica e severa, spopolata e bellissima tra Piemonte, Liguria, Emilia e Lombardia, che miscela culture e tradizioni differenti.

Maurizio un po’ ribelle lo è, visto che nel 2011, nonostante un’affermata carriera nella musica insieme alla sua band Ex-Otago, decide di lasciare Genova insieme alla compagna Martina Panarese, recuperare un vecchio fienile isolato proprio in quei luoghi, fra Albera Ligure e Figino, e dare vita a Cascina Barbàn che, più che un’azienda agricola, è un collettivo, un progetto contadino. Una storia molto simile a quella dell’amico Massimo Martina, compagno in questo viaggio di Maurizio, che proprio lì vicino, a Borghetto Borbera, decide di acquistare un rudere, rimetterlo a posto e aprire il suo ristorante, Il fiorile.

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Il viaggio di Maurizio e Massimo inizia proprio da questi luoghi, in un periodo in cui l’Italia è divisa tra zone gialle, arancioni e rosse a causa dell’emergenza legata alla pandemia da Coronavirus e in cui le condizioni meteo non agevolano il viaggio (siamo a inizio primavera 2021). Nonostante Maurizio e Massimo si definiscano due camminatori, per rispettare i tempi della natura che pretende che Maurizio sia presto di ritorno per curare le proprie vigne, scelgono di usare la bicicletta, anche se non hanno nessuna esperienza, e ancor meno allenamento, sulle due ruote.

Maurizio Carucci e Massimo Martina in viaggio.
Maurizio e Massimo durante il viaggio verso la Puglia © Massimo Martina

Da camminatore quale mi ritenevo, mi sono reso conto di essere un viaggiatore (…) Ciò che mi interessa non è il mezzo, ma il viaggio nel senso autentico del termine. L’importante è che sia lento e non inquinante.

Maurizio Carucci 

Un po’ come succede per tutti i viaggi, però, a rendere speciale anche questo viaggio sono la motivazione che li spinge a partire, il percorso che li porterà alla meta e l’esperienza che, in questo caso più che mai, tende alla ricerca di sé stessi. Così, avvicinatisi inizialmente con un po’ di diffidenza al mezzo di locomozione prescelto, presto Maurizio e Massimo si lasciano completamente andare alle due ruote e si riscoprono viaggiatori a trecentosessanta gradi: il mezzo non è più importante, lo è il viaggio in sé, a patto che sia lento e non inquinante.

Su strade spesso poco adatte a questa modalità lenta e “umana” di viaggiare, si spostano attraverso l’Italia in un viaggio importante, faticoso, necessario, ma anche catartico, alla ricerca delle proprie radici. E noi ne diventiamo testimoni attraverso i suoni, i rumori e le loro voci che raccontano in prima persona i luoghi, le sensazioni, i pensieri, le storie e le memorie, trattenute o celebrate. Un vero e proprio diario sonoro di viaggio in cui sono impresse interessanti riflessioni su natura e paesaggio, sul cibo, sul senso più intimo del viaggiare, sull’amicizia e sui rapporti interpersonali.

Ho imparato a conoscere alcuni aspetti di Maurizio a cui prima non prestavo attenzione: la fragilità, la differenza che c’è fra di noi (…) Il fatto di scoprire insieme dove si va e dove si arriva, l’adrenalina condivisa, lo stare insieme che a volte è comodo a volte è scomodo. Tutte queste cose danno la percezione di un’amicizia che si espande.

Massimo Martina

Senza svelare di più sul viaggio, che è possibile ripercorrere interamente ascoltando le quattro puntate dell’audio-documentario su Spotify, Apple Podcasts e Spreaker, possiamo però anticipare che, ancora una volta, l’audio si conferma un codice di racconto potentissimo, che lega in modo molto intimo chi ascolta ai protagonisti, ai luoghi e ai momenti: “Registrazioni di pensieri e sentimenti autentici, veraci e molto sentiti, quasi a far entrare qualcuno nella propria sfera quando si è più vulnerabili”, come ci ha raccontato Maurizio stesso, o come ha sottolineato Massimo: “Con questa esperienza ho scoperto un mezzo per poter raccontare un’esperienza in modo molto autentico: ciò che scaturisce da un racconto tramite presa diretta è qualcosa che difficilmente può riproporsi attraverso i ricordi a posteriore. Giacomo e Marco mi hanno incitato a farlo e io ne ho subito colto l’importanza”.

Maurizio Carucci sotto casa del padre.
Maurizio sotto la casa dove il padre è nato e vissuto a Taranto © Maurizio Carucci

Ed è proprio l’autenticità che ha mosso Maurizio a raccontare il proprio viaggio: la volontà e il tentativo di inserire la vita reale, con tutte le sue sfaccettature, anche quelle più fragili e meno gloriose, all’interno dell’arte e di un racconto artistico, come può essere un podcast o un disco. Disco che, nel caso di Maurizio, è prossimo all’uscita ed è anch’esso influenzato dalla sua passione per il field recording, ossia la pratica di registrare i suoni naturali e i rumori ambientali.

“Tutto il mio disco solista è pieno di suoni. Ho lo stesso registratore che usa Marco Rip e, nell’ultimo anno, sono andato in giro a registrare suoni, ambienti, mare, montagna, città… molti messaggi vocali, che utilizzerò e sto utilizzando. Ho confidenza con questo tipo di linguaggio, lo adoro. Questo audio-documentario è il risultato di un incontro casuale, ma estremamente fruttifero: una bella coincidenza”, ci ha raccontato Maurizio, sottolineando anche come il registrare materiale sonoro durante il viaggio, oltre ad averlo aiutato a vivere l’esperienza in maniera più profonda, ha favorito ulteriormente la contaminazione sonora e artistica del suo nuovo lavoro.

Nuove prospettive che solo un viaggio, fatto da soli o in compagnia, è in grado di fornire. Secondo Maurizio, infatti: “Il momento e il luogo del viaggio sono sempre utili per chi costruisce qualcosa, che sia materiale, che sia immateriale, perché sono momenti e luoghi che non incontri nel quotidiano e ti danno la possibilità di guardare quello che stai facendo da una prospettiva nuova” e Massimo conferma: “Il viaggio insegna, come se fosse una grande scuola. I legami diventano più intimi, tutto diventa più nitido. All’inizio pensi che sia una cosa sciocca, alla fine pensi che queste cose sono così importanti e ti chiedi perché e come mai non si fanno più spesso”. A questo punto non resta che metterci all’ascolto e partire.

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