Il vinile supera il cd, negli States. Non succedeva dagli anni Ottanta

Per la prima volta in trentaquattro anni, la vendita del vinile supera quella dei cd, andando a costituire il 62% dei ricavi totali del settore fisico dell’industria musicale.

È dal 2005, anno in cui le vendite degli Lp hanno iniziato ad aumentare, che si parla di quanto il vinile possa rappresentare una buona opportunità in termini di vendite per l’industria musicale. Ora, finalmente, i dati lo hanno confermato: nella prima metà del 2020 negli Stati Uniti la vendita di vinili ha definitivamente sorpassato quella dei cd. Non accadeva dal 1986.

Nonostante gli ostacoli che l’industria musicale ha dovuto affrontare negli ultimi mesi a causa della pandemia, il nuovo rapporto della Recording industry association of America (Riaa) ha evidenziato come, nei primi sei mesi del 2020, i cd abbiano portato solo 129,9 milioni di dollari all’industria musicale, mentre il vinile abbia raggiunto quasi il doppio delle vendita con i suoi 232,1 milioni, andando a costituire il 62% dei ricavi totali del settore fisico.

Coronavirus e industria musicale

Come per tutti i settori, la pandemia ha costituito un momento di grande incertezza per l’industria musicale, che si è tradotta anche in gravi perdite economiche.

Per esempio, se da un lato il vinile ha registrato buone performance rispetto al cd – in particolare durante la settimana di Record Store Day (quella del 29 agosto), quando sono stati venduti 802 mila dischi – e si sia imposto come la forma più redditizia di consumo di musica su supporto fisico, dall’altro nella prima metà dell’anno, le vendite di musica su formati fisici hanno subito un calo considerevole.

A causa della cancellazione dei tour, della posticipazione delle uscite degli album e del calo alle visite ai negozi di dischi in fase di lockdown, le vendite sono, infatti, crollate del 23% e la settimana del 19 marzo è stata, addirittura, la peggiore in sessant’anni per numero di copie vendute.

Vinili
Nei primi sei mesi del 2020, il vinile ha raggiunto quasi il doppio delle vendite dei cd, andando a costituire il 62% dei ricavi totali del settore fisico dell’industria musicale © Tibor Janosi Mozes/Pixabay

Di contro, è proprio durante la quarantena che le persone hanno consumato più che mai musica. Uno studio sui consumatori condotto dalla stessa Riaa, ha rivelato che il 73% degli intervistati ha affermato che “in questo periodo impazzirebbero senza intrattenimento”.

I grandi beneficiari nelle prime settimane di pandemia sono stati, dunque, i servizi di abbonamento online, visto che le persone trascorrevano una quantità straordinaria di tempo in casa, come sottolineato da un altro rapporto sull’industria musicale firmato da Nielsen music e Mrc data, uscito anch’esso in questi giorni.

Streaming come volano dell’industria musicale

Alla luce di tutte le problematiche che l’industria ha dovuto affrontare nei primi mesi del 2020, è abbastanza sorprendente venire a sapere dal rapporto Riaa che, nel complesso, l’industria musicale non solo sia andata in pareggio, ma abbia registrato un aumento del 5,6% dei profitti, per un totale di 5,7 miliardi di dollari.

Tutto questo grazie al digitale. Nonostante i buoni numeri del vinile, esso rappresenta ancora solo il 4% dei ricavi totali. Lo streaming online è ancora la forma più popolare di consumo di musica e costituisce l’85% delle entrate totali, con un guadagno di 4,8 miliardi di dollari. 

Lo streaming online continua quindi il suo trend positivo, aumentando il proprio valore rispetto all’80% dell’anno anno. Gli abbonamenti alle varie piattaforme come Spotify, iTunes e Pandora, hanno guidato la crescita con un incremento del 24%.

Tutti questi dati confermano una tendenza che si prospetta da anni: vinile e streaming sono, senza ombra di dubbio, i due supporti musicali per eccellenza. L’uno fisico e di nicchia, l’altro digitale e destinato al grande pubblico: due estremi che, ora, coesistono pacificamente all’interno dell’industria musicale.

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